CRISI VACANZE/ Palmucci (Aica): l’Italia può vivere solo di turismo, anche senza gli italiani…

Quest’estate non è stata molto felice per il turismo, dato che molti italiani non si sono recati in vacanza. Con GIORGIO PALMUCCI abbiamo fatto il punto su questo importante settore

17.08.2012 - int. Giorgio Palmucci
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Immagine di archivio

È appena trascorso Ferragosto, un giorno che tradizionalmente rappresenta lo spartiacque delle vacanze italiane. Quest’anno, a dir la verità, non si sono visti “esodi” sulle autostrade con lunghissime code ai caselli. Per gli operatori del turismo si dice che questa sia un’estate davvero nera, la peggiore degli ultimi anni. Si è detto che solo quattro italiani su dieci sono andati in vacanza e che si è registrato un calo delle presenze nelle località di villeggiatura fino al 30%. Per capire meglio il momento che sta attraversando questo settore della nostra economia, ilsussidiario.net ha intervistato Giorgio Palmucci, amministratore delegato di Hotelturist Spa, proprietaria del marchio THresorts by Tivigest, nonché Presidente dell’Associazione Italiana Confindustria Alberghi, organizzazione nata a luglio dalla fusione tra l’Associazione italiana compagnie alberghiere e Confindustria alberghi.

Cominciamo dai numeri: risulta anche a voi questo calo di presenze nelle località italiane?

Purtroppo, la realtà è proprio questa. Soprattutto per quel che riguarda la destinazione mare, i cali di questa estate sono stati effettivamente intorno al 30% e sono stati più pesanti nel turismo di fascia medio-bassa: gli hotel a 4-5 stelle hanno sofferto meno rispetto a quelli di categoria inferiore. Si è vista in particolare una diminuzione della presenza di clientela italiana, mentre quella straniera continua a rimanere stabile.

Questo picco negativo si è visto lungo tutto il periodo estivo o in un mese particolare?

Gli stranieri sono venuti come sempre nei mesi di giugno e luglio. In agosto, invece, erano gli italiani a farla da padrone. Si tratta del mese che tradizionalmente nel nostro Paese è dedicato alla vacanza ed è quindi quello in cui il calo di presenze si è fatto più sentire.

La principale causa di questa situazione, come è facile immaginare, è da imputare alla crisi economica.

Non è che gli italiani non si sono mossi ad agosto perché hanno scelto di frammentare le vacanze in più periodi dell’anno, come avviene in altri paesi come Francia e Germania. Questa “scelta” è stata dettata dalla minor disponibilità economica. Basti pensare che praticamente fino a giugno c’è stata grande incertezza sull’entità dell’Imu. E per pagarla in molti hanno utilizzato quella quota della quattordicesima che magari veniva destinata tradizionalmente alle vacanze.

Si sono notati dei cambiamenti nelle abitudini di chi è riuscito ad andare in vacanza?

Gli stranieri hanno continuato a prenotare come sempre con un certo anticipo rispetto alla data di partenza. Gli italiani, più che al last minute, si sono dati al “last second”. Abbiamo visto che le prenotazioni sono sempre più sotto data, anche quando si tratta di prendere un traghetto o un aereo. La realtà del “late booking” esisteva già, ma ormai si sta diffondendo: si prenota una settimana prima della partenza.

Il turismo potrebbe essere comunque un volano importante per la crescita e l’occupazione dell’Italia. Cosa bisognerebbe fare per far crescere questo settore?

Ritengo che l’Italia sia uno dei paesi che potrebbe vivere solo di turismo. Nel nostro Paese ci sono mare, montagna, laghi, città d’arte, patrimonio culturale, eno-gastronomia: abbiamo praticamente tutto. Credo che sia prioritario continuare a conquistare turisti stranieri, altrimenti rischiamo di perdere altre posizioni nel ranking mondiale dei paesi di destinazione. Fino a dieci anni fa eravamo infatti al terzo-quarto posto, ora siamo scesi al settimo-ottavo. Dobbiamo riuscire quindi ad attirare gli stranieri meno colpiti dalla crisi, quelli dei paesi del nord Europa e dei Brics. Per questo serve una promozione all’estero per quanto più possibile unitaria e non frammentata, come avviene molto spesso.

Come si può superare questa frammentazione, che a volte assume toni da campanilismo che rischiano di danneggiare tutto il settore nazionale?

Dato che non possiamo pensare di cambiare le abitudini degli italiani, se vogliamo essere un Paese di destinazione turistica dobbiamo esserlo tutto l’anno: per questo è importante la clientela straniera. Il turismo è però materia di competenza regionale. Tuttavia, all’estero sarebbe preferibile promuovere la destinazione Italia – anziché venti regioni – e poi declinarla nelle diverse mete regionali. Poi è importante che in Italia, al di là della moda e del manifatturiero, si parli molto di più di turismo e non solo nei momenti di crisi. Infine, vedere su giornali e tg sempre le stesse località da anni non aiuta: ci sono tante destinazioni, sia mare che montagna, che probabilmente non si conoscono nemmeno. E che può essere importante far scoprire agli stranieri (oltre che agli italiani).

Sarà necessaria anche una risposta “di sistema”, con una scelta strategica da parte dello Stato.

Il ministro Gnudi ha annunciato per settembre-ottobre la presentazione di un Piano nazionale per il turismo. In questo periodo lo abbiamo sentito diverse, speriamo che questo dialogo dia buoni frutti. Credo che l’Italia abbia tutte le carte in regola per attirare la clientela da ogni parte del mondo. Ma bisognerà risolvere anche problemi di infrastruttura, di conoscenza linguistica. Basti pensare che i cinesi sono oltre un miliardo. Un bacino potenziale enorme, ma occorre che almeno il personale delle strutture ricettive conosca la loro lingua. È poi fondamentale la professionalità e l’arte dell’accoglienza: oltre a conquistare la clientela estera, bisogna anche fidelizzarla.

Insomma, bisogna fare in modo di lavorare tutti nella stessa direzione.

Sì, questo è fondamentale. Faccio un esempio: quest’anno la Sardegna è stata una delle mete che ha sofferto di più. Questo anche perché le spese per il viaggio raggiungono quasi il costo di una settimana di soggiorno in una destinazione del nord Africa. Diventa quindi complicato competere se non c’è sinergia tra strutture ricettive, mezzi di trasporto, infrastrutture.

Fin qui abbiamo della clientela straniera. Si può fare qualcosa per riportare in vacanza quella italiana?

Credo che gli italiani amino molto andare in vacanza nel proprio Paese, ma se, come detto, il problema riguarda le risorse economiche, noi possiamo solo cercare di mettere in campo delle azioni promozionali. Ma sia chiaro: senza che questo significhi andare poi a inficiare la qualità del prodotto offerto.

 

(Lorenzo Torrisi)

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