ROBERTA RAGUSA/ L’esperto: medium e “falsi ricordi”, il lato oscuro dell’indagine

Il caso della donna scomparsa dalla sua casa di Gello di San Giuliano, nei pressi di Pisa, la notte del 13 gennaio 2012, rimane irrisolto. L’ultima pista? La medium Emanuela

08.10.2013 - int. Alessandro Pedrazzi
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Roberta Ragusa

Continua a tener banco. Il caso della donna scomparsa dalla sua casa di Gello di San Giuliano, nei pressi di Pisa, la notte del 13 gennaio 2012, rimane irrisolto e il giallo rimane intricatissimo. Il marito della donna è tuttora indagato per omicidio e occultamento di cadavere. Una sensitiva di nome Emanuela è solo l’ultimo tassello di un puzzle ancora incompleto. Intervistata durante l’ultima puntata di Mistero in onda su Italia1, la sensitiva Emanuela va quasi in crisi isterica. La conduttrice di Mistero, Lucilla Agosti, a fine servizio, ha accompagnato la sensitiva Emanuela  in caserma per verbalizzare le sue visioni. Abbiamo contattato il noto psicologo Alessandro Pedrazzi, che ci ha dato la sua personale chiave di lettura del caso, con un occhio di riguardo all’attendibilità o meno di questi medium spesso coinvolti nelle indagini e nei casi di sparizione. Eccolo nella sua intervista per ilsussidiario.net. 

Innanzitutto un parere sulla testimonianza “irrazionale” della sensitiva Emanuela, ospite di Mistero, sul caso ancora irrisolto di Roberta Ragusa. La donna ha avuto una sorta di crisi isterica e ha dichiarato: “Se mi avvicino in maniera irrispettosa sto male fisicamente. Non posso sentire solo il dolore”. Un parere professionale su quanto accaduto in relazione al caso (può essere la svolta?) e sulla credibilità della testimonianza. In casi di cronaca così sensibili come quello in esame, può valer la pena ogni tipo d’indizio nuovo, anche quello meno “razionale”, il tentabile deve sicuramente essere tentato per rispetto delle eventuali vittime e della verità giudiziaria. Ovviamente i suggerimenti dei medium rientrano nell’ambito degli indizi fortemente irrazionali, nel senso che le loro intuizioni derivano da percezioni che non hanno superato, né potrebbero superare un metodo scientifico di sperimentazione. Non conosco nello specifico la sensitiva Emanuela, e parto dall’idea di buona fede rispetto alla sua attitudine medianica, tuttavia per ora non vi è dimostrazione statistica che i sensitivi possano essere persone affidabili nella soluzione di indagini. Ciò significa che, a quanto mi è dato sapere, nessun medium azzecca il 50 + 1% delle proprie previsioni. Questo è un limite, anzi, questo è il limite. In ogni caso, ripeto, in una situazione di stallo delle indagini, può anche aver senso spostare le ricerche in direzioni non comuni; sia mai che per semplice serendipità si giunga alla soluzione del caso.

Sul caso Ragusa che idea si è fatto? Le testimonianze di Loris Gozi, la posizione del marito
Su indagini in corso è sempre meglio mantenere un basso profilo rispetto a facilonerie espresse da chi, come me, non è addentro le indagini stesse e manca di elementi seri per giudicare. A livello personale questa è l’idea che mi faccio di solito in questi casi. Benché essi sollecitino curiosità morbose e intrighi da giallo-thriller, tuttavia gli inquirenti sanno bene che la maggior parte degli omicidi sono compiuti da familiari o conoscenti stretti, i quali sono i soli ad avere un movente razionale; l’omicidio perpetrato da un emerito sconosciuto che non ha nessun movente, se non una personale pulsione omicida, è cosa molto rara. Quindi, nonostante il fascino del giallo, tenderei a rifarmi al principio metodologico suggerito da Guglielmo di Occam: “A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire”. Il famoso rasoio di Occam.

E sempre sulla scomparsa, la testimonianza di un secondo uomo che è convinto di aver visto Roberta uscire in pigiama dal cancello della sua abitazione nella notte della sua scomparsa, notando gli occhi azzurri nel buio, è attendibile? Anche in questo caso non sta a me dirimere la questione dell’affidabilità di quella specifica testimonianza. Posso però ricordare la vasta letteratura concernente i falsi ricordi dei testimoni, i quali per diversissimi motivi registrano alcuni particolari e non altri o distorcono memorie conservandone invece altre in forma corretta. Sempre che esista una percezione completa e perfetta. Se prendessimo un gruppo di persone e le facessimo assistere al medesimo evento, avremmo tante testimonianze leggermente diverse quanti sono i testimoni. Certo, pensare che di notte un soggetto percepisca il colore degli occhi di un’altra persona è cosa ostica da accettare, tuttavia non è impossibile.

