CORI RAZZISTI/ Il Milan si ferma e “toglie la palla” ai tifosi violenti

- La Redazione

L’amichevole tra Milan e ProPatria, squadra di Busto Arsizio, è stata interrotta a causa degli insulti razzisti rivolti a Boateng e non solo. Il punto di CARMELO BONGIOVANNI

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Kevin Prince Boateng (Infophoto)

Ha torto questa volta Clarence Seedorf che, intervenendo alla radio britannica BBC, ha dichiarato che il Milan avrebbe dovuto rimanere sul campo: «Andarsene dà autorità ai razzisti» ha detto l’ex campione rossonero. Bene, invece, ha fatto la squadra a ritirarsi, decretando di fatto la fine dell’incontro. Dovremmo vederne più spesso di queste decisioni, anche durante le partite ufficiali dei massimi campionati, nazionali e internazionali, non soltanto in amichevoli come quella disputata a Busto Arsizio tra Milan e Pro Patria che rappresenta l’ultimo atto, in ordine di tempo, di intolleranza razzista da parte di un gruppo di spettatori.

L’insulto razzista è intollerabile, sempre e comunque, anche in un contesto, come quello dello stadio, che concede qualche deroga alle regole della buona educazione. Il razzismo va combattuto come la violenza, perché altro non è, appunto, che violenza, alibi con cui si cerca di giustificare la legittimità di prevaricazioni verso etnie, raggruppamenti culturali e altro, diversi dai propri. Non è un caso che nell’era moderna alcune delle massime espressioni di questo pensiero malato siano stati il nazionalsocialismo in Europa e il Ku Klux Klan in America.

Se sono stati fatti passi significativi nella lotta alla violenza negli stadi, allora, per lo stesso motivo, occorre un impegno serio per arginare anche questo fenomeno di degenerazione culturale e comportamentale. Per non dover sentire più i cori vergognosi sulla lava del Vesuvio all’indirizzo della tifoseria napoletana, perché tacciano per sempre gli squallidi autori di quei “buu” rivolti ai calciatori di colore, perché si possa eliminare dal confronto tra tifosi in una partita di calcio, pur colorito nel linguaggio, quella deriva di pregiudizio e discriminazione verso persone che si identificano attraverso la loro regione di provenienza, cultura, religione, etnia e sessualità.

La sospensione dell’amichevole di Busto ha permesso anche una sollecita identificazione dei responsabili dei cori da parte della questura di Varese, a dimostrazione del fatto che quando strutture sportive e forze dell’ordine collaborano il fenomeno si può combattere più efficacemente.

Lo sport in generale, pertanto, può fare molto per contrastare manifestazioni che, tuttavia, sarebbe riduttivo circoscrivere al perimetro degli stadi. Ciò che avviene nel corso di un evento sportivo, infatti, altro non è che la rappresentazione di quello che la società esprime, magari amplificata e degenerata. Il razzismo, purtroppo, è una triste realtà anche nel nostro Paese. Basta sfogliare i giornali o ascoltare un telegiornale per poterlo cogliere con mano. Anche recenti fatti di cronaca indicano come l’Italia sia ancora attraversata da inquietanti segnali di odio razziale e xenofobo.

Lo sport può dare il suo contributo e tentare, grazie al suo carisma e alla sua forza mediatica, di educare gli individui a comportamenti più civili, rendendo consapevole chi frequenta le tante manifestazioni che si svolgono nei vari ambiti sportivi di quanto sia ingiusto e inconcepibile un atteggiamento di discriminazione nei confronti di altri esseri umani.

Per questo il calcio, in quanto sport più seguito, non deve mai abbassare la soglia di attenzione sul tema. Confortano, quindi, le parole di Barbara Berlusconi che chiede «tolleranza zero per episodi come questi. Le partite vanno sospese subito, anche in campionato. Non si può far sempre finta di non vedere e non sentire». Puntuali anche le parole del segretario della Lega Nord, Roberto Maroni, che ha scelto Twitter per commentare: «Cori razzisti contro i giocatori di colore del Milan: una vergogna. Bravo Allegri, giusto ritirare la squadra».

Davvero fuori luogo, al contrario, il sindaco di Busto, Gigi Farioli, che ha parlato di «reazione impropria» da parte del Milan e attaccato Boateng: «Ha calciato il pallone a 200 all’ora su un tifoso e sappiamo tutti che un fallo di reazione di un professionista è sanzionato molto peggio rispetto a un fallo di gioco e che in qualunque altro stadio d’Italia sarebbe stato espulso».

 

(Carmelo Bongiovanni)

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