CAMADINI/ La lezione umana dell’ultimo “principe” della finanza bianca

- Roberto Chiarini

Il ricordo di Giuseppe Camadini nelle parole di ROBERTO CHIARINI, storico, e bresciano come il banchiere scomparso. Un cattolicesimo che ha saputo illuminare della fede l’intera vita

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Giuseppe Camadini

È raro di questi tempi che si nutra una fede libera da tormenti e da dubbi e che essa non sia confinata nella sfera esistenziale privata, quasi volendola relegare nell’intimo della propria coscienza. È ancor più raro che si testimoni la propria fede con opere non limitate alla sola dimensione caritativa o alla beneficienza. Per questi motivi Giuseppe Camadini ha rappresentato una figura unica e insieme emblematica di quel cattolicesimo che proietta e illumina della propria fede l’intera vita e tutto lo spettro delle proprie attività. 

Camuno da più generazioni (la sua famiglia si era trasferita a Breno fin dal Seicento), notaio, fin dalla gioventù ha legato le sue scelte di vita allo sviluppo e al potenziamento della presenza cattolica nella società e nelle istituzioni. Iscrittosi alla Democrazia cristiana all’indomani della caduta del fascismo, declinerà presto la sua milizia politica per dedicarsi prima alla Fuci, di cui diventerà presidente, e col tempo ad uno spettro impressionante di attività: da quella educativa (come membro del Consiglio della Fondazione Toniolo, presidente dell’Opera per l’Educazione Cristiana e vicepresidente  del Centro di Documentazione cattolica di Brescia) a quella editoriale (in particolare nella veste di amministratore de La Scuola editrice, dell’editrice Studium e divenendo colonna portante del quotidiano Il Giornale di Brescia), dalla promozione culturale e intellettuale, con una particolare attenzione riservata ai giovani (quale promotore dell’insediamento dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Brescia, oltre che animatore e presidente della Fondazione Paolo VI, la cui attività si è espansa presto in tutto il mondo), per finire con il suo impegno nel mondo bancario (della San Paolo di Brescia, di cui è stato presidente) e assicurativo (per anni presidente della Cattolica Assicurazioni).

Un banchiere sui generis, certo non assimilabile all’immagine corrente del finanziere consacrato alla massimizzazione dei guadagni attraverso spregiudicate operazioni speculative. Camadini era l’esatto contrario. Qualcuno lo ha paragonato a Cuccia in versione cattolica per la sua discrezione, riservatezza, cortesia. Ma il riferimento rischia di distorcere l’ispirazione profonda del suo impegno nel mondo del credito. 

Fedele in questo al magistero di Giuseppe Tovini, fondatore tra l’altro del Banco Ambrosiano, pure lui camuno e grande promotore dell’associazionismo cattolico nel Bresciano e oltre, Camadini intendeva integrare lo sviluppo del credito alla promozione sia della presenza cattolica nella società e nell’economia sia, nello specifico, al  sostegno dell’associazionismo cattolico.

E’ stata, la sua, una testimonianza di fede e di dedizione alla causa del cattolicesimo con un’apertura oseremmo dire laica – se non apparisse quasi una contraddizione in termini – al mondo, alle culture e sensibilità altre che lo ha reso, come si diceva in apertura, unico e insieme emblematico di uno stile e di un mondo forse destinati, purtroppo, a scomparire.

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