IL CASO/ Ciaccia (Corte dei conti): la legge “del Buon Samaritano”, una spending review sociale

- int. Mario Ciaccia

Tempo di bilanci per la legge 155/2003, meglio conosciuta come “Legge del Buon samaritano”, che quest’anno festeggia il decennale. Ne abbiamo parlato con MARIO CIACCIA

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Tempo di bilanci per la legge 155/2003, meglio conosciuta come “Legge del Buon samaritano”, che quest’anno festeggia il decennale. Il successo del provvedimento è andato oltre le più rosee aspettative: da poche migliaia di pasti e piccole quantità di cibo messe a disposizione delle persone indigenti siamo passati a milioni di pasti e alla distribuzione di grosse quantità di derrate alimentari.Il “trucco”: aver equiparato le onlus che raccolgono le eccedenze di cibo e le consegnano alle persone indigenti al “consumatore finale”, scavalcando in questo modo una legislazione pensata per tutt’altro scopo. Ma, soprattutto, che impediva le donazioni di cibo. L’auspicio ora è che la legge del Buon samaritano diventi un paradigma per tutti gli stati europei. Ne abbiamo parlato con Mario Ciaccia, Presidente onorario di sezione della Corte dei Conti, uno degli estensori della legge, che in questa intervista spiega come questa autentica “rivoluzione” funzioni anche da “spending review sociale”.

La legge del Buon Samaritano compie dieci anni. Possiamo fare un bilancio?

Un bilancio si può senz’altro fare, si tratta solo di stabilire la scala metrica: se utilizziamo quella da 1 a 10 direi che siamo a 9 e tre quarti. Da poche migliaia di pasti e piccole quantità di cibo messe a disposizione delle persone indigenti siamo infatti passati a milioni di pasti e alla distribuzione di grosse quantità di derrate alimentari. Il bilancio quindi è sicuramente positivo. Su una cosa bisogna ancora insistere.

Cosa?

Bisogna diffondere la cultura, la conoscenza, l’informazione su questa legge importante affinché possa diventare patrimonio comune. Non solo dei cittadini ma dello stesso legislatore che a volte può avere la tentazione di modificare norme che non hanno bisogno si essere modificate, tanto sono semplici. Casomai è necessario che vengano diffuse istruzioni positive agli assessorati regionali, perché con la riforma del Titolo V della Costituzione l’alimentazione è passata fra le competenza delle regioni. Bisogna evitare che si formi una burocrazia, per non trovarci tra altri dieci anni con un bilancio più scarso perché si è intervenuti a sproposito su una materia così delicata.

Possiamo richiamare brevemente i punti di forza della legge?

Quella legge è davvero rivoluzionaria per la sua novità e perché è riuscita ad agganciarsi direttamente a quei principi di solidarietà che non sono scritti solo nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo o nel Trattato di Lisbona del 2009 ma attraversano tutta quanta la nostra Costituzione. Esaminando la legislazione comunitaria e quella nazionale ci siamo resi conto che entrambe erano concepite per l’intermediazione – sottolineo – “commerciale” dei prodotti alimentari, per tutelare il consumatore, evitare frodi, consentire la tracciabilità del prodotto, ecc. In pratica non esisteva nel nostro ordinamento una normativa per la donazione del cibo che si discostasse dall’osservanza di quegli obblighi.

Cosa avete fatto a quel punto?

Con la legge 155/2003 abbiamo scavalcato tutto questo e con un articolo semplice abbiamo assimilato le organizzazioni di volontariato, che non perseguono fini di lucro e hanno l’obiettivo di favorire l’accesso al cibo che viene prodotto in eccesso a chi ne ha bisogno, al consumatore finale.

Dov’è il guadagno?

Il consumatore finale non ha il problema di osservare tutte le discipline relative al confezionamento dei prodotti, trasporto, deposito, somministrazione, ecc. La onlus si atteggia come il soggetto che ha consumato il cibo nel punto stesso in cui lo ha raccolto. Questo non sottrae tuttavia le onlus alla disciplina penale vigente in termini di responsabilità civile e penale.

In che senso?

Se un soggetto viene invitato a casa di un altro e viene avvelenato, non è che chi ha fornito il pasto è esentato dalle sue responsabilità. Ovvero non si cancella l’articolo 2042 del codice civile che dispone che chiunque, attraverso il proprio comportamento, cagioni danni è tenuto al risarcimento. Prima della legge del Buon Samaritano era tutto molto problematico.

Quali erano le difficoltà?

Tutta la normativa impediva al cibo di arrivare alla bocca di chi ha fame. Chi produceva in eccedenza non si metteva in un impiccio del genere, caricandosi la responsabilità del trasporto. E chi doveva raccogliere il cibo spesso non aveva le risorse di un’organizzazione commerciale.

La legge del Buon Samaritano potrebbe diventare un paradigma anche per altri paesi europei?

Assolutamente sì. La nostra aspirazione è che possa essere introdotta in tutti gli stati dell’Unione Europea in coerenza con i suoi diritti fondamentali. Per questo sono molto importanti tutte le iniziative che si stanno assumendo in sede comunitaria.

A che iniziative si riferisce?

Nel febbraio scorso è stato presentato un background document della Commissione Europea nel quale, tra gli altri argomenti, viene trattata la donazione di eccedenze alimentari ai banchi alimentari. Speriamo di non dover aspettare dieci anni per poter dire che l’Europa ha introdotto una legge valida in tutti gli stati che combatta definitivamente lo spreco. C’è anche un altro aspetto importante.

Quale?

Attraverso la legge sul recupero e la distribuzione del cibo si costruisce una forma nobile, positiva ed efficace di spending review sociale.

In che modo scusi?

Si parla tanto di riduzione dei costi; non dimentichiamoci che la fame ha anche un costo sociale, perché nessuno Stato può permettersi di vedere la gente morire di fame per strada. La legge è un esempio virtuoso di come si possono ottimizzare le risorse. Anche la Fao, nella sua opera meritoria, ha bisogno di risorse che deve recuperare dagli stati. Bene, noi non chiediamo risorse aggiuntive, vogliamo solo utilizzare meglio le risorse che finiscono nella spazzatura, pur essendo buone. Pur essendo cibi sani a tutti gli effetti, non rifiuti, non scarti, solamente prodotti in eccedenza.

Mercoledì 16 ottobre si celebra la Giornata Mondiale dell’Alimentazione promossa dalla Fao.

Rispetto a quell’iniziativa siamo addirittura in una posizione avanzata. Una posizione cui potrebbe guardare la stessa Fao. Abbiamo parlato di Europa, ma con un po’ di ambizione si potrebbe allargare la prospettiva al mondo. Siamo fiduciosi. Non a caso la legge del Buon Samaritano ha stimolato altre iniziative dello stesso genere.

Ad esempio?

Il precedente governo, con l’articolo 58 della legge 134, ha istituito presso l’Agea (l’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, ndr) un fondo destinato a finanziare programmi annuali di distribuzione di derrate alimentari alle associazioni caritative. Quel provvedimento, che fa il paio con la legge del Buon Samaritano, ha consentito di aiutare qualche milione di persone. È un’altra delle cose da mantenere in vita, sostenendola e magari incrementandola con il programma annuale dell’alimentazione che l’Europa ha previsto anche per il 2014. E non cercando di migliorarla: a volte il meglio è nemico del bene.

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