METE D’ESTATE/ Massobrio: e se a Ferragosto ci mangiassimo un panettone?

- Paolo Massobrio

Un panettone fragrante farcito con la granita ai gelsi? Come ci spiega PAOLO MASSOBRIO può capitare, in particolare a Castelbuono, paese situato in Sicilia tra Messina e Palermo

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Un panettone fragrante farcito con la granita ai gelsi? Può capitare, come è capitato a me, in visita ad uno dei paesi più belli d’Italia: Castelbuono. Siamo in Sicilia, tra Messina e Palermo, poco sopra Cefalù. Il paese è famoso per tante cose: il castello medievale, nella cui cappella è riposta una reliquia della mamma della Madonna, Sant’Anna. Ma questo è anche il paese di un sommo pasticciere, Nicola Fiasconaro, che coi suoi fratelli (e ora anche i suoi figli) ha creato una fabbrica del panettone, la cui specialità somma è il panettone alla manna. L’altro giorno – nel nuovo stabilimento – era alle prese con le prime produzioni di panettone, quelle che vanno all’estero, ma anche a Milano, dove il giorno di Ferragosto, da un’idea del gastronauta Davide Paolini, si celebra il panettone di ferragosto. Ma il panettone si mangerà anche nelle principali località marine… anche se qualcuno storcerà il naso perché questo è il dolce delle festività natalizie che arriva fino a San Biagio, quando le porzioni avanzate vengono benedette. In ogni caso, questa pasta lievitata sublime con la granita di Fiasconaro, che coi suoi fratelli apre uno show rom in centro paese e una pasticceria-gelateria con dehor sulla piazza, è stata una bella esperienza. Qui le granite sono freschissime, fini, servite ai gusti di limone, mandorla, arancia e naturalmente di gelsi neri.

In paese, Peppe gestisce invece una straordinaria osteria che porta il nome di Nagalarunni (tel. 0921 671228) con una cucina a chilometro molto ravvicinato. Si assaggia lo yogurt di capra con la marmellata di arance, la pasta fatta in casa con le farine di Castelvetrano, ma anche il filetto di maialino nero in crosta di manna con mandorle e pistacchi. Ma se ci andate chiedete la pasta e patate con fonduta di caciocavallo e funghi, piatto povero di questo entroterra, ricco di paesi abbarbicati in posizione strategica e difensiva, che raggiungono anche i mille metri. Siamo nella Madonie. Se invece ci spostiamo verso i Nebrodi, nella parte messinese, la sosta consigliata è a Mirto, capitale del prosciutto di suino nero dei Nebrodi. E in centro paese cercate il Salumificio Agostino-La Paisanella di Agostino Ninone Sebastiano (via San Rocco, 15 – tel. 0941 919403): spettacolare il prosciutto (di pezzatura più piccola rispetto ai normali prosciutti), ma anche il salame fresco che qui chiamano salsiccia e il capocollo. Produce anche una provola dei Nebrodi rivenduta a varie stagionature. Spettacolo! (Poco dopo, a Capri Leone, c’è un ristorante tipico, l’Antica Filanda, che merita soprattutto per i piatti di carne). 

Proseguendo infine verso Messina, a Ferragosto merita una sosta Tindari (salutate Alessandro, che fa una granita spettacolare nel bar di fianco al Santuario della Madonna Nera) e poi, se mi date retta, uscite a Falcone e cercate il Bar Pasticceria Cautela a Campogrande di Tripi (arancini agli spinaci e alle melanzane, dolci di mandorla e granite speciali), ma anche la Rosa dei Venti (0941 801020) albergo-relais-ristorante, dove un cuoco bravissimo cucina in maniera spettacolare il pauro, pesce di media pezzatura cucinato in tutti i modi. Grandiose le paste: in particolare le busiate condite con un ragù di ricciola oppure di spada. Sarete felici!

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