VACANZE E CRISI/ il 34% degli italiani non va in ferie? Colpa del redditometro…

- La Redazione

Il nuovo redditometro, partito a giugno, dice FORTUNATO GIOVANNONI, che comprende ottanta indicatori fra cui la misurazione delle vacanze e che, di fatto, non incentiva la partenza

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foto:Infophoto

Tredici punti percentuali in meno. Questi i numeri della crisi che colpisce i vacanzieri. Nel 2010 chi era potuto andare in villeggiatura era il 79% degli italiani, quest’anno il numero si abbassa al 66%. In numeri, 33,3 milioni dell’estate 2012 contro i 39 milioni di due anni fa. La spesa media per la vacanza sarà di 906 euro per circa 12 giorni di durata, dato rimasto fisso rispetto a due anni fa: ben il 18% ha dovuto limitare la permanenza fuori casa a una settimana. Questo è quanto emerge dai dati Confesercenti-Swg, secondo cui a influire sulle scelte delle ferie estive dominano per il 39% il reddito disponibile, la preoccupazione per la situazione economica per il 22%, le tasse per il 10%. Quanto al bugdet sale leggermente rispetto al 2011 con, appunto, 906 euro contro gli 823 dell’anno precedente portando la spesa complessiva a 30 miliardi. Cifre entrambe inferiori però rispetto ai 1.022 euro del 2010 e comunque sotto i mille euro. Si profila, invece, un bugdet decisamente ridotto per i giovanissimi che si attesta attorno ai 500 euro. Il mese più gettonato è, come sempre agosto, quando il 55% degli italiani decide di andare in ferie, mentre un 36% resta fedele come negli scorsi anni a luglio ed un 19%, dato leggermente superiore al 2011 e 2010, vira decisamente su settembre. La concentrazione delle ferie provoca una netta flessione delle vacanze fuori stagione che con il 36% calano del 5% rispetto al 2011. Le località marine restano le preferite dagli italiani che le scelgono per il 53% le spiagge, dato che balza avanti di 5 punti rispetto all’anno scorso. Abbiamo sentito per Il Sussidiario.net, Fortunato Giovannoni, presidente Fiavet, Federazione Italiana Associazioni Imprese Viaggio e Turismo.

Il numero dei vacanzieri italiani è in continua flessione, quali le cause?

Al di là della minor disponibilità, c’è una grande sfiducia nel futuro. Forse per la crisi in atto, per la situazione politica o per il continuo sorgere di nuove tasse, la gente si aspetta ben di peggio: quindi anche chi può permetterselo, sceglie di restare a casa.

Secondo lei, l’entrata in vigore della tassa sul turismo può aver inciso?

Pagamenti ed esborsi maggiori incidono sempre ma molte regioni non l’hanno ancora applicata. Il problema è ben più grave e generalizzato. Le ferie sono un periodo di riposo e un diritto per molti italiani ma restano sempre un bene voluttuario e in tempi di magri bilanci, le famiglie prediligono cautela e il primo taglio si abbatte proprio sui viaggi.

 

Quali sono le proposte di Fiavet?

 

Le proposte sono molte: oltre a quella di abbassare i prezzi, tenendoli ad un livello piuttosto calmierato, l’obiettivo è ridare fiducia all’economia, togliere la tassa o la segnalazione su chi spende più di mille euro in contanti oltre alla revisione del nuovo redditometro, partito a giugno, che comprende ottanta indicatori fra cui la misurazione delle vacanze e che, di fatto, non incentiva la partenza.

 

Il governo non gioca a vostro favore?

 

Su queste misure non proprio. Oltretutto sono un deterrente fino a un certo punto. Molti invece di spendere duemila euro, comprano un biglietto low-cost per Parigi o Francoforte e da lì sono liberi di prenotarsi la vacanza di lusso in qualche resort di  in Tanzania, Kenya o Seychelles: non c’è alcuna registrazione o tracciabilità e la gente è libera di spendere ciò che si desidera, utilizzando un operatore straniero.

 

Il mese di agosto risulta sempre il mese più caro ma alla fine il più gettonato.

 

Segue le normali regole di mercato: più richiesta e i prezzi salgono. E’ così da sempre. Il mese di agosto, solitamente, non registra particolari problemi anche se, quest’anno per ora, noi registriamo un quarto di prenotazioni in meno.

 

I giovani rappresentano un buon bacino di utenza poiché difficilmente rinunciano alle vacanze ma c’è difficoltà a trattenerli in Italia per via dei prezzi più alti rispetto alle mete straniere.

 

I giovani sono un target particolare di mercato: preferiscono gli ostelli della gioventù o gli appartamenti in affitto da condividere fra più amici e, difficilmente, prenotano prima. Anzi, preferiscono i pacchetti low-cost che magari riescono a trovare su internet.

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