IL CASO/ I nonni, miglior “antidoto” all’ideologia del gender

- La Redazione

E’ possibile svolgere un ruolo educativo nei confronti di nipoti adolescenti condizionati da una mentalità secondo cui si è ciò che si è deciso di diventare? MARINELLA SENN

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Caro direttore,
come nonna di cinque nipoti di varia età talvolta sono infastidita da affermazioni del tipo: “Allora farai la nonna!” perché in verità quando mi occupo dei miei nipoti non esercito nessuna professione ma semplicemente accompagno la mia umanità alla loro nel cammino della vita.

E’ l’“essere nonna” il livello che mi interpella e che mi permette di rispondere ai bisogni dei più piccoli assumendomi una quota di rischio nel trasmettere loro ciò che per me vale e ha un senso.

In questo appassionante impegno (perché di questo, duramente, si tratta), negli ultimi mesi mi sono imbattuta in alcune vicende che mi hanno fatto pensare quale messaggio si veicolasse ai miei nipoti e ai più giovani, cosi “fragili e iperconnessi” (come ben diceva Pigi Colognesi nell‘editoriale del 21 ottobre scorso)

Una sollecitazione in tal senso è stata la vicenda che ha coinvolto l’industriale Piero Barilla che si era permesso di dire che, per la pubblicità dei suoi prodotti, si sarebbe avvalso di “famiglie tradizionali”. Apriti cielo! Si sono sprecate pagine di allarme contro una tale incivile, discriminante affermazione, si è incitato al boicottaggio della pasta, su YouTube si è scatenato un impressionate rigurgito di intolleranza e un inno alle famiglie omosessuali.

Quale era il nocciolo della questione? Che non ci sono differenze, che famiglie etero ed omo sono uguali, basta “volersi bene”.

Allora ho pensato ai miei nipoti, alcuni dei quali adolescenti, in una età in cui si gioca il problema della ricerca della propria identità, a come avrebbero reagito di fronte alla differenza sessuale, a quali valori avrebbero fatto riferimento.

Certamente non più, come un tempo, ad una struttura antropologica oggettiva (Dio li fece uomo e donna) ma ad una variabile soggettiva a cui accedere liberamente. Alla grande domanda che attraversa l’adolescenza “Chi sono io?” oggi si fa strada la risposta: “Ciò che sarò dipende da ciò che scelgo di essere”,  slegata da qualsiasi riferimento ad un “dato” che ci precede.

L’identità sessuale e generativa diventa così una possibilità a cui ho diritto di accedere scegliendo tra diversi orientamenti e anche il vincolo di coppia, disancorato da una oggettività, diventa “liquido”, in un contesto da cui è bandita ogni responsabilità.

Su questi temi ho ascoltato di recente un importante intervento sul “Gender” a Milano al Centro Charles Peguy a cura di Eugenia Scabini, ordinaria di Psicologia nell’Università Cattolica. Mi hanno colpito anche  alcune sue affermazioni riguardanti che cosa significa il volersi bene, come gli affetti debbano tradursi in responsabilità concrete, decisioni, conflitti, in una parola in una educazione. È solo in un tale contesto che l’affetto trova il suo riferimento e si dispiega non come un narcisistico atteggiamento ma ha a che fare con la vita di un altro essere, che si inizia a guardare rispettandone l’alterità e la diversità.

Colpita vuoi dal fatto di cronaca, vuoi dall’ascolto della Scabini (coadiuvata da Guido Banzatti) mi sono emerse alcune considerazioni su ciò che generalmente vien richiesto a noi nonni: sostituzione di babysitter in caso di malattia dei nipoti, supplenza in momenti di emergenza della vita familiare, accompagnamenti vari e via dicendo… tutte cose lodevoli, ma che tendono ad appiattire la presenza dei nonni in un logica di mero servizio.

Penso invece che noi nonni dobbiamo riprendere con coraggio il nostro ruolo di tramite tra diverse generazioni, come opportunità per rinsaldare i legami e come capacità di trasmettere ai piccoli ciò che per noi ha un valore un senso, rischiando un giudizio su questioni che possono incidere sulla formazione di un giovane, come ad esempio oggi è la questione del “gender” di cui abbiamo parlato.

Formazione che peraltro è compito primario dei genitori, nei confronti dei quali è quanto mai opportuno essere discreti e sostenerli, semmai, nel loro compito educativo, oggigiorno particolarmente gravoso.

Questo non significa riversare sui nostri figli o nipoti fiumi di parole come “utili suggerimenti” ma far vedere, attraverso i nostri sguardi, i nostri gesti e le scelte della nostra vita come, nel caso citato, sia bello e pieno di senso l’accogliersi tra uomo e donna nella convinzione che sarà proprio il correre una tale avventura ciò che ci permetterà di non invecchiare, o, meglio, di farlo con letizia.

 

(Marinella Senn)

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