YARA GAMBIRASIO/ Il consulente di famiglia: indagini condotte malamente

- La Redazione

Il consulente tecnico della famiglia Gambirasio lamenta idnagini sul caso piene di buchi e trascuratezze. Ha chiesto nuovi esami del dna e altre indagini

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Yara Gambirasio (Infophoto)

Caso Yara Gambirasio un mistero mai risolto e forse i motivi ci sono. Della ragazzina tredicenne rapita uscendo di palestra la sera del 26 novembre 2010 e ritrovata morta il 26 febbraio 2011 non si conosce tutt’oggi a quasi due anni dai fatti alcun possibile sospetto. Indagini lunghissime, controllati migliaia di dna, spesi tanti soldi pubblici e niente di fatto. Perché? Più volte nel corso di queste indagini si sono alzate voci preoccupate, anche dala politica, su chi conduceva l’inchiesta e sul modo su cui veniva condotta, ma nulla è successo. Adesso si alza la voce di protesta del consulente tecnico della famiglia Gambirasio, Giorgio Portera, che in realtà si era lamentato anche in precedenza così come i legali di famiglia, per venir messi a tacere da chi conduce le indagini. Questa volta però Portera, genetista forense al Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale, ha mandato una relazione sulle indagini e su come sono state condotte al pubblico ministero Letizia Ruggeri, che coordina l’inchiesta. Nel dettaglio il concupente si lamenta di troppi buchi nelle indagini: reperti trascurati e non sottoposti ad accertamenti, analisi del dna incomplete. E ancora come ha detto in una intervista concessa al Corriere.it: elementi indicati nella consulenza medico legale dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo non erano stati approfonditi dagli organi istituzionali di polizia scientifica”. Adesso il consulente chiede nuove analisi sui profili genetici prelevati a Giorno e che si crede siano interessanti per scoprire l’assassino. Alcuni esami sono già stati fatti sulle parti più rovinate dei legging e degli slip in modo da poter isolare e caratterizzare meglio la tracci a genetica isolata. Molti esami però su altri reperti non sono stati fatti e se non ci fosse stato questo sollecito del consulente probabilmente non si sarebbero fatti mai. Spiega infatti che A mio avviso dovevano essere fatti sei mesi fa e non ora”. Aggiunge: “È vero che l’indagine è lunga e che le analisi si sono focalizzate sulla raccolta di campioni di confronto, perché il profilo ignoto è stato isolato dopo poche settimane dal ritrovamento della vittima. E giusto che dal punto di vista logistico ci si impegni molto per la ricerca di un nome e un cognome di questa persona, ma non in maniera esclusiva. Altri reperti avrebbero potuto contenere, ai tempi, altre informazioni importanti”

In tutta questa faccenda, di fatto c’è stato un solo sospettato, un marocchino di cui fu intercettata una telefonata, poi rilasciato con un nulla di fatto.

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