CARBOSULCIS/ Il minatore: la mia sfida a −400 metri contro le bugie dei politici

- La Redazione

CLAUDIO VALERI, delegato Cisl, è stato uno dei primi otto minatori a entrare nelle gallerie per occuparle in segno di protesta contro la crisi che minaccia i posti di lavoro dei dipendenti

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Foto Infophoto

“Vorrei che i minatori del Sulcis, impegnati in una prova durissima, sapessero come mi senta profondamente partecipe della loro condizione e delle loro ansie”. Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale ha aggiunto: “La loro storia è parte integrante della storia del lavoro in Sardegna ed è espressione specialissima di attaccamento alla loro terra e di impegno umano e professionale, anche nelle condizioni più pesanti, nell’interesse generale della Regione e del Paese”. Ilsussidiario.net ha intervistato Claudio Valeri, delegato Cisl, che sta partecipando all’occupazione in galleria.

Che cosa ne pensa della presa di posizione di Napolitano?

E’ l’impegno che abbiamo chiesto anche al governo, apprezziamo molto la presa di posizione del presidente della Repubblica.

Come sono le condizioni all’interno della galleria?

La temperatura e l’umidità interna variano molto in base ai materiali e alla profondità. Nel punto più profondo, a 400 metri dalla superficie, la temperatura è accettabile, si aggira sui 22-24 grandi, ma l’umidità è pari all’80-90%. La galleria è inoltre priva di servizi igienici.

Quali sono gli stati d’animo delle persone che partecipano all’occupazione?

In questo momento la tensione è altissima, il nostro stato d’animo è molto contrariato e da domenica alle 20 ci troviamo in miniera senza avere il cambio di nessuno. Io e i miei colleghi proviamo rabbia, delusione e sconforto. Per anni e anni ci hanno preso in giro dicendoci bugie, e in questi giorni all’improvviso tutti i nodi sono arrivati al pettine. Perché si riesca a salvare la miniera del Carbosulcis accedendo ai fondi europei ci sono delle scadenze, e noi alla politica abbiamo chiesto che riesca a fare tutto in tempo. L’alternativa è rimanere tutti senza lavoro.

Lei ha partecipato alla riunione nella quale è stata decisa l’occupazione?

Sì. La protesta è nata su iniziativa dei delegati sindacali ed è stata un blitz improvvisato. Quando tutto è iniziato eravamo in otto, e all’ultimo momento tramite una riunione che si è svolta tra di noi abbiamo deciso di organizzare una protesta per dare un segnale. A livello organizzativo non eravamo tutti d’accordo. Uno si è quindi dimesso, due non erano d’accordo con la nostra posizione e non siamo riusciti a coinvolgere i nostri colleghi di lavoro perché c’era chi era dalla nostra parte e chi no. Ora però, dopo che l’occupazione è incominciata, stanno venendo tutti con noi.

Ora come vi state organizzando?

Ci siamo divisi e abbiamo formato un gruppo all’esterno e uno all’interno. C’è infatti da presidiare l’ingresso della miniera per evitare episodi di sciacallaggio, in quanto nel Carbosulcis in questo momento non c’è una direzione e abbiamo tutto in mano noi come rappresentanti sindacali. Siamo noi quindi i responsabili di quello che succede. Occorre inoltre effettuare dei controlli e coordinare le persone che arrivano, perché ci sono persone che provengono da ogni parte del mondo, persino dal Cile. Ogni tanto ci diamo il cambio, e quindi un gruppo risale in superficie e un altro scende nel sottosuolo. Io ho partecipato sia all’occupazione in galleria sia ai controlli in superficie.

 

State raccogliendo molte adesioni?

 

E’ una cosa bellissima e mai vista in precedenza. Anni fa ho vissuto un’altra occupazione, durante una precedente crisi del Carbosulcis. Nulla però di paragonabile a ciò che sta avvenendo ora, con le informazioni sulla nostra occupazione che stanno raggiungendo tutto il mondo e Internet che ci permette di essere molto più collegati tra di noi.

 

(Pietro Vernizzi)

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