LA STORIA/ Emidio e Augusto, quell’Italia che non si arrende, tra un’orata e un wine bar

- Marco Gatti

Alcune persone malate di Sla hanno deciso di non arrendersi e imbarcarsi un una nuova avventura culinaria che ha reso un po’ meno triste la malattia. Il racconto di MARCO GATTI

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Immagine d'archivio

Sla, non spread. C’è un’Italia che non si arrende. E da cui si può imparare la speranza. È l’Italia delle persone che non tremano davanti alla crisi. E cui all’inizio di questo anno vale la pena guardare per trovare il coraggio di affrontare qualsiasi difficoltà. Non sono eroi. Sono uomini e donne come noi, spesso sconosciuti, cui la vita ha dato prove anche più grandi dei conti che non tornano. Ma cui nemmeno l’irrompere del dolore nella loro esistenza, ha fiaccato la voglia di vivere. Imprenditori, della ristorazione, che invece di arrendersi, proprio nella prova, hanno trovato la forza di andare avanti, e, in molti casi, di fare ancora meglio. È il caso di Emidio Marras. Era titolare di un locale a Segrate (Mi), I Fauni. La formula era quella del wine bar. Era stato uno dei primi a dar vita a un esercizio di questo tipo. Gli affari andavano a gonfie vele. All’apice del successo, l’inimmaginabile. Simonetta, l’amore della sua vita, scopre di essere affetta da sclerosi. Per starle vicina, Emidio cede l’attività. Oggi, dopo dieci anni, con lo chef Fabio Petrella, ha riaperto a Milano, un localino, Dal vinattiere (via Clusone – tel. 0245483491), dove, sotto gli occhi sorridenti di sua moglie, in carrozzina, è possibile fare una sosta o acquistare una straordinaria selezione di salumi, formaggi, cose buone, o gustare buonissimi piatti, in una formula, che, in città, spicca per l’eccellente rapporto qualità prezzo. Ed è il caso di Augusto Assolari del ristorante Ponte di Briolo (via Briolo, 2 – tel. 035611197) a Valbrembo (Bg), ora affiancato alla guida del locale, dal figlio Giuseppe, dopo che la moglie, quattro anni fa, ha scoperto di essere gravemente malata. Ex promessa del calcio, sorprende per come ha accettato la “partita” più difficile. Il rapporto sereno con i (bravissimi) collaboratori. La bellezza dell’ambiente, con le due salette eleganti e curate nei minimi particolari. L’attenzione ai clienti, trattati come ospiti di casa. La sequenza di piatti – con eccellenze come sformatino di cardi con calamari scampi e verdure, mezzi paccheri con cipollotto pomodoro e scampi, orata alla mediterranea, pere Martin sec con gelato al Marsala – di impeccabile esecuzione.

Nel suo locale, tutto dice di un amore alla vita smisurato. La crisi? Vista da queste realtà, fa meno paura. E non solo perché locali come questi lavorano. Uomini come Marras o Assolari, sono persone che vale la pena incontrare, perché hanno qualcosa da dirci. Perché ricordano giganti di umanità come Riccardo Riccardi, conte di Santa Maria di Mongrando, che fino all’ultimo giorno della sua vita, volle condividere l’avventura del Club di Papillon, perché la vedeva come compagnia capace di dare senso anche a quella “malattia sanculotta” che, con la sua straordinaria ironia, diceva, aveva fatto sì che la sua “salute sapesse di tappo”. O come Giacomo Bologna, il re della Barbera. La forza di questi uomini? È la forza dell’amore

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