CARBOSULCIS/ La protesta continua, venerdì 31 agosto vertice governo/Regione

- La Redazione

Terza notte sotto terra per i minatori di Nuraxi Figus: attendono le decisioni per il rilancio dell’attività. Intanto l’Enel precisa la sua posizione sulla riconversione dello stabilimento

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Una miniera

«La nostra battaglia non ha un colore politico ma il colore del pane. Non ci possiamo arrendere». Continua l’occupazione delle miniere carbonifere di Nuraxi Figus, in Sardegna, da parte dei minatori della Carbosulcis – la società controllata dalla Regione Sardegna che dovrebbe gestirne la privatizzazione – per scongiurarne la chiusura. Dopo la terza notte trascorsa sotto terra a 400 metri di profondità, i 30 minatori, che sono in possesso di esplosivo, annunciano che la loro azione proseguirà ad oltranza fino a che il governo non darà via libera al progetto di rilancio della miniera. Il tavolo tecnico a cui parteciperanno governo e Regione è previsto per venerdì 31 agosto.

Il tema del rilancio della miniera di Nuraxi Figus, i cui impianti hanno già alle spalle una lunga storia di mancate privatizzazioni e di reiterati aiuti pubblici per consentire l’estrazione del carbone, passa dalla possibile riconversione dello stabilimento, come previsto dalla legge 99/2009, alla produzione alla produzione di energia dal carbone tramite stoccaggio della CO2, attraverso il metodo del Carbon capture and storage (Ccs). L’Unione europea è da sempre molto scettica sulla sua realizzabilità e ha chiesto alcuni chiarimenti sul progetto: uno dei nodi da sciogliere è quello del reperimento delle risorse economiche. La preoccupazione maggiore degli operai è che il governo si allinei alla posizione dell’Ue.

Nella vicenda, oltre alla Regione, è coinvolta anche l’Enel, che potrebbe partecipare alla realizzazione della centrale termoelettrica. Ma in una nota, i vertici della compagnia guidata dall’ad Fulvio Conti, sembrano temporeggiare: «Per quanto riguarda il progetto integrato del Sulcis con cattura e sequestro della CO2 (Ccs)», si legge, «è la Regione che ha la responsabilità di promuovere un bando di gara internazionale per l’assegnazione del progetto. In questo contesto, quindi, Enel non potrà essere in nessun caso un interlocutore privilegiato. Enel intende comunque seguire lo sviluppo della gara, consapevole, anche per esperienza già fatta in passato, che questo tipo di progetti ha elevata complessità tecnica e contenuto innovativo e richiede quindi un significativo contributo pubblico».

In particolare poi, riguardo al possibile finanziamento della Commissione Europea, Enel ricorda «che il progetto di Ccs da applicare nella centrale di Porto Tolle (che prevede la conversione da olio combustibile a carbone pulito, per altro ancora in via di autorizzazione), non è in competizione con quello eventuale del Sulcis. I fondi previsti dal programma europeo vengono infatti attribuiti sulla base di graduatorie internazionali».

“Rispetto a quanto riportato da alcuni media”, invece, prosegue la nota, “va anzitutto precisato che Enel sta onorando il suo contratto per acquisire carbone dalle miniere del Sulcis. Si precisa inoltre che questo carbone, per poter essere utilizzato nel rispetto delle norme ambientali, deve essere miscelato con carbone a basso tenore di zolfo di provenienza internazionale (che non arriva né dalla Cina o dalla Russia, ma da Colombia, Stati Uniti ecc.). Rispetto ai quali, il carbone della miniera locale ha infatti un contenuto di zolfo otto volte superiore”.

La nota mette in rilievo anche come la produzione della centrale Enel risenta “della congiuntura di mercato, che vede contrarsi la domanda a fronte di un’offerta sempre più numerosa (anche dei principali operatori stranieri, quali Eon, Edf, GDFSuez). Questa situazione fa oggi sì che Enel contribuisca con i suoi impianti sardi a produrre solo un quinto dell’energia elettrica dell’isola”.

Il Piano per lo sviluppo del Sulcis, proposto da Regione e Provincia e ora all’esame delle strutture tecniche del ministero, “é una buona base di partenza”, fanno sapere dal Mise che si dice pronto a “perseguire l’attuazione di strategie e investimenti finalizzati a riconvertire le produzioni esistenti, ove sia possibile farlo, e a favorire la creazione in tempi adeguati di iniziative durature di sviluppo sostenibile”.

I lavoratori, che di parole e di impegni ne hanno sentiti già in questi mesi, chiedono fatti. Oltre a regione Sardegna, provincia e sindacati, la protesta di Nuraxi Figus è sostenuta anche da Enrico Piras, segretario regionale dell’Unione Popolare Cristiana (UpC), Marco Ferrando del Partito Comunista dei Lavoratori (PcL) e il deputato del Popolo della libertà (PdL) Mauro Pili.

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