SANTO DEL GIORNO/ Il 23 ottobre si festeggia San Giovanni da Capestrano

- La Redazione

San Giovanni da Capestrano nel 1456 trovò alla battaglia di Belgrado invasa dai Turchi. Per undici giorni e undici notti non abbandonò mai il campo

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Ricorre oggi, 23 ottobre, la festa di San Giovanni da Capestrano, che nacque nel 1836 a Capestrano, borgo nei pressi dell’Aquila, e morì a Ilok, in Croazia, nel 1456, dopo una vita interamente dedita all’evangelizzazione e alla diffusione dei principi cristiani e francescani in diverse nazioni d’Europa.Tradizionalmente, la festa di questo santo, patrono dei giuristi, era fissata per il 28 di marzo, almeno finché la nuova edizione del Calendario della Chiesa cattolica ne ha spostato la memoria a oggi, anniversario della sua morte.Giovanni nacque a Capestrano da padre nobile, un barone tedesco che s’innamorò e sposò una giovane dama abruzzese. Visse una giovinezza dedita allo studio e all’apprendimento delle virtù nobiliari. Ultimo figlio di una prole numerosa, Giovanni ebbe un’infanzia molto felice, coccolato dalla famiglia ricca e possidente. In gioventù, veniva apostrofato col nome di “Giantudesco”, a causa del suo bell’aspetto, quasi teutonico: egli stesso dirà che i suoi capelli erano come fili d’oro, che lui portava lunghi, seguendo in questo la moda delle sue terre. Ad appena 19 anni, gli fu data in moglie una giovane fanciulla della famiglia dei San Valentino. Un matrimonio che ebbe un esito poco felice: i due non si unirono mai sotto uno stesso tetto, al punto che ciascuno rimase con i propri genitori. Una volta convertito, Giovanni fece annullare il matrimonio, di comune accordo con la sua giovane sposa.Poco dopo il matrimonio, Giovanni conobbe il primo grande dolore della propria vita: per rivalità interne alla città, quattro dei suoi fratelli furono uccisi e le loro abitazioni distrutte. Accolto in collegio dall’università di Perugia, Giovanni continuò i propri studi per molti anni, prima di laurearsi “in utroque iure”, espressione latina che significa letteralmente “nell’uno e nell’altro diritto”. Con questa espressione si intendeva – e s’intende ancora oggi in alcune università tedesche e austriache – il conseguimento della laurea sia in diritto canonico, che in diritto civile. Oltre che studente brillante, fu anche ottimo giurista, al punto che Ladislao d’Angiò Durazzo, re di Sicilia, che aveva ottenuto sottomissione da Perugia nel 1408, lo proclamò governatore e suo luogotenente nel capoluogo umbro. Successivamente, Giovanni cadde prigioniero della famiglia dei Malaspina.

In prigione vi fu il primo vero contatto tra la biografia di San Francesco d’Assisi e quella di San Giovanni. San Francesco era morto quasi duecento anni prima, nel 1226, ma il suo spirito e il suo esempio continuavano a fare proseliti in modo particolarmente vivace in tutta l’Umbria. Come San Francesco, Giovanni ebbe la possibilità, in carcere, di riflettere sulla mondanità della propria vita e su quanto fosse importante per lui la fede. Leggenda narra che lo stesso San Francesco gli sia apparso in sogno, durante i giorni di prigionia, rivelandogli la sua missione: non è di giudici che ha bisogno il mondo, ma di fraternità. Mentre era prigioniero, dunque, si convertì completamente alla vita cristiana. Una volta libero, decise di aderire pienamente alla regola dei Frati Minori francescani, nel convento di Monteripido, vicino Perugia. Dopo un periodo di dubbi e di forti tentazioni del demonio, affrontati con la tempra tipica del popolo tedesco, finalmente arrivò per Giovanni il momento di prendere i voti: fece professione religiosa il 4 ottobre del 1417, proprio il giorno in cui ricorre la festività di San Francesco.

Subito notato dal papa Martino V per le sue doti oratorie, Giovanni vide accrescere la propria fama come predicatore: tutte le piazze italiane si riempivano quando arrivava in una qualche città per evangelizzare e numerose volte le conversioni da lui favorite avevano del prodigioso. Ovunque passasse era capace di appianare le difficoltà e pacificare situazioni e discordie apparentemente insanabili. Per questo suo singolare talento, venne inviato dal papa, come proprio legato, in diversi luoghi d’Europa come l’Austria, la Baviera e la Polonia, soprattutto per arginare la costante crescita dei discepoli degli Hussiti (o Ussiti), cristiani protestanti provenienti dalla Boemia.

Negli anni della sua predicazione divenne anche amico intimo e fratello spirituale del suo maestro, San Bernardino da Siena. Giovanni riuscì anche a difendere quest’ultimo quando venne ingiustamente accusato di eresia, a causa della sua devozione profonda al monogramma JHS (che vuol dire letteralmente Gesù, il Salvatore degli Uomini). Oltre che per le sua abilità oratorie, San Giovanni da Capestrano ebbe anche fama di aver compiuto numerosi prodigi da guaritore: antichi codici e atti notarili, attestano addirittura a duemila il numero di guarigioni inspiegabili operate per intercessione del Santo.A lui si deve la liberazione della città di Belgrado dall’invasione dei musulmani turchi, operata nel 1456. Si racconta che, mentre le armate turche avessero già distrutto eserciti molto numerosi e ben equipaggiati, Giovanni, con un manipolo di poche migliaia di uomini perlopiù poveri e male armati, abbia rotto l’assedio ottomano e ricacciato indietro il nemico. Memorabile fu la battaglia per la conquista del porto: Giovanni, armato del solo vessillo della Croce di Cristo, pregava e indirizzava ai nemici preghiere e litanie di scongiuro. La battaglia per la liberazione di Belgrado durò ben 11 notti e 11 giorni: una fatica immane, per un uomo di settant’anni.

Anche a causa di quell’immane impresa, Giovanni morì a tre mesi dalla battaglia, il giorno 23 ottobre, spirò, consegnando ai propri fratelli il simbolo di Cristo, la croce. Dichiarato beato nel dicembre del 1650, fu proclamato santo 40 anni dopo, in ottobre, dall’allora pontefice Alessandro VIII.

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