Spesso i sensitivi vengono utilizzati come ultima risorsa (sia dagli inquirenti che, soprattutto, dai famigliari). È solo suggestione, mania di protagonismo o esiste davvero una zona grigia che ha la sua attendibilità che sarebbe giusto e proficuo indagare? Sicuramente val la pena utilizzare tutti gli strumenti possibili per un’indagine, soprattutto se la risorsa è ingaggiata e stipendiata in forma privata. Il suggerimento è ovviamente quello di fare attenzione ai soggetti poco onesti che potrebbero fare della medianità una lucrosa quanto truffaldina professione. Si potrebbe ipotizzare invece l’avvio di una ricerca scientifica di fattibilità e di utilizzabilità di questi presunti poteri, che magari, dico per ipotesi, si rivelano più fruttuosi in determinate circostanze e non in altre. Chissà. In effetti in USA è noto che la polizia abbia fatto ricorso a medium e sensitivi per sbrogliare, anche parzialmente, casi complessi.

I medium possono fornire realmente un contribuito decisivo alle indagini? Pensiamo al caso di successo di Maria Rosa Busi, che fece ritrovare il corpo di Chiara Bariffi nel Lario nel punto esatto da lei indicato): come fanno a trovare i cadaveri spariti? C’è fondamento scientifico in questi oscuri meccanismi? 

Per quello che ne sappiamo attualmente, le canoniche indagini svolte dalle Forze dell’Ordine e dai magistrati ottengono più risultati. E’ statistica. L’eco mediatica successiva al successo di Maria Rosa Busi è connessa proprio al fatto che indagini risolte tramite via medianica sono l’eccezione, non la regola. Rarità così rare che, a livello statistico, contando tutte le previsioni medianiche fatte in un anno divise per i successi da esse derivati, potrebbero essere pareggiati da un soggetto senza poteri che, presa una cartina geografica e puntato il dito a casaccio sulla mappa, trovasse un qualche povero defunto legato a qualche cold case. Ripeto: occorre che scienza e parapsicologia si siedano ad un tavolo e pianifichino uno studio sul fenomeno. La scienza dovrà evitare l’atteggiamento borioso che spesso ha. La parapsicologia deve smetterla di trincerarsi dietro il fatto che le sue manifestazioni sono casuali, non controllabili, vaghe e non testabili. Peraltro se i poteri sono così vaghi e incontrollabili non si dovrebbero neppure chiedere dei soldi ai potenziali clienti per l’espletamento di una professionalità che non abbia le caratteristiche della continuità.

Quali sono i motivi che portano a contattare un sensitivo? Semplice, perché la realtà concreta non ha saputo dare, o non può dare le risposte che si cercano. Inoltre buona parte dei sensitivi restituisce messaggi e lezioni spirituali di armonia, pace e amore, messaggi che essi dicono provenire direttamente dai defunti. Cosa si può volere di più, per noi esseri mortali, che la “prova” di una vita dopo la morte e di un amato defunto che è vivo nell’aldilà, che ci aspetta sereno e che ci ama?
 

E infine, è moralmente è corretto affidarsi alle piste irrazionali dei sensitivi? Di primo acchito si potrebbe dire che il fine giustifica i mezzi e che, se il sensitivo risolve il caso, la scelta è stata ottimale. Ma per essere così, cioè per fare della consulenza medianica una costante fra gli strumenti di polizia, vanno analizzate tutte le consulenze e i successi derivati. Se essi non superano una certa percentuale, il rischio è di sottrarre energie alle forme d’indagine canoniche per perdere letteralmente tempo dietro chimere metafisiche. Francamente, investirei soldi pubblici nella cosa solo se ci fosse la prova che non fossero soldi buttati, senno sarebbe l’ennesimo sperpero di pecunia pubblica. Meglio, molto meglio assumere giovani laureati e formarli come criminologi esperti in vecchi come nuovi metodi d’indagine. Per esempio: quanto è diffuso in Italia l’impegno del criminal profiler e, per non parlare a nome di altri, lo psicologo nell’analisi di crimini non violenti? Per come stanno le cose abbiamo bisogno di tanti professionisti esperti, metodici, efficaci e anche sì istintivi, che però non è la stessa cosa di sensitivi.  

 

(Fabio Franchini)

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