J’ACCUSE/ Jonet (Banchi Alimentari): nella ricca Europa qualcuno è sempre affamato

- Isabel Jonet

L’Europa deve far fronte a sfide difficili che si sono abbattute su tutti e riguardano la povertà, un’alta disoccupazione e la mancanza di cibo. L’accusa di ISABEL JONET

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Una spiga di grano al sole (Foto: Infophoto)

L’Europa si trova a dover far fronte a sfide difficili che si sono abbattute recentemente su tutti, e che riguardano la povertà, un’alta disoccupazione e mancanza di cibo. La FEBA, che coordina 245 Banchi Alimentari in 19 nazioni europee, nutre 5 milioni di persone indigenti, e questo numero è in notevole crescita a causa della attuale crisi finanziaria. Ciò nonostante, il programma europeo di aiuti alimentari è ora in pericolo, e rischia di essere notevolmente ridotto, o anche completamente annullato dai leader europei, proprio ora quando sarebbe maggiormente necessario. In coincidenza con il summit europeo del 28 giugno, la FEBA chiama i leader europei a continuare questo valido programma.

Nell’inverno europeo del 1947 fu uno dei più rigidi inverni del ventesimo secolo , e l’estate di questo anno fu uno dei più secchi. Attraverso al continente del dopo-guerra i raccolti diminuirono fortemente e la mancanza di cibo divenne acuta. In regioni dove, anche durante la guerra, l’assunzione giornaliera di calorie era al di sotto di 2.000, tale numero fu dimezzato, e in alcune nazioni, questo valore arrivò addirittura ad  un terzo .

E’ difficile immaginare che tutto questo accada al giorno d’oggi. L’Unione Europea sembra aver risolto il problema : nella maggior parte delle nazioni europee l’assimilazione media di calorie giornaliera è di 3.500 calorie , che è quasi il doppio delle calorie che la FAO considera come minimo giornaliero (1.900 calorie).

Ed ora noi non dobbiamo permettere a questa apparente situazione di benessere di ignorare il grande disequilibrio che si sta creando oggi in Europa, specialmente a seguito dell’attuale crisi finanziaria .

L’apparente abbondanza esistente in questa  parte del mondo, come anche negli USA e Canada , nasconde una preoccupante necessità di cibo da parte degli indigenti; il recente aumento delle richieste di aiuto ai Banchi Alimentari da parte delle strutture caritative, dimostra che il problema esiste e non può essere ignorato.

Fino all’anno scorso la EU aveva  un programma alimentare che era legato alla Politica Agricola Comune (PAC); il programma recuperava parte della produzione in eccesso generata dalla PAC, e dava queste derrate alimentari agli indigenti. Ma la riduzione delle riserve, unita alla riluttanza di alcuni stati membri della EU a acquistare sul libero mercato derrate alimentari da destinare agli indigenti , ha portato il piano di aiuti alimentari ad un punto di rottura. Se le cose rimangono come ora, il programma è condannato a finire a fine 2013 In risposta, la Commissione Europea ha stabilito una proposta, che deve essere discussa nel summit della prossima settimana, di mettere in opera un nuovo meccanismo di aiuto agli indigenti per il periodo 2014-2020.

Con l’intento di superare le opposizioni di alcuni stati membri, questo nuovo fondo non sarà più erogato sotto il capitolo della PAC, e neppure sotto l’egida del Fondo Sociale Europeo (FSE), ma sarà un programma “sui generis” fino al EU 2020 sotto il cappello “coesione sociale e politiche strategiche del territorio”.

Il finanziamento proposto per questo nuovo programma è di 335 m€ annui da paragonare ai 500m€ annui dell’attuale programma che è ora in via di ultimazione.

Questa somma di denaro è una goccia nell’oceano , se si considerano l’ordine di grandezza dei fondi europei, e irrisorio se paragonato agli aiuti finanziari che sono previsti per le banche europee.

Anche in questo caso, il programma non dovrebbe comunque essere abbandonato, specialmente quando si consideri che l’aiuto alimentare è un necessario aiuto ed una risposta concreta   a situazioni dove il Welfare nazionale non basta a soddisfare le esigenze.

Il lavoro svolto da organizzazioni come quelle dei  Banchi Alimentari non sono semplicemente una distribuzione di aiuti; sono anche un modo per recuperare le persone emarginate dalla società, aiutando il loro reinserimento. Attraverso gli aiuti alimentari donati alle strutture caritative, quest’ultime non danno solo qualcosa da mangiare; offrono aiuto alle persone che hanno perso tutto, dando loro una speranza. E congiuntamente ad altre associazioni di carità noi aiutiamo la società a collaborare in questi tempi di necessità, come sono quelli attuali.

La EU dimostri in questa occasione di mostrare senso di unità , e che la nostra società è ancora un punto di riferimento per l’integrazione sociale e la vita comune.

La EU non può rottamare un programma come quello dell’aiuto alimentare, che è il solo che assicura un contatto diretto con le persone che vivono in situazioni di povertà e ai margini della società civile.

La conseguenza di questo abbandono del programma provocherebbe dei risultati devastanti.

In certi casi, tutti gli aiuti alimentari verrebbero annullati. In altri casi, verrebbero dimezzati. Molte delle strutture caritative che noi serviamo sarebbero costrette a chiudere i battenti, annullando il legami della rete sociale che aiutano a creare.

Questo fatto creerebbe un profondo sentimento che le istituzioni europee sono distanti e cieche di fronte alle necessità concrete delle persone.

Uno dei motivi fondanti della creazione della EU e della PAC era quella di evitare quanto avvenne nel  1947. Non è poi così tanto tempo fa, e noi non dovremmo dimenticarci di questo.

Noi siamo convinti che i leader europei non possono dimenticarsi di questo, mentre si riuniscono a Bruxelles.

 

Isabel Jonet

President

European Federation of Food Banks

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