ADOZIONI GAY/ C’è una subdola rivoluzione antropologica, serve un “Family Pride”

- La Redazione

La sentenza che apre alle adozioni gay è l’ulteriore passo verso una deriva che va frenata, spiegano DAVIDE ROSATI e CATERINA TARTAGLIONE, attraverso fenomeni analoghi a quello francese

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Immagine di archivio

“La rivoluzione va fatta senza che nessuno se ne accorga” diceva Bruno Munari, artista del ‘900. La recente sentenza della Cassazione sull’assenza di pregiudiziali per l’affido di un minore ad una coppia omosessuale dimostra come la cultura laicista abbia attualizzato questo insegnamento di Munari.

La sentenza della Cassazione è, infatti, una vera e propria Rivoluzione Antropologica, a cui pochissimi hanno dato importanza. Ancora una volta, come già per la Legge 40, l’invasione della Magistratura nel campo della politica, e cioè della riflessione, del dibattito parlamentare,  appare una stortura del nostro sistema, in cui temi così delicati invece di seguire un percorso democratico, prendono scorciatoie di imposizione elitaria.

La Rivoluzione Antropologica sta in quella parola “pregiudizio” per cui, secondo la Cassazione, millenni di storia dell’umanità, di religioni,di  cultura e senso comune, non contano nulla . Sarebbe dunque un pregiudizio affermare che un bambino ha bisogno di confrontarsi con un uomo e una donna per la sua crescita e la sua maturazione. A nostro avviso invece, quando si afferma l’assoluta uguaglianza tra una famiglia eterosessuale e una coppia omosessuale, è qui che avviene un pregiudizio, in quanto si giudica prima ancora dell’esperienza (pre-giudizio) che non c’è differenza tra i due tipi di coppia.

Caro direttore, in questo modo la Rivoluzione avanza a piccoli passi, così impercettibili che appaiono trascurabili e innocui ai più, tranne alla Chiesa e magari a qualche associazione cattolica che prontamente replica con qualche comunicato stampa. Ma poi tutto si ferma lì, almeno fino al successivo subdolo passettino in avanti (o meglio indietro). Così, piano piano, la cultura massmediatica e tecno scientista inesorabilmente conquista terreno.

Nell’ambito politico le reazioni sono state di tre tipi, emblematiche della posizione culturale che ciascun schieramento vuole rappresentare. L’analisi di queste scelte potrebbe essere sicuramente di aiuto a tutti quegli elettori che ritengono questi temi fondamentali nella propria decisione elettorale.

Il primo tipo di reazione è quello di strumentalizzare la sentenza come ha fatto Vendola, che da tempo fa battaglia in questo senso.  La sentenza della Cassazione è diventata l’occasione per enfatizzare la “veridicità” della propria battaglia, additando come bigotta la posizione degli altri. Il secondo tipo di reazione è stato il silenzio dei centristi, reiterando e confermando la propria intenzione di non intervenire sui “valori non negoziabili” per evitare di creare frizioni con la sinistra e quindi compromettere le alleanze che potranno garantirgli le poltrone nel prossimo Governo (scusate, ma questo non significa già di per se “negoziare”?). Del resto avevano detto da subito che i “valori non negoziabili” non hanno carattere d’urgenza. Beh, se una sentenza del genere non è un segnale di urgenza, cosa dobbiamo aspettare per sentirgli dire qualcosa di Cattolico?

Infine, resta da lodare, l’intervento del Senatore Carlo Giovanardi (Responsabile Nazionale Politiche Familiari del PDL), che in barba alle accuse di bigottismo, non ha avuto alcuna paura di contestare chiaramente lo sconfinamento del Giudice Maria Gabriella Luccioli, che ha forzatamente voluto inserire la propria convinzione ideologica nella sentenza, ignorando le tonnellate di materiale scientifico che sconfessano le sue idee, andando ben oltre al caso in esame, seppur complesso e di difficile soluzione.

Contemporaneamente in questi giorni è nato un nuovo movimento di popolo in Francia (uno dei paesi più laici d’Europa) che non accetta il tentativo di Hollande di estendere il matrimonio e l’adozione a tutti i tipi di unione. Questo movimento, senza bandiere di partito, senza essere contro qualcuno, senza alcuna scelta confessionale, ha rivendicato la necessità che i bambini crescano insieme ad una figura maschile e una femminile, perché questa è una esigenza insostituibile della natura umana.

Nel 2007, in seguito al tentativo dei Dico, in Italia si organizzò un movimento di popolo simile che si riconobbe nel Family Day. Grazie a quell’evento il mondo cattolico riprese forza e fiducia in se stesso, rilanciando con sempre maggiore intensità il tema della famiglia nel dibattito culturale italiano.

Oggi, per contrastare questo inesorabile avanzare della cultura laicista, più che un nuovo Family Day, servirebbe un Family Pride. Occorre dire a tutti che l’orgoglio vero è quello di essere una famiglia secondo natura (come dice la nostra Costituzione), che l’orgoglio vero è quello di essere il luogo della affettività e della generatività naturale e non artificiale, che l’orgoglio vero è quello di contribuire alle difficoltà che sta attraversando il nostro Paese, fungendo da primo ammortizzatore sociale del Paese senza alcun riconoscimento e nessun aiuto da parte dello Stato. Proprio partendo da questa consapevolezza si potrà dare un segnale per dimostrare ai vari Giudici Luccioli, che la famiglia naturale non è un pregiudizio e proprio partendo dalla esperienza positiva di ciascuna famiglia potremo affermare che un padre e una madre sono essenziali per la crescita corretta di un figlio, condizione fondamentale per poter parlare di “bene comune”.

 

(di Davide Rosati e Caterina Tartaglione – Sindacato delle Famiglie onlus)

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