J’ACCUSE/ Marsico (Caritas): la legge di stabilità non aiuta i nuovi poveri

- int. Francesco Marsico

Secondo FRANCESCO MARSICO, vice presidente della Caritas Italiana, la legge di stabilità non risponde in maniera adeguata alla povertà che colpisce gli italiani

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Immagine di archivio

Dal 2007 al 2012 il numero degli italiani in condizioni di povertà assoluta è raddoppiato, passando da 2,4 a 4,8 milioni. Di questi, oltre un milione sono minori. Lo ha detto Antonio Golini, presidente facente funzioni dell’Istat, durante un’audizione al Senato sulla legge di Stabilità. Nella sua relazione Golini ha anche annunciato che verso la fine del 2013 l’Italia uscirà finalmente dalla recessione. Dai dati dell’Istat risulta ulteriormente peggiorato anche l’indicatore di grave deprivazione materiale che aveva mostrato un deterioramento già nel 2011. Nel primo semestre del 2013, secondo l’istituto di statistica, il 17% delle famiglie dichiara di aver diminuito la quantità di generi alimentari acquistati e contemporaneamente di aver scelto prodotti di qualità inferiore. Per Francesco Marsico, vice direttore della Caritas Italiana, significa che “la povertà che si profila nel nostro Paese è così grave da incidere ormai sulla qualità del cibo che viene acquistato”. E che per fronte a una situazione così drammatica “la capacità di risposta della legge di stabilità è ridottissima”: occorre “almeno un aggiustamento delle risorse sul capitolo Beni alimentari” durante l’iter parlamentare. “Per il 2014 ci sarebbe una misura di sollievo al reddito delle famiglie. Soprattutto per i più piccoli”.    

Nel giro di cinque anni i poveri in Italia sono raddoppiati. Per chi come voi ha a che fare quotidianamente con persone in difficoltà non c’è niente di nuovo, o sbaglio?
Quei dati l’Istat li aveva resi noti a luglio con il rapporto sulla povertà 2012. Che i poveri assoluti fossero raddoppiati purtroppo lo sapevamo già. Ma la notizia ahimè è un’altra.

Quale?
Quello che non c’è nella legge di stabilità. Lo si capisce se si fa un raffronto tra la situazione nazionale e la scarsità di risorse per questo comparto. Questa è la prima questione.

La seconda?
Tra i dati forniti dall’Istat ce n’è uno particolarmente interessante che riguarda il primo semestre di quest’anno.

Di cosa si tratta?
Dall’analisi dell’Istat risulta che il 17% delle famiglie ha dichiarato di acquistare prodotti alimentari di qualità inferiore. Significa che la povertà che si profila nel nostro Paese è così grave che non incide su beni di lusso, voluttuari, ma addirittura sulla qualità del cibo che viene acquistato. Questa, secondo me, è la cosa più grave emersa ieri durante l’audizione alla Commissione Bilancio del Senato.

In previsione anche le risorse dell’Europa si ridurranno. Cosa si può fare?

E’ evidente che l’analisi dell’Istat conferma due questioni che Caritas, assieme ad altri enti volontariato come il Banco Alimentare, ha posto.

 

Quali questioni?
Abbiamo detto: a fronte di una situazione di povertà così drammatica la capacità di risposta della legge di stabilità è ridottissima. Essa infatti prevede soltanto 250 milioni per la vecchia social card che, intendiamoci, è una cosa buona, ma è la prosecuzione di una misura già esistente, non aggiunge nulla di nuovo. E poi ci sono 5 milioni per il fondo aiuti alimentari gestito dal ministero delle Politiche agricole. In più.

 

In più?
La legge di stabilità non fa neanche una scelta chiara tra quelli che sono gli strumenti di contrasto.

 

La legge di stabilità subirà modifiche durante l’iter parlamentare. Cos’è auspicabile secondo voi?
Almeno un aggiustamento delle risorse sul capitolo Beni alimentari che rappresenterebbe una scelta ragionevole confermata dai dati istituzionali. Per il 2014 ci sarebbe una misura di sussidio al reddito delle famiglie per l’acquisto di generi alimentari. E dare la possibilità di comperare generi alimentari è dare reddito, non è solo dare del cibo. Si tratterebbe di una misura di sollievo, neanche di sostegno, rispetto alla prospettiva di famiglie che hanno meno risorse e minor qualità di cibo. Soprattutto per i più piccoli e per tutte quelli classi di età che rappresentano il futuro di questo Paese.    

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