OBIEZIONE DI COSCIENZA/ L’esperto: vi spiego perché è un diritto inviolabile

- int. Andrea Nicolussi

ANDREA NICOLUSSI illustra i motivi che hanno spinto il Comitato nazionale di bioetica a pronunciarsi con un parere e perché si tratta di un diritto costituzionalmente fondato

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Il medico che decide di non praticare l’aborto esercita un diritto costituzionalmente fondato; lo ha stabilito il Consiglio nazionale di bioetica, pronunciandosi, con un parere sottoposto a votazione, sull’obiezione di coscienza. In sostanza, l’organismo ha sancito il fatto che, benché contestualmente vada assicurata dallo Stato l’erogazione del servizio alla donna che – nell’ambito dei limiti imposti dalla legge – lo richiede, la legittimità dell’obiezione è legata «ai diritti inviolabili dell’uomo». Secondo i membri del Comitato, «costituisce un’istituzione democratica perché preserva il carattere problematico delle questioni inerenti la tutela dei diritti fondamentali senza vincolare in modo assoluto al potere delle maggioranze». Andrea Nicolussi, membro del Comitato nazionale per la bioetica, ci illustra i connotati fondamentali del pronunciamento.

Perché si è sentita l’esigenza di formulare un parere a riguardo?Il Consiglio nazionale di bioetica non si era mai pronunciato su questo tema se non riguardo a questioni particolari. È sembrata opportuna perciò una riflessione a carattere generale in vista delle questioni che sempre più si presentano sulle nuove frontiere della bioetica e che mettono a prova la coscienza. Di qui l’esigenza di trovare un punto di vista equilibrato, inclusivo e non ideologico, ascoltando le principali istanze etiche in gioco
Quali sono gli elementi di novità rispetto al passato?
Il parere tenta di trovare un punto di incontro sul piano costituzionale: almeno negli ambiti controversi della bioetica dove sono in gioco i diritti inviolabili dell’uomo la legge non può essere autoritaria e mettere a tacere le coscienze. L’obiezione di coscienza diventa quindi uno snodo fondamentale nel rapporto tra uomo e tecnica. D’altra parte l’obiezione di coscienza non è un mezzo per sabotare leggi che hanno avuto il voto della maggioranza.
Il documento afferma che il diritto all’obiezione di coscienza è costituzionalmente garantito ma che lo stato è tenuto a garantire l’erogazione di servizi quali l’aborto: se gli obiettori fossero una maggioranza schiacciante, lo Stato come potrebbe garantire tali servizi?

Se gli obiettori fossero il 100% degli interessati, la politica non potrebbe fare come lo struzzo. Ma prima di arrivare fino lì ci sono strumenti organizzativi che possono evitare disservizi, sia sotto il profilo delle mansioni sostitutive sia sotto quello del reclutamento.
Potrebbero riproporsi i medesimi problemi rispetto alle pratiche relative alla fecondazione assistita o, laddove fosse legalizzata, all’eutanasia?

L’obiezione di coscienza è già prevista per la Procreazione medicalmente assistita dalla l. 40/2004 e se venisse legalizzata l’eutanasia non si potrebbe non ammettere l’obiezione per quei medici che ritengono estraneo all’etica personale e professionale dare la morte a qualcuno. Il documento ha proprio lo scopo di avviare una riflessione sulla stato liberale e sull’idea di imporre per legge compiti professionali senza rispettare e favorire invece il libero sviluppo dell’etica professionale.

Sul tema il comitato come ha votato? Ci sono state divisioni?

É stata una grande soddisfazione; la votazione è stata quasi unanime, con un solo voto contrario di un collega che peraltro si è astenuto sulle conclusioni. Trattandosi di un tema molto delicato, credo che il Comitato abbia dato un bell’esempio in un momento in cui il paese ha bisogno di spirito di unità e non di cercare sempre e a ogni costo motivi di divisione.

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