LA STORIA/ Annastaccatolisa: la felicità è contagiosa e può battere la morte

- La Redazione

Come può una ragazza malata di cancro terminale vivere questa condizione con serenità? E’ la storia di Annastaccatolisa, come si faceva chiamare, raccontata dal marito Andrea

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Anna Lisa Russo

“Vivere la vita”: lo diceva sempre Anna Lisa, nonostante il tumore che l’aveva colpita giovanissima e che poi l’avrebbe portata alla morte. Era conosciuta come Annastaccatolisa, come si firmava sul suo blog dove ha raccontato gli anni di lotta contro il cancro. Un nome simpatico per ricordare che all’anagrafe al momento della sua nascita avevano sbagliato a scrivere il suo nome. Si chiamava Annalisa, tutto attaccato, loro invece avevano scritto “Anna” e staccato “Lisa”. Per tutti oggi è ancora Annastaccatolisa, protagonista di una battaglia per la vita che ha commosso e commuove tutt’ora. “Era sempre felice” ha raccontato a IlSussidiario.net il marito Andrea, “era felice di incontrare e conoscere chiunque. Aveva una positività per ogni cosa, non si arrendeva mai. Dava gioia in qualunque cosa facesse”. E aggiunge: “Me lo testimoniano ancora oggi le tantissime persone che frequentavano il suo blog e che mi scrivono. Anna Lisa è un segno per tantissimi”.

La storia di Annastaccatolisa è semplice e dolorosa: a 19 anni perde il fratello, ucciso in un incidente di lavoro. Otto anni dopo, il 21 novembre 2008, le viene diagnosticato un tumore al seno. “Avevo un lavoro che tutto sommato mi piaceva” avrebbe raccontato nel suo blog “un fidanzato fantastico conosciuto da soli sei mesi, tante amicizie meravigliose e un rapporto stupendo con la mia Mamy. Ero in ottima forma fisica, facevo regolarmente sport, coltivavo i miei hobbies, era decisamente un periodo positivo, tranquillo, sereno”. Poi la malattia: “Ho fatto undici cicli di chemio, e due interventi. Ho combattuto tanto, ho sofferto. Ma ho anche raccontato e condiviso tutto e proprio grazie alla mia mamma, al mio fidanzato, alle mie amicizie, ai miei affetti e al mio blog posso dire di aver avuto un grande aiuto. Lo diceva anche Shakespeare: Quando nel dolore si hanno compagni che lo condividono, l’animo può superare molte sofferenze”. Adesso un libro appena uscito per Mondadori con una introduzione del direttore de La Stampa Mario Calabresi raccoglie i suoi scritti pubblicati sul blog. Si intitola “Toglietemi tutto, ma non toglietemi il sorriso”. Un modo, insieme all’Associazione “Annastaccatolisa” per raccogliere fondi per la ricerca contro il cancro.

Andrea, tu e Anna Lisa avete fatto un gesto molto bello, nonostante Anna fosse già in stato di avanzata malattia: vi siete sposati. Possiamo dire che un gesto così coraggioso è l’affermazione di una positività nonostante la malattia, il dolore?

Ci saremmo sposati sicuramente dopo, se fosse guarita, ma quelli erano momenti un po’ particolari. Non sapevamo se ce la potevamo fare e io le ho fatto una proposta di matrimonio. In quel momento mi sono accorto che anche io le avevo trasmesso una particolare felicità a chiederle di sposarla. Ricordo che le ho detto che mi sembrava che fosse cascato un angelo giù dal cielo per me. Solo chi ha visto Anna Lisa di persona può dire che bastava vederla per toccare con mano la felicità che aveva dentro. Ci siamo sposati il 15 agosto, il giorno dell’Assunzione di Maria, nella cappella dell’ospedale. 

Siete tutti e due credenti?

Sì. Io sono credente tuttora, la fede è rimasta sempre. Credere non vuol dire sperare nei miracoli, secondo me. Ho pregato tanto, ho chiesto tanto, ma se non è venuto il miracolo non vuol dire che non bisogna credere più. La vita è questa: c’è una nascita e una morte e mi rendo conto, anche se mi fa male, che abbiamo ognuno un destino che ci attende.

Anna Lisa è rimasta un segno per tante persone. 

Sicuramente. Se leggi le mail di tutte le persone che mi hanno scritto dopo aver frequentato il suo blog e averla seguita nella malattia, ti renderai conto che Anna ha trasmesso la voglia di vivere e la felicità in tutte le persone che l’hanno conosciuta anche solo attraverso il blog. Mi danno i brividi, nel senso buono, leggere certe parole. Sono testimonianze fantastiche, lei ha lasciato sicuramente un segno.

 

L’introduzione al libro è scritta da Mario Calabresi. Come si erano conosciuti, lui e Anna Lisa? 

 

Erano in contatto via mail, Anna gli aveva chiesto aiuto per la pubblicazione del suo libro. Poi un giorno Anna andò a Pietrasanta dove Calabresi presentava un suo libro. Si è presentata come Annalisastaccato e hanno avuto modo di parlarsi di persona.

 

Cosa ha voluto dire per Anna Lisa conoscere personalmente Mario Calabresi?

 

Anna Lisa era una persona – e non dico questo perché era mia moglie, ma perché me lo testimoniano in moltissimi – che quando conosceva qualsiasi persona, al di là di uno famoso come Calabresi, era felice. Lei dava gioia in qualsiasi cosa che faceva: nel conoscere Mario Calabresi che poteva essere e poi è stato quello che ha fatto pubblicare il libro, o chiunque. Era una felicità che non so spiegare a parole. Solo a vedere le espressioni del suo volto quando incontrava qualcuno, si poteva capire questa sua felicità. Per Calabresi ovviamente aveva una grande stima ed era entusiasta di averlo conosciuto, anche se quando è andata fino a Pietrasanta per incontrarlo, non stava bene. Di conseguenza qualsiasi cosa che faceva era una cosa bella da vivere, da provare perché la vita è questo, diceva, conoscere e vivere la vita. Qualunque cosa facesse le dava felicità.

 

Parlaci dell’associazione che avete creato per ricordare Anna Lisa. Di cosa vi occupate?

 

E’ nata grazie ad alcune ragazze che hanno a loro volta una associazione e un sito (Oltreilcancro.it) che insieme a familiari di persone malate si occupano di combattere il tumore che colpì Anna, quello alla mammella. L’associazione nasce con uno scopo preciso, raccogliere fondi per dare una borsa di studio a un giovane ricercatore che si impegni a combattere questo tipo particolare di tumore. Sul sito c’è un apposito bando di concorso. 

 

Anna Lisa aveva detto che per il suo tipo di cancro i medici dicevano non ci fossero cure e terapie. Voi invece dell’associazione sostenete che ogni tipo di cancro deve essere guarito. 

 

Questo è infatti l’impegno della nostra associazione. Non è possibile che oggi, come diceva Anna, si debba convivere con questo tipo di cancro, che non si possa esserne guariti come le dicevano i medici.

 

Credi che oggi qualcosa sia cambiato? Che si stiano facendo dei passi avanti in questo senso?

 

E’ certamente ancora troppo presto. Nella nostra associazione però ci sono dei medici molto importanti che si sono presi l’impegno di lavorare con noi perché la pensano come noi. Nel 2012 non possiamo dire che non possiamo guarire, quindi ce la metteremo tutta. Più fondi arrivano e più la ricerca potrà progredire. La nostra associazione vuole impegnarsi proprio in questo: perché invece di un giovane ricercatore ce ne possano essere molti.

 

(Paolo Vites)

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