SANITA’/ L’esperto: tassare le bibite? E’ più serio tagliare gli sprechi

La recente proposta avanzata dal ministro della sanità, secondo ANTONELLO ZANGRANDI, ignora i problemi reali, legati alla necessità di tagliare oculatamente la spesa pubblica

27.08.2012 - int. Antonello Zangrandi
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Il ministro Renato Balduzzi (InfoPhoto)

Il ministro della Sanità, Renato Balduzzi, ha annunciato l’introduzione di una tassa di scopo sulle bibite gassate, con l’obiettivo di reperire nuove risorse per il servizio sanitario nazionale. A essere colpiti sarebbero i drink con una determinata percentuale di zuccheri, per reperire 250 milioni di euro l’anno per tre anni. Come ha sottolineato Balduzzi in un’intervista a Repubblica, “si vogliono incentivare le abitudini alimentari corrette specialmente per i più giovani, e destinare le risorse che ne derivano a primarie finalità di tipo sanitario”. Ilsussidiario.net ha intervistato Antonello Zangrandi, professore di Economia aziendale all’Università di Parma.

E’ d’accordo con la tassa sulle bevande gassate proposta dal ministro Balduzzi?

Mi domando se Balduzzi stia pensando anche all’introduzione di una tassa sul fumo, su chi non fa ginnastica, su chi usa gli ascensori perché è meglio fare le scale, su chi va in auto perché rischia di fare gli incidenti. Per aumentare le entrate ci sono diversi modi, sarebbe invece più interessante capire come ridurre le spese e le inefficienze. Questo governo al contrario sta facendo di tutto per aumentare le entrate fiscali.

In che modo è possibile individuare e tagliare le sacche di inefficienza nella sanità?

Che nel sistema sanitario nazionale ci siano possibilità di miglioramento è evidente. Esistono per esempio differenze significative tra una regione e l’altra o tra un ospedale e l’altro per quanto riguarda il numero di personale richiesto per svolgere una determinata attività. Mettere mano al personale è sempre molto complicato e genera molti problemi sotto il profilo dell’accettabilità sociale, e si tende quindi a non farlo. Mi auguro che questa cosa prima o poi sia presa però in seria considerazione.

E’ davvero una strada percorribile?

Il governo precedente aveva intrapreso la strada dei costi standard, individuando la spesa di riferimento per ogni singola attività ospedaliera e chiedendo alle regioni di riorganizzarsi per non sforare i tetti stabiliti. Occorre ridurre i costi identificando dei riferimenti come i costi medi, e facendo pagare chi non riesce a rispettare questi tetti di spesa. Se a pagare è ogni volta lo Stato, ritorniamo sempre al punto di partenza. E’ venuto il momento di dire basta, e mi auguro che il governo Monti prenda questa strada seriamente, anche se finora non ha dato dei chiari segnali di volerlo fare.

Eppure il governo Monti sta lavorando sulla spending review…

I tagli della spending review hanno il difetto di non essere legati agli effettivi livelli di spesa. Sia chi spende di più sia chi spende di meno deve risparmiare una percentuale uguale, e questo non va bene. Sono certo del fatto che le previsioni della riduzione di spesa da parte del governo Monti non saranno raggiunte. E alla fine chi pagherà? Il governo italiano ha ancora qualche mese e può essere sufficiente per prendere in considerazione una soluzione alternativa.

In che modo? 

Il governo Monti deve commissariare le regioni che non attuano in modo rigoroso ed efficace i provvedimenti previsti dalle norme. Non però come oggi, dove il commissario è il presidente della Regione, bensì attraverso una figura di fiducia del presidente del Consiglio, come il supercommissario Enrico Bondi. In questi giorni si sta discutendo del fatto che i provvedimenti legislativi impiegano tanto tempo a realizzarsi. Su questo fatto ci sono però milioni di studi, e mi sembra strano che una persona come Monti non fosse al corrente di questo aspetto. Commissariare una regione è al contrario un provvedimento che produce un effetto immediato.

Balduzzi ha anche dichiarato di puntare “a creare trasparenza” per l’attività intramoenia dei medici… 

Il tema dell’intramoenia è interessante, in quanto occorre capire come questo governo vuole considerare i medici, se cioè come dei professionisti oppure dei dipendenti. Un medico che fa libera professione e trova un paziente che lo paga deve poter svolgere la sua attività. Mi sembra un valore importante e significativo, che va realizzato in modo trasparente. Non bastano dei proclami, occorre vedere quali sono i criteri e i meccanismi evidenti che sono messi in campo. Da cinque o sei anni si chiede la revisione dell’intramoenia, per poi rimandarlo di anno in anno. Basta dichiarazioni, vediamo a quali provvedimenti concreti si sta pensando. Invito il ministro Balduzzi a definire una proposta normativa e a farla leggere al mondo, di modo che finalmente si possa capire che cosa significhi più trasparenza e autonomia del medico.

 

(Pietro Vernizzi)

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