‘NDRANGHETA/ Uccisa la moglie che tradì boss: raffica di arresti

- La Redazione

Dodici custodie cautelari in carcere per altrettanti membri al clan dell’ndrangheta reggina appartenenti al clan Lo Giudice, colpevole, anche dell’attentato al tribunale di Reggio Calabria

polizia_r400
Foto Infophoto

Duro colpo inferto alla ‘ndrangheta in provincia di Reggio. Nelle prime ore della mattinata la squadra mobile del capoluogo calabrese, al termine di lunghe attività investigative, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia, ha arrestato dodici membri della banda del ‘Lo Giudice’. I capi di imputazione: estorsione, omicidio, occultamento cadavere e intestazione fittizia di beni. Gli arrestati sono stati raggiunti da notifiche di custodia cautelare in carcere.

L’inchiesta ha permesso il sequestro di beni immobili, aziende e veicoli di falsa proprietà, per un valore circa 5 milioni di euro. Da quasi due anni il capo storico della cosca dei Lo Giudice e un affiliato collaborano con la magistratura Reggina, e le loro dichiarazione stanno mettendo in ginocchio l’organizzazione criminale. Si tratta di due diversi filoni di una stessa inchiesta: la prima include, fra l’altro, l’accusa di un omicidio commesso a Reggio Calabria nel 1994: si tratta dell’assassinio della moglie di un boss del clan Lo Giudice, Angela Costantino, che avrebbe tradito il marito: il cadavere della donna non è mai stato ritrovato.

La donna era la moglie di Pietro Lo Giudice, 46 anni, figlio di Giuseppe e fratello di Vincenzo e considerato uno dei principali protagonisti della guerra di mafia svoltasi a Reggio Calabria tra la metà degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90. Giuseppe Lo Giudice è stato a sua volta ucciso in un agguato nel 1990. Secondo le prime informazioni la donna sarebbe scomparsa mentre si stava recando nel carcere di Palmi in visita al marito detenuto.

Vittima di un agguato, la Cosentino, sarebbe stata accusata e giudicata colpevole, all’interno dei membri dello stesso clan, di tradimento nei confronti del marito, mentre quest’ultimo era detenuto. Un’onta intollerabile per i membri del clan che ordinarono l’immediato assassinio della donna che, fra l’altro, era incinta, due giorno più tardi fu rinvenuta l’auto della Cosentino, una Fiat Panda, nei pressi di Villa San Giovanni ma della donna nessuna traccia.

Gli arresti sono frutto della collaborazione di alcuni pentiti fra cui Maurizio Lo Giudice, fratello del boss Nino, entrambi già collaboratori di giustizia, che hanno permesso l’arresto dei responsabili dell’omicidio di Angela Cosentino: Vincenzo Lo Giudice, fratello di Nino e considerato ai vertici della cosa, il cognato Bruno Stilo, cinquantunenne e il nipote trentottenne Fortunato Pennestrì.

Le rivelazioni di Maurizio Lo Giudice avevano permesso poco più di un anno fa di arrestare altre dodici persone accusate dell’attentato alla sede della magistratura reggina  avvenuta nel 2010. I capi di imputazione comprendevano l’associazione a delinquere di stampo mafioso, la detenzione di armi anche da guerra, la rapina e l’ intestazione fittizia dei beni  e il fermo per altri quattro, con relativo sequestro di tre milioni di euro, per le minacce contro il procuratore generale di Reggio Calabria.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori