IL CASO/ 1. Famiglia, un nuovo attacco dei prof alla Costituzione (e alla crescita)

- int. Simona Beretta

Per SIMONA BERETTA il dibattito politico si è incancrenito su questioni di secondaria importanza, dimenticando la più importante: non c’è sviluppo senza risorse umane, cioè senza bambini

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Le agevolazioni alle famiglie saranno tagliate per permettere al governo di risparmiare tra i 6 e i 10 miliardi di euro. Tra le proposte per la riduzione delle spese cui sta lavorando il sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani, c’è anche una sforbiciata alle detrazioni per i coniugi o i figli a carico, ai rimborsi per l’acquisto di medicinali e le spese mediche e all’assistenza per i disabili. Ilsussidiario.net ha intervistato Simona Beretta, professoressa di Politica economica all’Università Cattolica, per chiederle di commentare la proposta.

La promessa di agevolazioni per le famiglie rischia ancora una volta di essere tradita …

Per definizione le tasse vengono dalle famiglie. Aumentare la tassazione significa sempre spostare la capacità di controllo sulla risorsa economica dalla mano del contribuente a quella burocratica dell’amministrazione. Ciò rischia di esautorare la famiglia dalla gran parte delle scelte riguardo la sua vita economica. Ora la proposta è addirittura quella di ridurre i contributi per i figli a carico, penalizzando nello specifico la famiglia con figli, e ciò è molto grave. D’altra parte qualsiasi aumento di tassazione in cui la capacità contributiva non sia bilanciata sulla base non solo del reddito della famiglia ma anche del numero dei suoi componenti, in queste circostanze va contro gli ambiti nei quali convive più di uno o due percettori di reddito, i quali hanno anche a carico degli altri familiari.

Intende dire che è un’ingiustizia che si somma a una situazione già di per sé non equa?

Tagliare il già di per sé misero contributo sui figli a carico è un passo ulteriore in una direzione sbagliata in partenza, perché non c’è nessun rispetto nei confronti di ciò che afferma la Costituzione, e cioè che ciascuno deve essere tassato sulla base della sua capacità contributiva, e non del suo reddito. Per ora però i tagli agli sgravi per le famiglie sono solo voci che circolano. Dovremo vedere poi nel dettaglio come saranno specificati attraverso il decreto.

In Italia andrebbe introdotto il quoziente familiare?

Le tecniche per tenere conto della capacità contributiva dovuta al carico familiare sono molteplici, e sul tema sono stati pubblicati dei lavori molto approfonditi. Gli strumenti possono essere giocati in modo grossomodo equivalente. Il sindacato per le famiglie ha realizzato un lungo lavoro, con proposte dettagliate che ritengo del tutto persuasive. Che un correttivo ci voglia è comunque un fatto assolutamente inevitabile, se vogliamo parlare di giustizia sociale e di rispetto del dettato costituzionale secondo cui ciascuno deve pagare sulla base della capacità contributiva.

Perché è così difficile trovare un consenso politico sul quoziente familiare?

Perché il gioco politico nelle nostre democrazie riguarda solo i pochi che hanno voce. E per definizione non ha voce chi non ha una sufficiente cultura o istruzione, chi è piccolo e quindi non vota e chi non è ancora nato. E’ uno dei motivi per cui il debito piace a tutti, perché a esserne penalizzate sono le nuove generazioni. Non mi stupisco quindi che il dibattito politico si sia incancrenito su questioni di secondaria importanza, mentre non si pone mano alle vere questioni relative allo sviluppo di un Paese. Non c’è infatti sviluppo senza risorse umane, e non ci sono risorse umane senza bambini.

 

Nell’agenda dei partiti il quoziente familiare sembra passare in secondo piano rispetto alle nozze gay …

 

Il dibattito sulle nozze gay non porta da nessuna parte, è una strada che non produce risultati empirici di alcuna rilevanza, non c’entra nulla con lo sviluppo del Paese, la sua rinascita e la sua ricostruzione. Ha semplicemente a che fare con l’ultimo rigurgito dell’onda lunga nemica della vita e che in quanto tale non vivrà, cioè non ha respiro né futuro. Stiamo parlando di una società che ha scelto di non avere futuro, ma non è la società con cui ci ritroveremo a che fare. Dobbiamo pensare allo sviluppo, e non a uno status quo preservato con le unghie e con i denti, che premi i potenti e sia perfettamente associabile dal punto di vista culturale ai comportamenti non generativi. Con buona pace di tutti, perché una famiglia gay possa adottare un bambino ci vuole qualcuno che si dia la pena di metterlo al mondo.

 

(Pietro Vernizzi)

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