ADOZIONI GAY/ Sei uno scienziato “contro”? Negli Usa ti aspetta il linciaggio

- Roberto Colombo

Per ROBERTO COLOMBO, negli Usa i ricercatori che osano parlare degli effetti psicologici per i bambini adottati da genitori gay, finiscono per essere banditi dalla comunità scientifica

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L’affermazione che, nel caso dell’adozione di un bambino da parte di coppie omosessuali, non vi sarebbero problemi per lo sviluppo della personalità, la maturazione affettiva, la costruzione delle relazioni sociali e altri aspetti connessi alla crescita e all’inserimento del figlio adottivo nel contesto scolastico, nell’ambiente lavorativo e nella comunità adulta sembra essere diventato un dogma scientifico e un assioma culturale dominante negli Usa, in Canada e in alcuni Paesi europei. Chi osa contraddire questa tesi attraverso le proprie ricerche corre il serio rischio di venire bandito dalla comunità scientifica (più precisamente, quella che si autodefinisce tale) degli studiosi del “gender” e delle relazioni omofile con le accuse più infamanti per uno scienziato, quelle di frode scientifica e di condotta contraria alla correttezza accademica.

E’ quanto accaduto ad un giovane sociologo negli Stati Uniti. Il suo nome è Mark Regnerus, ha conseguito il baccellierato in sociologia (primo titolo accademico) al Trinity Christian College di Palos Heights (Illinois) nel 1993 e si è dottorato (PhD) alla University of North Carolina di Chapel Hill nel 2000. Attualmente è professore associato alla Texas University di Austin. La sua rapida e brillante carriera è segnata da oltre 30 articoli su riviste scientifiche e capitoli di libri. All’origine dei suoi guai con la potente lobby statunitense dei sostenitori delle “pari opportunità familiari” per le coppie omosessuali sta un suo articolo, dal titolo How different are the adult children of parents who have same-sex relationships? Findings from the New Family Structures Study (“Quanto sono differenti i figli adulti di genitori che hanno relazioni omosessuali? Risultati di uno studio sulle nuove strutture familiari”), apparso nel luglio 2012 sulla rivista scientifica Social Science Research.

Studiando un campione di giovani adulti (18-39 anni) cresciuti in diversi contesti familiari, il professor Regnerus ha documentato delle differenze statisticamente significative tra i figli in dipendenza della relazione sessuale tra i genitori. In particolare, i problemi riscontrati nella maturazione dei figli cresciuti da coppie omosessuali riguardano la sfera emotiva e la relazionalità sociale.

I risultati sono il frutto dello studio di oltre 200 figli divenuti adulti in strutture familiari omosessuali a confronto con un campione casuale di più di 2000 coetanei cresciuti in famiglie con un padre e una madre. Numeri assai più consistenti e con analisi statistica multivariata di potenza ben superiore a quella di altri studi precedenti, condotti da autori diversi su campioni esigui e poco rappresentativi, che avevano sostenuto la mancanza di differenze (o addirittura l’esistenza di vantaggi) tra i figli educati da una coppia gay o lesbica. 

Nonostante la robustezza scientifica dello studio, che aveva superato il vaglio della valutazione anonima, preventiva alla pubblicazione, da parte di altri sociologi (“peer review”) – uno standard di qualità accreditato nel mondo della ricerca – l’articolo di Mark Regnerus è stato violentemente attaccato attraverso la stampa e il web, e sullo studioso texano è stato rapidamente costruito un “caso mediatico” di discriminazione nei confronti delle coppie omosessuali e di negazione del riconoscimento delle loro pari opportunità genitoriali.

Un solo studio su un unico campione, per quanto numericamente appropriato, non può certo portare a conclusioni definitive su un problema psico-sociale complesso e difficile da indagare con gli strumenti delle scienze umane e i soggetti disponibili. Ma vale a mostrare come la questione non sia certo chiusa e vi siano evidenze documentate che raccomandano grande prudenza prima di considerare come esente da conseguenze sullo sviluppo e la maturazione di una personalità adulta la sostituzione di una delle due figure genitoriali, quella maschile o quella femminile, con una figura dello stesso sesso del partner. Non si tratta, dunque, di un “pregiudizio ideologico” o di una “remora morale”, ma di un dato empiricamente rilevabile della realtà familiare che non può essere cancellato, ma richiede di essere attentamente valutato, con obiettività e serietà. Sullo sfortunato ricercatore di Austin è piombata la pesante accusa di scientific and scholarly misconduct (“condotta riprovevole scientificamente ed accademicamente”), dalla quale però è stato completamente scagionato da una commissione nominata dalla sua facoltà, composta da quattro membri che si sono anche avvalsi di un esterno esperto in integrità della ricerca scientifica.

La conclusione raggiunta dalla commissione è inequivocabile: “Il professor Regnerus non ha commesso alcunché di scientificamente riprovevole … Nessuna delle accuse contro di lui risulta essere fondata”. L’onestà intellettuale dello studioso è stata riconosciuta, ma il prezzo che egli ha dovuto pagare attraverso l’esposizione ad un linciaggio mediatico che si è protratto per diversi mesi non lascia dubbi quanto al rischio che corre chi viola la “correttezza politica” della pretesa completa equiparazione, di fatto e di diritto, tra la paternità e la maternità fondate sulla differenza-complementarietà sessuale dei genitori e una indistinta “genitorialità” costruita sulla relazione omosessuale.

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