SARAH SCAZZI/ Un mese dopo la scomparsa, gli sms di Sabrina Misseri: non posso vivere con questo senso di colpa

- La Redazione

Sabrina Misseri, un mese dopo la scomparsa della giovane Sarah Scazzi, intrattiene una conversazione di circa mezz’ora con un amico, Leonardo De Falco, attraverso alcuni sms

sabrinamisseri_R400
Foto: InfoPhoto
Pubblicità

Sabrina Misseri, un mese dopo la scomparsa della giovane Sarah Scazzi, intrattiene una conversazione di circa mezz’ora con un amico, Leonardo De Falco, a cui racconta attraverso una lunga serie di sms la propria preoccupazione e il senso di colpa che la affligge. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, sono diciassette i messaggi che i due si inviano, dalle 13.32 alle 14.05 del 27 settembre 2010: a quella data la giovane Sarah Scazzi era data per scomparsa e il suo corpo senza vita fu fatto poi ritrovare nove giorni dopo dallo zio, Michele Misseri, in fondo a quel pozzo nella contrada Mosca. «Io non voglio più andare avanti vorrei tanto andare a letto a dormire e non svegliarmi più, odio la sofferenza sono realista per me non ha più senso, ogni cosa che faccio mi ricorda Sarah», scrive Sabrina Misseri all’amico Leonardo De Falco, esprimendo la propria angoscia e preoccupazione per le sorti della cugina scomparsa. La conversazione tra i due inizia con un messaggio di Sabrina che scrive: «Ho la rabbia, incominciando i gattini, poi il cane dopo 8 anni Sarah e per finire ora è morta la gatta preferita mia e di Sarah» a cui seguono delle risposte dell’amico che tenta di rassicurarla, ma inutilmente: «Non credo proprio. E’ dal 98 che è iniziato con la morte di mio zio e pian piano ogni anno sempre di più, quest’anno proprio… 1 mese prima dalla scomparsa di Sarah ha fatto l’incidente la madre quasi miracolata. Più si va avanti più divento debole vorrei essere forte ma non ce la faccio», scrive ancora Sabrina. Dopo altri tentativi di rassicurazione da parte dell’amico ecco il messaggio certamente più importante: «Io non voglio più andare avanti vorrei tanto andare a letto a dormire e non svegliarmi più, odio la sofferenza sono realista per me non ha più senso, ogni cosa che faccio mi ricorda Sarah». L’amico Leonardo comincia allora a preoccuparsi davvero e le scrive: «Così ti fai male da sola, non penso che Sarah ti voleva vedere così», ma Sabrina, che appare sempre più disperata, gli scrive ancora: «Io non credo di riuscire a vivere bene con questo senso di colpa. Quel maledetto giorno, nessuno mi farà cambiare idea su sta cosa…». Come riporta sempre il Corriere della Sera, la conversazione tra i due si interrompe dopo l’ulteriore risposta di Leonardo De Falco che chiede come mai Sabrina Misseri abbia questi sensi di colpa: «Ma che colpa hai? Perché dici ste cose?», chiede il giovane, senza però ricevere risposta. E’ stato invece ieri il sito Tgcom24 a riportare in esclusiva le nuove lettere dello zio di Sarah, Michele Misseri. Sono due, datate 23 aprile 2012 e 29 aprile 2012. 

Pubblicità

Ecco il testo riportato da Tgcom24: “Cara Sabrina […] lo so che io non sono stato un buon padre per quello che ti ho fatto ed è giusto che tu mi punisca. Solo un bastardo di padre può farti quello che ti ho fatto io […] Io prego sempre l’angelo biondo di aiutarti, perchè Dio sa che siete innocenti. Io maledico il giorno che mia madre mi ha messo al mondo […] Quando vengo a Taranto e vedo te e la mamma sento come un piombo allo stomaco”. E ancora: “Cara Mimina ogni giorno che passa sono sempre più triste per quello che sta succedendo per colpa mia […] sono triste perchè non trovo più un lavoro, non so se andrò avanti […] io l’angelo biondo non l’ho sfiorato con un dito ed è sbagliato dire che ho abusato di lei […] solo Dio sa cosa è veramente successo quel 26 agosto […] avrei voluto morire io quel maledetto giorno”. Invece, in quella del 29 aprile, Misseri scrive: “Cara Mimina […] mi manchi tanto, sia tu che Sabrina. Una sera vorrei addormentarmi senza risvegliarmi più, perchè sono stanco di vivere […] e poi ci mancavano pure i turisti a rompermi i c…, qualche volta mi viene voglia di fare una strage […] un lavoro l’avevo trovato ma alcuni avetranesi sono andati a dire di non farmi lavorare”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità

I commenti dei lettori