ILVA TARANTO/ Un operaio: le decisioni dei pm sono peggio dell’inquinamento

- La Redazione

Il Gip di Taranto, Patrizia Todisco, ha respinto ieri il piano di interventi proposti dall’Ilva ai quali era allegata la richiesta di mantenere una minima capacità produttiva

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Foto Infophoto

La doccia fredda è arrivata nel pomeriggio. Il Gip di Taranto, Patrizia Todisco ha respinto il piano di interventi proposti dall’Ilva ai quali era allegata una richiesta di poter mantenere una minima capacità produttiva degli impianti sequestrati. Il gip, nelle 15 pagine del decreto sottolinea nelle conclusioni che “non c’è spazio per proposte al ribasso da parte dell’Ilva circa gli interventi da svolgere e le somme da impegnare. I beni in gioco, salute, vita e ambiente e anche il diritto a un lavoro dignitoso”. Todisco ha giustificato la decisione dicendo che Ilva avrebbe fatto “solo proposte al ribasso e che con la salute non si mercanteggia” bocciando, di fatto, la proposta di un piano di riqualificazione da 400 milioni di euro presentata dal presidente dell’azienda, Bruno Ferrante.

Non si è fatta attendere la risposta di Fim e Uilm che hanno dichiarato per domani e venerdì uno sciopero dei dipendenti dello stabilimento, mentre già in quattordici, per protesta, hanno passato la notte sull’altoforno 5. “E’ una situazione sempre più difficile – dice a IlSussidiario.net un lavoratore dell’Ilva che appartiene all’area degli altoforni e che chiede di mantenere l’anonimato – e anche lo sciopero di domani è perché tutti partecipino al dramma che stiamo vivendo in fabbrica e al grosso rischio che tutti stiamo correndo. Non sono sicuro che a Taranto lo capiscano, anzi sembra che qui la gente lo viva come un fastidio. Come può avvenire questo?”.

Cosa pensa della decisione del Tribunale di Taranto? Niente produzione minima.

Ce lo aspettavamo. Nella decisione si vede bene che vogliono fermare gli impianti. Tecnicamente, lo stop deve essere eseguito attraverso procedure specifiche che possono comportare anche settimane. Conoscendo gli impianti, posso dire con certezza che una qualunque fermata programmata di impianti a caldo, per non creare danneggiamenti, presuppone procedure di fermata che richiedono un tempo anche lungo, diverse settimane per intenderci. Chi dice il contrario parla senza cognizione di causa. E’ una richiesta, questa dello spegnimento, che fa nascere in me e nei miei colleghi alcune domande.

Quali?

Come è possibile che in futuro l’Ilva possa continuare a produrre e vendere acciaio? Non solo per continuare a pagare gli stipendi a chi continuerà a lavorarci, ma anche per attuare gli investimenti che richiede la Procura. Anche se riuscisse a quantificare la somma di questi interventi e l’azienda fosse disposta a sborsarli, ci vorrebbero anni anche solo per avviarli. E se anche fossero pronti i progetti, ad oggi, occorrerebbero altri anni per comprare i materiali e per organizzare le forze e le risorse.

In questa vicenda chi è secondo lei che manca di realismo? 

Chi continua a pensare che un azienda privata possa portare avanti investimenti di questo genere senza produrre. Tutto ciò è completamente fuori dalla realtà.

 

E’ sbagliato contrapporre l’intervento di “ambientalizzazione” al mantenimento di impianti che offrono lavoro a migliaia di persone?

 

In un incontro che ha tenuto ieri con gli operai, davanti alla portineria dove ci eravamo riuniti per discutere della questione, il presidente Ferrante ha tenuto a precisare che tutti gli interventi proposti da Ilva, e poi ricusati, sono volti all’ambientalizzazione dell’azienda, ma possono essere portati avanti a patto che l’azienda possa produrre quel minimo necessario che ne garantisca la sopravvivenza. Se l’Ilva viene decretata morta prima che si inizino gli interventi come mai potrà creare i piani di risanamento richiesti?

 

Come giudica, al di là delle appartenenze sindacali o politiche, la protesta estrema che stanno conducendo i suoi colleghi in cima agli altoforni?

 

Stanno portando avanti una loro protesta personale, e io e molti altri, parlo per chi conosco, siamo totalmente dalla loro parte. Posso capire loro preoccupazione perché è anche la mia e di quelli che lavorano all’interno dello stabilimento. Quello che invece ci dispiace di più, è vedere che a Taranto la gente non ha quest’ansia, vede le cose in un modo diverso.

 

La preoccupazione non tocca i tarantini?

 

Purtroppo, per la maggior parte dei tarantini questo è un problema che riguarda esclusivamente l’Ilva e gli ambientalisti. Come se non avessero capito che se lo stabilimento chiude, a Taranto e non solo a Taranto sarebbe uno sfacelo.

 

Ma perché la gente non capisce?

 

Non capiscono perché i giornali locali danno una visione distorta della realtà, con l’Ilva che viene dipinta come un mostro che ha distrutto tutto e continua a farlo. Posso assicurare che non è così. Quella è una posizione che tiene conto solo di una faccia della medaglia; e non del lavoro di chi giornalmente entra nello stabilimento.

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