SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 18 agosto, si celebra Sant’Alberto Hurtado Cruchaga

- La Redazione

Il 18 agosto la Chiesa Cattolica celebra la memoria di Sant’Alberto Hurtado Cruchaga, uno dei più amati e venerati santi del Cile, nato a Viña del Mar in Cile il 22 gennaio 1901 

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Il 18 agosto la Chiesa Cattolica celebra la memoria di Sant’Alberto Hurtado Cruchaga, uno dei più amati e venerati santi del Cile. Nato a Viña del Mar in Cile il 22 gennaio 1901 da una famiglia della media borghesia, perse suo padre a soli quattro anni. A causa della prematura morte del genitore la sua famiglia perse tutti i suoi beni e sfiorò la bancarotta. La madre, per fare fronte ai debiti, dovette vendere ogni suo bene e affidare i suoi figli alla carità dei parenti. Il piccolo Alberto proseguì gli studi grazie ai molti sacrifici della madre e della famiglia e soprattutto grazie al suo impegno che gli face guadagnare alcune borse di studio. Con questi sussidi riuscì a entrare nella scuola dei Gesuiti di San Ignazio di Loyola a Santiago del Cile dove restò dal 1909 al 1917, dagli otto ai sedici anni. Questi anni di formazione presso i gesuiti e la sua infanzia povera, durante la quale la sola speranza per la sopravvivenza era l’aiuto dei parenti o i piccoli lavori trovati per aiutare la madre rimasta vedova e il fratello più piccolo, fecero sì che nel giovane maturasse il desiderio di aiutare il suo prossimo e soprattutto i poveri e i bisognosi e i bambini. Fu per questo che dopo la laurea in giurisprudenza conseguita presso la Pontificia Università Cattolica del Cile con una tesi in diritto del lavoro, non intraprese la carriera di avvocato o di magistrato ma decise di cominciare il noviziato presso i padri gesuiti che lo avevano formato. Durante gli anni in cui fu novizio dai gesuiti non smise mai di aiutare la madre e il fratello e cominciò a pensare a come creare un luogo di asilo e di istruzione per i poveri della sua terra. Fu inviato prima a Barcellona a partire dal 1923, dove si perfezionò studiando teologia e filosofia, e poi fu in Belgio dove fu ordinato sacerdote nell’agosto del 1933. Alberto torna nella sua amata terra, il Cile, nel 1936, in un periodo molto duro per il paese, flagellato da una crisi economica imponente causata dalla recessione mondiale cominciata nel 1929 e dalla crisi dell’esportazione del rame, unica materia prima di cui il Cile è ricco e sulla cui estrazione si fonda l’intera economia del paese. Le miniere chiudevano, i governi sembravano incapaci di dare risposte, la disoccupazione, la povertà e la fame aumentavano. Fu in questo momento che Alberto sentì più forte il suo desiderio di trovare rimedio alle sofferenze dei suoi fratelli. 

L’occasione gli fu data quando nel 1940 fu nominato direttore nazionale dell’Azione Cattolica cilena e cominciò a partecipare attivamente alla vita sociale del paese fondando numerosi ostelli per la gioventù con i quali si propose di sfamare e di dare asilo ai bambini poveri e abbandonati. Cominciò la sua attività prendendo un furgone a noleggio con il quale andava in giro di notte nei luoghi più difficili e impervi a cercare e a salvare bambini. È stato calcolato che la sua organizzazione abbia aiutato più di 850.000 bambini in pochi anni, tra il 1945 e il 1951. Ma la sua azione sociale non fu rivolta soltanto all’aiuto dei bambini poveri. Alberto si avvicinò anche al mondo operaio e dei lavoratori fondando nel 1947 l’Associazione Sindacale cilena e diventando un padre spirituale per gli iscritti e conducendo battaglie sociali e sindacali. Della sua attività nel mondo operaio restano i suoi scritti. Pubblicò infatti in quegli anni tre libri fondamentali con i quali contribuì alla diffusione dei valori cattolici e sociali nel paese. Purtroppo la sua vita, ricca di impegni e di fede nel Signore e nel suo prossimo finisce prematuramente. Nel 1952 a soli 51 anni gli viene diagnosticato un cancro che lo conduce rapidamente alla morte, che lo colse il 18 agosto di quell’anno. Fu beatificato da Papa Giovanni Paolo II nel 1994 e santificato da Papa Benedetto XVI nel 2005.



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