IL CASO/ La Toscana dice sì ai farmaci con cannabis. Melazzini: attenzione alle “false promesse”

- int. Mario Melazzini

Occore cautela sulla somministrazione, dice MARIO MELAZZINI, dei farmaci cannabinoidi poichè devono ancora essere supportati da studi scientifici ad hoc

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Da alcuni giorni la Toscana è diventata la prima regione italiana che consentirà l’uso della cannabis a scopo terapeutico con l’approvazione in Consiglio Regionale di una legge che introduce l’uso dei farmaci cannabinoidi per la cura di alcune malattie all’interno del Sistema Sanitario regionale. La cannabis verrà impiegata per  cure palliative e  terapie del dolore, come sostitutivo di analgesici come la morfina. L’uso di cannabinoidi sarà consentito e non imposto poiché, fanno sapere dalla Regione, la Toscana non scavalcherà il sistema sanitario nazionale. La legge approvata dà sia la possibilità di acquistare farmaci a base di cannabinoidi (prevalentemente pasticche di produzione canadese e olandese), sia di utilizzare preparazioni specificheattraverso il controllo delle strutture sanitarie. Abbiamo chiesto per Il Sussidiario.net, un parere a Mario Melazzini, direttore dell’Unità operativa di Day Hospital Oncologico della Fondazione Maugeri IRCCS di Pavia e direttore scientifico del centro clinico Nemo della Fondazione Serena Azienda Ospedaliera Niguarda.

Professore, cosa pensa della legge regionale approvata dalla Toscana che permette la somministrazione di farmaci cannabinoidi per la cura di alcune malattie?

Questa legge cerca di dare una risposta in particolare al trattamento del dolore neuropatico e al trattamento della spasticità per alcune malattie neurodegenerative. Come medico e ricercatore penso che occorrano ulteriori studi per poter validare correttamente queste cure sebbene in letteratura esistono studi che indicano come corretto questo tipo di trattamento. Ad esempio, esiste in commercio in Canada e nel Regno unito uno spray nasale, il Sativex a base di estratti naturali di cannabis sembra portare un giovamento. I dati, comunque, non sono ancora suffragati da certezze scientifiche.

Quali potrebbero essere le controindicazioni?

In un uso corretto della molecola ce ne sarebbero davvero poche. Teoricamente il rischio di dipendenza è molto abbattuto nell’utilizzo, ma non nell’abuso. Ribadisco, però, che chi la prescriverà e la utilizzerà dovrà farlo in maniera molto precisa.

Dove reperire questo tipo di farmaci?

Sono farmaci che vengono dispensati in ospedale o nelle farmacie ospedaliere per chi ne fa uso a domicilio.

Quest’ultima indicazione non rischia di essere pericolosa?

Nella corretta appropriatezza della prescrizione e nella certezza del corretto utilizzo a domicilio viene chiamata in causa la responsabilità del medico curante che deve essere a conoscenza del paziente e del suo ambiente familiare. Questo, a mio parere, risulta un punto debole della legge.

Quali sono i rischi per la Toscana, che rappresenta l’unico esempio in Italia?

Il mio timore, e lo dico da persona affetta da SLA, e che ci sia una forte immigrazione di pazienti che, spinti da necessità o false promesse, possano recarsi in massa negli ospedali toscani. L’unica speranza eè che nella legge sia specificato che la somministrazione dei farmaci cannabinoidi sia permessa solo per pazienti residenti nella regione.

Pensa che il personale medico sia preparato a una proposta simile?

In termini medici mi auguro che ci siano le competenze necessarie per stabilire l’appropriatezza per le prescrizioni e la somministrazione, anche se dando uno sguardo alla prescrizione degli oppioidi nella nostra farmacopea nell’utilizzo del trattamento del dolore si testimonia la scarsa cultura su questi farmaci.

A livello etico?

Io considero che ciò che può essere suffragato concretamente dalla farmacopea internazionale sia di corretto utilizzo: quando ci sono forti discrepanze forse varrebbe la pena di avere maggiori dati se un farmaco possa essere efficace nel trattamento o meno. Sarò il primo a utilizzarli quando avrò la certezza che il farmaco è registrato correttamente sulla scorta di dati scientifici corretti.

Lei pensa che il dibattito debba riguardare tutta l’opinione pubblica o solo il personale medico e scientifico?

Entrambi. Ci deve essere il coraggio di fare cultura e non di portare avanti un’idea. Per il personale medico questo significa un’adeguata formazione e per la società portare avanti un’adeguata conoscenza ed è per questo che è importante parlarne, informarsi e confrontarsi.

Una parte dell’opinione pubblica o i partiti antiproibizionisti sono favorevoli a questa introduzione. Pensa che possa essere strumentalizzato?

Questo provvedimento non va strumentalizzato come i radicali che gridano alla vittoria. Occorre precisare che stiamo parlando di farmaci somministrati seguendo regole ben precise e il tutto deve essere ben monitorato: non stiamo parlando di liberalizzazioni. I Radicali hanno anche depositato la proposta di legge per le altre regioni.

 

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