COSTA CONCORDIA/ “Sto aspettando che ritrovino mio fratello, ma ho perdonato Schettino”

- La Redazione

Dopo le celebrazioni dell’anniversario avvenute domenica, KEVIN REBELLO si trova ancora sull’Isola del Giglio in attesa che il mare restituisca il corpo del fratello

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Kevin Rebello

«Mentre le parlo mi trovo proprio qui, al Giglio, di fronte al relitto. Rispetto a ieri c’è molta meno gente, in tanti sono andati via dopo le celebrazioni dell’anniversario. Io continuo a seguire le operazioni di rimozione, nella speranza che prima o poi venga qualcuno a dirmi che il corpo di mio fratello è stato ritrovato. Non porto rancore. Sono cristiano e cattolico, il perdono è un nostro dovere». E’ trascorso un anno da quel venerdì 13 gennaio 2012 quando, alle 21.42, la Costa Concordia salpata dal porto di Civitavecchia andava a urtare uno scoglio nelle acque dell’Isola del Giglio. L’incidente causò 30 morti e 2 dispersi, tra cui Russell Rebello, ragazzo 32enne di origini indiane e membro dell’equipaggio, il cui corpo non è ancora stato restituito dal mare. Il fratello, Kevin, contattato da IlSussidiario.net, racconta come ha vissuto quei tragici momenti. “Ricordo che la sera del 13 gennaio, non avendo la televisione, lessi le principali notizie dal computer. Immediatamente notai le prime immagini della Costa Concordia, inclinata davanti all’Isola del Giglio”.

Quale fu la sua reazione?

Cominciai a leggere i diversi articoli sull’incidente e pensai subito a mio fratello Russell, per capire se effettivamente si trovava su quella nave o se comunque conoscevo qualche collega o amico che poteva essere rimasto coinvolto. Poi, andando sulla sua pagina Facebook, notai un messaggio lasciato da un suo amico: “Quando arrivi sulla Concordia chiamami, così facciamo colazione insieme”. In quel momento capii che mio fratello era a bordo.

E cosa fece?

Innanzitutto cercai o di recuperare quante più informazioni possibile su mio fratello, la sua effettiva presenza sulla Concordia e la situazione a bordo, mentre la domenica successiva arrivai a Porto Santo Stefano. Era molto difficile riuscire ad avere informazioni precise, viste tutte le persone coinvolte e i loro familiari che ovviamente volevano sapere cosa fosse accaduto. Con il passare delle ore il numero delle vittime saliva.

Lei è quindi rimasto al Giglio?

Sì, sono rimasto mentre il bilancio delle vittime continuava a salire e il mare restituiva sempre più corpi, ma ancora non si conosceva il numero preciso dei dispersi. Solo martedì notte, dopo quattro giorni, mi venne comunicato con certezza che mio fratello era ufficialmente nella lista di coloro che ancora non erano stati trovati. Dopo essere stato tra i primi ad arrivare qui, adesso sono rimasto praticamente solo io ad aspettare novità. Per questo continuo a pregare affinché un giorno il mare possa restituire il corpo di mio fratello.

Cosa prova adesso stando sull’isola?

Ormai al Giglio mi sento a casa e, fin dal primo momento in cui sono arrivato, sono stato accolto da persone fantastiche che hanno sempre dato tutto per aiutare coloro che quella notte erano in difficoltà. Ho conosciuto persone meravigliose, ognuna con qualcosa da raccontare, e la loro presenza mi ha aiutato moltissimo in tutti i mesi che ho trascorso sull’isola. In tanti mi dicevano “non preoccuparti, andrà tutto bene”, e io credo a tutti loro, gente di mare come gli abitanti della città indiana da cui provengo.

Cosa le dà la forza per continuare ad attendere?

Lo faccio per i miei genitori, per la nostra famiglia e per quella di mio fratello. Voglio riportare a casa il suo corpo, in India, nella nostra città, dove potremo dargli un degno funerale e una degna sepoltura. Noi siamo cattolici e solo in questo modo potremo pregare per la sua anima.

Cosa prova nei confronti di Francesco Schettino?

Nei giorni immediatamente successivi all’incidente sembrava fosse proprio il comandante il vero eroe, colui che ha fatto il possibile per salvare il maggior numero di persone. Poi, non molto tempo dopo, la ricostruzione di quanto accaduto si faceva sempre più chiara: Schettino era tra i maggiori responsabili del disastro della Costa Concordia. La legge farà il suo percorso e se Schettino verrà ritenuto colpevole andrà in galera e pagherà le conseguenze delle sue azioni, ma questo non mi ridarà comunque mio fratello. Con i membri della mia famiglia non ho mai discusso, neanche una volta, su Schettino o il naufragio: vogliamo solo che il corpo di mio fratello venga ritrovato, per noi è sufficiente.

Quanto è importante il perdono in questi casi?

Il perdono deve provenire da noi stessi. Anche Giovanni Paolo II ha perdonato colui che aveva tentato di assassinarlo. Rancore e vendetta non hanno senso e non aiutano: siamo esseri umani e siamo cristiani, per noi il perdono dev’essere la norma.

 

(Claudio Perlini)

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