LA STORIA/ Obodo: anche nella foresta coi rapitori Dio non mi ha mai abbandonato

- La Redazione

Il giocatore che milita nel Lecce è stato protagonista di una brutta avventura. E’ stato rapito in Nigeria dove vive la sua famiglia, ma è riuscito a fuggire. Il racconto di CHRISTIAN OBODO

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Foto Infophoto

Christian Obodo, calciatore dell’Udinese che ha militato in prestito nelle fila del Lecce la scorsa stagione, se l’è vista brutta. Sabato scorso, mentre si stava recando a partecipare alla Santa Messa nella sua città natale in Nigeria, è infatti stato vittima di un rapimento. La Nigeria purtroppo negli ultimi mesi è spesso alla ribalta delle cronache per casi analoghi: tutti ricordano il rapimento dell’ingegnere italiano Franco Lamolinara terminato con la sua uccisione durante il blitz delle forze speciali inglesi e nigeriane che cercavano di liberarlo. Non solo: in Nigeria con terribile puntualità si verificano attentati terroristici ai cristiani che si recano a Messa ad opera di estremisti islamici legati ad Al Qaeda. “La zona dove vivo io” ha detto a IlSussidiario.net Christian Obodo nel corso di una conversazione telefonica direttamente con la Nigeria dove si trova ancora in questi giorni “è abitata prevalentemente da cristiani e non si verificano attentati terroristici. Mi hanno rapito solo per ottenere dei soldi”. La maggior parte degli attentati contro i cristiani infatti si verificano nel nord del Paese dove i cristiani sono una minoranza “contro” una maggioranza di musulmani. Ciò nonostante l’avventura di Christian Obodo ha impressionato parecchio, anche per la notorietà del giocatore, da diversi anni in Italia. Come dice il suo nome di battesimo, il calciatore è cristiano, cattolico, e la prima cosa che dice quando ti parla – ripetendola in continuazione quasi a voler riaffermare, con gratitudine, una grande verità – è questa: “Ringrazio Dio, lo ringrazio sempre: mi ha dato lui la forza di tornare dalla mia famiglia”.

Christian, sei ancora in Nigeria. Sei con la tua  famiglia?

Sì sono ancora qui a casa, adesso mi trovo a casa del sindaco, sono stato invitato dal sindaco a festeggiare la mia liberazione.

Sei stato protagonista di una avventura finita bene fortunatamente.

Ringrazio Dio, lo ringrazio sempre perché ancora adesso non ci credo, non so come ho fatto a scappare, come ho fatto a rimanere vivo. Ringrazio Dio perchè è andato davvero tutto bene.

Quante ore sei rimasto in mano ai tuoi rapitori?

Dalle otto e mezzo di sabato mattina fino alle otto circa di domenica sera.

Ci puoi raccontare come è avvenuto il rapimento?

Stavo andando a Messa, come ho detto era Sabato mattina. Avevo appena parcheggiato la mia macchina quando alcuni uomini mi hanno fermato e mi hanno detto di entrare in un’altra macchina tirando fuori il fucile Ho chiesto loro di non farmi del male, mi hanno sbattuto dentro, coperto la faccia e hanno guidato per circa tre ore.

Dove ti hanno portato?

Si sono fermati nella foresta, proprio nel punto più scuro e fitto. Non mi hanno picchiato, mi hanno tenuto lì tutta la notte e domenica mattina mi hanno chiesto 150mila euro di riscatto. Ho chiesto di chiamare la mia famiglia, ho parlato con loro e ho detto: “tirate fuori i soldi se no questi mi ammazzano”.

Come hai fatto a tenere i nervi saldi in quei momenti?

Pregavo. Ho pregato tutto il tempo che mi hanno tenuto prigioniero.

E come hai fatto a scappare?

Si sono allontanati tutti per andare al luogo dove dovevano ritirare il riscatto e mi hanno lasciato con un uomo solo. Questo mi teneva il fucile puntato addosso e mi diceva: “se tenti di scappare ti ammazzo”. Poi qualcuno di loro ha chiamato dicendo che i poliziotti avevano teso un’imboscata e li stavano arrestando tutti. Ho sentito che gli dicevano: “ammazzalo”.

Che cosa hai pensato in quel momento?

Ho pensato che dovevo provare a scappare altrimenti sarei morto, ho approfittato di un momento solo di distrazione, gli ho dato una spinta e mi sono infilato in un buco nei cespugli e sono fuggito nella foresta. Devo aver corso per almeno quaranta minuti, fino a quando sono arrivato sulla strada che conduceva a una città. Non sapevo neanche che città fosse, ma appena sono arrivato tutti mi hanno riconosciuto. Mi hanno detto di non aver paura e che avevano sentito del mio rapimento alla radio. Mi hanno detto: “adesso ti aiutiamo noi”.

Prima hai detto di aver pregato per tutto il tempo del sequestro.

Sì, è stata la preghiera a darmi la forza di scappare. Ho pensato anche che siccome mi avevano rapito prima di entrare in chiesa e non avevo potuto andare a Messa, Dio voleva che io mi liberassi per tornare in chiesa alla Messa che non avevo potuto prendere. Infatti domani mattina (oggi NdR) con tutta la mia famiglia andiamo in chiesa a ringraziare Dio.

In Nigeria purtroppo si vivono momenti difficili per i cristiani, ci sono molti attentati contro di loro.

Purtroppo sì, ma nella zona dove vivo io siamo quasi tutti cristiani. Quelli che mi hanno rapito volevano solo i soldi. Io cerco di aiutare chi è più povero, ma non si può aiutare chi chiede i soldi con la violenza.

Dunque non ti sei mai sentito abbandonato da Dio quando eri prigioniero.

Mai e poi mai. L’unica arma che ho io è Dio, mi ha dato tantissimo nella mia vita, mi ha dato una vita meravigliosa con tante soddisfazioni. Non mi sono mai sentito abbandonato neanche quando ero nella foresta con i rapitori che mi puntavano il fucile addosso.

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