RACCONTO/ Quell’ultimo giorno prima di morire trascorso a pensare

- La Redazione

Il racconto di PAOLA CARONNI prende ispirazione da quanto accaduto in Oklahoma, dove un uomo di 57 anni è stato giustiziato 37 anni anni dopo aver commesso l’omicidio

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Immagine d'archivio

Questo è un racconto di fantasia che prende ispirazione da quanto accaduto in Oklahoma, dove un uomo di 57 anni è stato giustiziato 37 anni dopo l’omicidio per il quale fu condannato due volte alla pena capitale. Michael Selsor è stato dichiarato morto per iniziezione letale alle 18.06, ora locale, del primo maggio scorso.

Adesso è la stagione in cui dalla mia finestra controllo l’altezza della quercia al di là della recinzione; da dove sono io era appena visibile quando sono arrivato, adesso ha un tronco che due uomini non riuscirebbero ad abbracciare e con le fronde nuove che mette in primavera sembra galleggiare nel cielo. Anche il colore delle pareti qui cambia periodicamente: dal giallo dei miei vent’anni, al verde pallido dei trenta all’azzurro attuale. Una volta controllavo anche il colore del parlatorio, per avere un riferimento nei miei ricordi, ma adesso non so più, perché non ci vado da dieci anni. Le persone naturalmente cambiano anch’esse, ma i custodi e i secondini li vedo tutti i giorni e si sa che ci vuole un distacco per accorgersi dell’invecchiare di quelli che ti stanno accanto; così, forse, mi ricordano la loro età più le promozioni e i passaggi di grado che i passi pesanti e il grigio nei capelli. Invece il cambiamento che notavo in mia sorella e in mio figlio quando ancora mi venivano a trovare era così violento che non riuscivo neppure a parlare, soprattutto con il bambino che cresceva così velocemente da sembrare uno diverso tutte le volte. Alla fine non avevamo molto da dirci. Inutile dire che anch’io non sono più la stessa persona; adesso sono completamente nuovo. Ho letto su uno dei miei libri in biblioteca che le cellule del corpo si rinnovano completamente ogni sette anni; quindi almeno quattro volte per me; essendo quindi diventato un altro, un uomo nuovo, sono completamente innocente. Talvolta penso che forse sia proprio questo che la legge abbia voluto farmi provare come si muore da innocenti, così che possa capire bene. Ma tuttavia so ormai che anche loro non sono in grado di darmi nessuna lezione, e sono molto più calmo, dopo le scosse di adrenalina del terrore alternate alla noia infinita dell’ergastolo mi sembra di aver consumato tutte le mie forze; mi sono permesso di vivere anche qualche mese di incoscienza, dato che ormai le cose andavano così per le lunghe. Non che sia il solo, in compagnia dei malati terminali, dei suicidi, di tutta la gente che ha ben chiaro quando arriverà al limite là in fondo. Ho avuto il gran giorno della mia vita senza saperlo, a 21 anni non si sa niente; si ha solo una gran forza da consumare, un’energia che sembra irrefrenabile e se mi posso trovare una scusa è stato proprio per uno sbocco di frenesia, di paura e di onnipotenza che ho scaricato i sette colpi, non per crudeltà. 

Certo, lui invece non ha avuto più niente da allora. Ma potrebbe essere già morto, diciamo di malattia verso i 50; oppure ancora più giovane, un incidente stradale per esempio; o potrebbe avere avuto una vita infelice, scoprire il tradimento di una moglie, l’ingratitudine dei figli. So che sono scappatoie per la mia coscienza, ma i pensieri che vengono in una cella sono molti, non sempre si possono governare e tanto tempo sono stato sdraiato sulla cuccetta con gli occhi fissi al soffitto. Quindi come dicevo ora sono molto più calmo; cammino lentamente, mangio lentamente, leggo con gli occhiali. L’unico momento di vero dolore lo provo quando di notte dal letto sento l’Amtrak Texas Eagle che corre sui binari; è tutto quello che non ho, il maledetto treno e la sua corsa, almeno sapessi se verso est o sud, con il suo fischio cattivo che mi riattiva nel cervello tutti i desideri e le paure come scintille in un circuito morto. So bene che, dopo, i media si scateneranno a passare in rassegna i miei ultimi momenti, renderanno pubblico il mio ultimo pasto: niente bistecche al sangue e dolce, ho già deciso che sceglierò il menù Kentucky Fried Chicken, sono sempre stato un tipo normale.

 

(Paola Caronni)

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