CAMORRA/ Don Merola: anch’io prego per la conversione dei camorristi, ma loro devono collaborare…

- int. Luigi Merola

DON LUIGI MEROLA, commentando il caso del sacerdote indagato per aver favorito la latitanza del boss dei Casalesi, racconta qual è sempre stato il suo atteggiamento ne confronti dei mafiosi

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Immagine di archivio (Infophoto 2)

È ormai sera quando riusciamo a parlare con lui al telefono dopo un inseguimento durato mezza giornata. Don Luigi Merola, fondatore de “’A Voce d’è Creature” che si occupa di minori a rischio, è in macchina con la scorta che lo riporta a casa dopo aver partecipato a un convegno a Roma. Come sempre, risponde volentieri alle nostre domande che questa volta riguardano il prete indagato per aver favorito la latitanza del boss dei Casalesi, Nicola Panaro. Racconta di quando anche lui veniva invitato in carcere dai boss che volevano convertirsi: “quando però cominciavo a dire che bisognava collaborare con la giustizia non mi hanno più invitato”. Giusto pregare per la conversione dei camorristi, ci mancherebbe: “Però quella persona deve cambiare vita. Se continua a delinquere e a fare il male vuol dire che non è pentita. La persona che si converte si consegna alla giustizia, non resta latitante. Per me cambiare significa anche cominciare a collaborare con la giustizia. La fede vera ti fa cambiare vita. Quella di prima non esiste più. Inizia una vita nuova”. Poi cita sant’Agostino: quel Dio che ti ha chiamato non ti aiuterà senza il tuo aiuto. “Dio ha bisogno anche della collaborazione dell’uomo”. “E’ morto anche il mio cellulare, l’ultimo 5% della batteria che mi era rimasto l’ho usato per te”. Si congeda così don Luigi non senza aver prima impartito la sua benedizione: “Pace e bene”.

Ha sentito del sacerdote indagato per aver favorito la latitanza del boss Nicola Panaro?
Sono rabbrividito. Subito mi sono venuti in mente i tanti sacerdoti che cercano di strappare i giovani alla criminalità organizzata, come cerchiamo di fare a Napoli con ‘A Voce d’e’creature. Mi sono venuti in mente don Pino Puglisi che è stato ammazzato da Cosa nostra, oppure qui, nella terra di Casal di Principe, a don Peppino Diana, ucciso dalla camorra.         

Agli atti ci sono alcune lettere del sacerdote nelle quali dice di pregare ogni giorno per il boss.      
Speriamo che quel sacerdote chiarisca al più presto la sua posizione. La camorra è peccato. Qui non si tratta di salvare ma innanzitutto di condannare il peccato. Che significa condannare il male. Che è sempre male come il bene è sempre bene. D’altra parte, ci rendiamo conto che il Diavolo ormai è entrato in tutti gli ambienti. Spetta a noi sacerdoti e a quelli che si stanno formando nei seminari ricordarsi che la missione della Chiesa è ancora all’inizio. E che per salvare l’uomo c’è bisogno di tanto, tanto, tanto lavoro pastorale. Attraverso la preghiera, certamente attraverso i sacramenti, ma anche attraverso la condanna delle ingiustizie. Non possiamo, mai e poi mai, coprire un’ingiustizia anche a fin di bene.

Vedremo, per ora quel sacerdote è solo indagato. Ma che un prete preghi per la conversione di un criminale non è una cosa giusta?
La Chiesa ha sempre insegnato che bisogna pregare per la conversione degli uomini. Lo ritroviamo nei vangeli, a cominciare dall’ultimo dei grandi profeti, san Giovanni Battista, che pregava per la conversione dei peccatori. Dobbiamo sempre farlo. Però quella persona deve cambiare vita. Se continua a delinquere e a fare il male vuol dire che non è pentita. La persona che si converte si consegna alla giustizia, non resta latitante. Per me cambiare significa anche cominciare a collaborare con la giustizia.

A lei non è mai capitato di entrare in contatto con personaggi legati alla camorra?
Sono stato invitato ad andare in carcere da boss come Bidognetti che diceva di volersi convertire; quando però ho cominciato a dire che bisognava collaborare con la giustizia non mi ha più invitato. Oppure il boss Giuliano, che ha ammazzato Annalisa Durante, anche lui voleva cambiare vita. A tutti ho sempre chiesto di collaborare con la giustizia. Non accetto questa falsa religiosità. La fede vera ti fa cambiare vita. Quella di prima non esiste più. Inizia una vita nuova.

Lei prega per la conversione dei camorristi?

Certo. Preghiamo per la conversione degli uomini. Ma gli uomini si devono convertire. Dice il grande sant’Agostino: quel Dio che ti ha chiamato non ti aiuterà senza il tuo aiuto. Dio può cambiare il cuore dell’uomo, ma se non c’è l’aiuto dell’uomo, Dio non cambierà mai il cuore dell’uomo. Dio ha bisogno anche della sua collaborazione. Non può essere solo una cosa “spirituale”, non siamo tutti asceti o santi. Succede sempre così nella Chiesa.

Cioè?
Io credo che esista lo Spirito santo, basta vedere il Papa eletto. Quella è stata proprio l’azione dello Spirito santo: in un periodo in cui la Chiesa era sprofondata nel baratro è arrivato il dono più bello, che è Papa Francesco. Ma c’è stato bisogno della collaborazione degli uomini e i cardinali hanno collaborato; si sono veramente messi in ascolto dello Spirito santo e hanno chiesto a Dio “chi dobbiamo scegliere?”. Così è venuto fuori il dono più bello per la Chiesa cattolica. È vero: è compito del sacerdote pregare per la salvezza delle anime. Però io metto sempre una condizione: Dio ti aiuterà a condizione che tu collabori.

Lei però non smette di pregare per la conversione di quelli che non si sono ancora decisi a collaborare con la giustizia, o no?
Tutte le sere, quando ho più tempo per stare fermo e leggere le tante lettere che ricevo, ma anche quando celebro messa di mattina presto dalle suore. Lo sanno anche i miei angeli custodi (lo dice scherzando rivolto agli uomini della scorta che sono con lui in macchina): una delle mie intenzione è sempre perché nessun giovane cada più nei tentacoli della mafia. E certamente prego per la conversione dei camorristi. Sì, bisogna continuare a pregare perché Gesù ci ha detto: chiedete, chiedete e otterrete. Senza la preghiera non possiamo cambiare il mondo. Però pregare non vuol dire avere rapporti con quelle persone. Io prego in Chiesa, a casa mia per la conversione dei camorristi.

Non bisogna incontrarli? 
Se non c’è collaborazione, non si possono incontrare quelle persone. Devono avere il desiderio del bene. Devono sentire che qualcosa dentro di loro è morto. Per poter entrare nella comunione della Chiesa. Per ora, secondo me, sono fuori dalla comunione con la Chiesa. Per questo ha fatto bene il cardinale a vietare i funerali del boss di Marano, Angelo Nuvoletta.

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