MORTE MELISSA/ Che cosa c’è dietro l’attentato di Brindisi?

- Gianluigi Da Rold

L’orrenda vicenda di Brindisi, l’attentato, la morte di una giovane studentessa, rischia di diventare un dannato e indecifrabile intrigo. Il commento di GIANLUIGI DA ROLD

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Foto Infophoto

L’orrenda vicenda di Brindisi, l’attentato, la morte di una giovane studentessa, il ferimento di altre giovanissime ragazze, rischia di diventare un dannato e indecifrabile intrigo. In un momento come questo, mentre siamo nel mezzo di una dannata crisi economica, di una totale crisi politica, di un profondo disagio sociale, questo ultimo atto criminale può diventare un detonatore cieco e micidiale. In questo momento tutti chiedono la massima compattezza per scovare gli assassini e fare fronte comune contro una simile scalata di violenza.
Ma la lettura della dinamica di questo attentato e le ipotesi sui mandanti e gli esecutori non è affatto facile e semplice. A tarda sera, mentre si fa il consuntivo delle prime analisi e delle prime indagini, restano tante perplessità. Una fonte accreditata spiega: “Ci vorranno dieci giorni di analisi accurate e precise per ricostruire questa scena terrificante”. Il primo fatto accertato è che davanti alla scuola “Falcone Morvillo”, si sono usate tre bombole a gas con un timer, molto rudimentale, quasi una sveglia a batteria, un ordigno infernale che probabilmente è scoppiato prima, o dopo, il momento stabilito. In breve sintesi, una “professionalità criminale” di basso livello e di scarsa precisione.
Un’altra fonte accreditata spiega: “Qui non c’è tritolo, non ci sono telecomandi, non c’è C4 o altri materiali che in genere usa la criminalità organizzata, le mafie, che di solito ne hanno in abbondanza e li usano con estrema competenza”.
Filtrano voci sulle problematiche ipotesi che stanno facendo gli inquirenti. Tre e una una subordinata, per restare ai primi ragguagli. La prima è quasi pazzesca, incredibile, ma ugualmente degna di essere eseguita. L’emulazione, l’effetto emulazione in un clima concitato come quello italiano. Un ragazzino magari che sa agire con un computer, ipotesi già temuta e su cui da tempo si sono accesi i riflettori e le precauzioni.
La seconda ipotesi sembrerebbe la più accreditata. La bomba di gas predisposta dalla malavita organizzata di fronte a una scuola dedicata a due martiri della battaglia contro la mafia, come Falcone e sua moglie. In una giornata prossima alla ricorrenza ventennale della strage di Capaci. Operazione commissionata dalla mafia siciliana? A chi? In questo momento la mafia pugliese, la cosiddetta “Sacra corona unita” è senza capi, tutti catturati, e ha molti suoi adepti allo sbando, braccati. Un delitto di questo tipo potrebbe essere una prova di ammissione a qualche cosca in scalata di egemonia? Difficile districarsi in questo infernale ginepraio.
A questa seconda ipotesi si può aggiungere l’ipotesi subordinata di un’azione delle microcriminalità, che non riesce neppure a valutare la portata di una simile azione.

Veniamo quindi alla terza ipotesi che filtra dal riserbo degli inquirenti: un atto terroristico, di matrice brigatista nostrana o anche internazionale. L’obiettivo potrebbe essere quelle di scatenare reazioni e controreazioni in un Paese che è ormai sull’orlo di una crisi di nervi. Il commento di quelli che stanno lavorando intorno a questo crimine orrendo sperano che “Non si crei il castello del solito complotto, i retroscena di comoda spiegazione dei servi deviati e via dicendo”. Una risposta piuttosto esplicita a dichiarazioni “allo sbando e in libertà” fatte da personaggi politicamente un po’ stravaganti, non solo Beppe Grillo, ma anche Antonio Di Pietro. 
Ora il problema è mostrare la massima compattezza e la massima unità. Dimostrare anche la massima competenza in una vicenda orrenda e intollerabile, di cui l’Italia in questo momento non ne aveva proprio bisogno.



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