NO TAV/ Quanto ci costa e perché l’Europa vuole la Torino-Lione?

- Andrea Giuricin

La costruzione della linea ferroviaria Tav tra Torino e Lione ha subito modifiche ai progetti e, spiega ANDREA GIURICIN, ha più carattere politico che ragioni economiche

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Foto Imagoeconomica

La Tav Torino-Lione è senza dubbio un’opera politica molto importante. Economicamente vi sono molti dubbi sull’effettiva utilità dell’opera come è stato ricordato più volte dal Professor Marco Ponti. Le ultime modifiche al progetto hanno tuttavia ridotto il costo dell’opera e l’hanno trasformata in qualcosa di meno costoso. Infatti, dai 25 miliardi di euro iniziali si è passati a una versione “light” da poco più di 8 miliardi di euro, di cui poco più di 3 miliardi sono a carico dello Stato italiano. Per un progetto di durata quasi quindicennale, l’esborso italiano sarà dunque pari a 200 milioni di euro l’anno.

Il progetto iniziale prevedeva il tunnel di base che collega Italia e Francia, ma anche tutta una parte in Val di Susa (tratta al alta velocità/alta capacità) che avrebbe comportato una nuova ferrovia in valle. Tale progetto era considerato un’opera “faraonica” visti i costi e l’incertezza dei benefici. È indubbio che la revisione dell’opera, la cosiddetta “fasizzazione” con la costruzione del solo tunnel di base, comporta un risparmio enorme per lo Stato italiano (oltre 8 miliardi di euro). Cosa si è deciso nel corso del 2011? Di iniziare il progetto solo per quanto riguarda il tunnel di base e la restante parte dell’opera è stata rimandata se ci saranno le condizioni di traffico necessario per poter “mantenere” in piedi l’utilità del progetto. In parole più semplici, la seconda parte dell’opera, la più cara, difficilmente vedrà mai la luce e, di fatto, è stata accantonata. Questa decisione si può ben dire che salva “capra e cavoli” che in questo caso si traducono con due termini quali politica ed economia.

L’opera è un progetto dell’Unione europea che rientra nella politica europea delle infrastrutture, la Ten-T, e da oltre un decennio si discute della Torino-Lione. La Commissione europea finanzierà in parte questa opera (circa 2 miliardi di euro, pari a più del 20%) che è considerata essenziale per “costruire” l’Europa. È la ragione per la quale l’opera è da considerarsi in primo luogo politica, perché è stato dimostrato diverse volte che economicamente i costi saranno maggiori ai benefici.

Come far accettare un’opera che servirà poco alla popolazione locale senza rivolte simili a quelle della settimana scorsa? In Francia i lavori sono ormai iniziati da anni e si è coinvolta la popolazione locale nel processo di decisione. Questo in Italia è avvenuto con estrema difficoltà e solo nel 2007, con colpevole ritardo, è cominciato un processo di coinvolgimento della popolazione. La sindrome Nimby (Not in my back yard), storicamente forte in Italia, è scoppiata violentemente in tutta la Val di Susa, che si è sentita scavalcata da interessi “più grandi”.

Gli ultimi violenti scontri arrivano da molto lontano, da un’incapacità politica di coinvolgere la popolazione. Sembra quasi che il messaggio che l’opera è stata ridimensionata non sia arrivata a destinazione degli abitanti della valle. Le opere di compensazione saranno molto importanti per poter fare accettare l’opera alla maggioranza della popolazione. Una maggioranza completa e assoluta è impossibile e illogico da ottenere, ma gli scontri della scorsa settimana sono assolutamente da evitare perché alzano il livello di tensione inutilmente e pericolosamente.

Quindi la chiave di svolta per il completamento dell’opera contenendo la sindrome Nimby passa attraverso una logica delle compensazioni. L’ultima versione della Tav Torino-Lione salva dunque la politica, perché l’opera comunque verrà effettuata e in parte salva anche l’economia, perché il costo complessivo è ridotto di circa 16-17 miliardi di euro.

Adesso comincia il processo più difficile. Quello di far comprendere alla popolazione che l’opera verrà fatta per interessi di una politica europea, di costruire l’Europa anche con opera infrastrutturali. In cambio di questo, la Val di Susa otterrà delle alte compensazioni economiche. Con la Tav si compie un paradosso. I valligiani protestano per un’opera che porterà loro diversi benefici economici dovuti alle compensazioni economiche, mentre i contribuenti italiani, quelli realmente colpiti da un’opera che costerà più di quanto renderà, non hanno mai fatto sentire la loro voce. 



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