NO TAV/ Pittella: i violenti che hanno assaltato Letta sono “figli” dell’austerity

- int. Gianni Pittella

Roma. Mentre Enrico Letta e Francois Hollande ribadivano che la Tav si farà, le manifestazioni dei No Tav degeneravano negli ennesimi episodi di violenza. GIANNI PITTELLA (Pd)

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No Tav (Fonte Infophoto)

Mentre era in corso il vertice Italia-Francia e sia Enrico Letta che Francois Hollande ribadivano che la Tav, comunque vada, si farà, le manifestazioni di chi la pensa al contrario degeneravano negli ennesimi episodi di violenza. Ieri, Roma, in occasione del summit, è stata blindata. Inizialmente, un gruppo di attivisti della Val di Susa ha protestato pacificamente a Campo dei Fiori, vicino alla sede dell’ambasciata francese. Poi, un gruppo di militanti si è staccato da quello principale. Per sfasciare tutto: ha cercato di forzare il il blocco della polizia che aveva proibito di sfilare per le vie del centro. Poi, ha attaccato la sede del Partito democratico con petardi e bombe carta. Una persona che si trovava all’interno della sede del partito è rimasta contusa. Negli scontri, inoltre, sono rimasti feriti sei agenti e un manifestante. Gianni Pittella, vicepresidente del Parlamento europeo, ci spiega dove hanno origine questi fenomeni, ravvisabili, in occidente, un po’ ovunque.

Ieri c’è stata l’ennesima manifestazione violenta. Cosa ne pensa?

Voglio esprimere, anzitutto, solidarietà ai compagni del circolo del Pd di Roma, come a tutti quelli che vengono costantemente aggrediti da queste forme di violenza scalmanata, inaudita, e incompatibile con la dialettica che potrebbe, legittimamente, prodursi rispetto ad eventuali divergenze sull’apertura del cantiere. Noto, purtroppo, che un tema così importante per la comunità interessata, viene sistematicamente strumentalizzato e trasformato, da alcuni, in un sistema per scatenare odio e distruzione.

In Francia non hanno questi problemi.

Con la Tav, no. Ma, a onor del vero, nel corso degli anni, hanno avuto non pochi problemi di ordine pubblico. Resta il fatto che, in Italia, rispetto alla vicenda non si è fatta chiarezza fin da subito. Probabilmente, si sarebbe potuto coinvolgere i cittadini, magari con un referendum; oppure, dare luogo o ad una consultazione dei sindaci. Il vero problema, tuttavia, è che al di là dell’importanza dell’opera specifica, per noi è fondamentale affermare il principio secondo cui nessuno può porre dei veti rispetto alla realizzazione di un’opera infrastrutturale talmente decisiva per il nostro Paese.

Crede che i No Tav pacifici abbiano della colpe?

La gente della Val di Susa che, legittimamente, protesta contro la Tav, effettivamente dovrebbe essere in grado di riconoscere quanti non provengono dal territorio e di isolarli, specialmente se sono armati. Tanto più che costoro screditano l’intero movimento e la loro causa.

 

Che rappresentanza politica hanno nel resto del mondo?

Non credo che si possa parlare di rappresentanza politica vera e propria. Non fanno neppure riferimento ad una cultura unitaria. Rappresentano, invece, una scheggia di quel puzzle di ideologie, posizioni e culture eterogenee che sono riconducibili all’essere sempre e comunque “anti” qualcosa. I violenti tra gli anti-Tav facilmente possono far parte della schiera di violenti degli anti-Euro o degli anti-Europa. Un tempo, si sarebbero definiti anarco- insurrezionalisti, ma anche questo termine, benché relativamente giovane, direi che è stato superato dagli eventi.

 

Fenomeni del genere sono rintracciabili in tutta Europa. Cos’hanno in comune?

Indubbiamente, l’aver subito le politiche di austerità. Il che, ovviamente, non giustifica minimamente la violenza. Occorre, tuttavia, ricordare che essa trova nel disagio sociale, nella crescente disoccupazione e nell’ampliamento della quota di emarginazione, il terreno di coltura ideale.

 

I violenti, spesso, provengono da famiglie benestanti.

Indubbiamente, l’”avanguardia” di questi movimento è costituita anche dai figli di papà. Tuttavia, se non ci fosse un simile malessere sociale, non avrebbero modo di strumentalizzare la rabbia dei propri compagni.

 

(Paolo Nessi)

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