SPILLO/ Cari “ggiovani” vittime della crisi (o figli di papà?), adesso il gioco si fa duro

- Raffaele Iannuzzi

E’ la solita guerra generazionale o c’è molto di più? Davvero i “ggiovani” d’oggi sanno un decimo di quello che sapevano i genitori alla loro età? Il commento di RAFFAELE IANNUZZI

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Quando finiremo questa indecente pantomima sui “ggiovani” – oggi arricchita con i corollari dei maschi senza palle che dovrebbero essere i “padri”, ma invece sono i gorilla del nulla, che gravitano attorno alla subcultura del piagnisteo – sarà sempre troppo tardi. Che palle, signori. Non se ne può più. I “ggiovani”, questo pseudoconcetto, per dirla con Croce – lo conoscete, o miei vezzeggiatissimi “ggiovani”? -, inventato di sana pianta dai sociologi del sei politico da Trento a Palermo, non esistono: in natura, esiste solo l’individuo. Punto e a capo. Brutale? Fate vobis, ma è così.

Dimostrazione dell’assunto: prendete un bel mazzo di “ggiovani” ed intervistateli, dicendo loro: “Ma voi, come “ggiovani”, cosa volete?” – e questi baldi panda della foresta subtropicale sopravvissuta alle forsennate ideologie di questo Paese oltraggiato da queste ultime, vi risponderanno: “Mah, non come “ggiovani”, ma come persone, perché le situazioni variano moltissimo, infatti, avete visto quell’altro “ggiovane”, ricco e figlio di industriali blablabla, lui sì che è privilegiato, noi siamo peones etc.”. Giusto: perché il mondo, la “società”, in natura, non c’è, c’è l’individuo o, come Guardini sottolineava, l’individualità che si fa persona, come volete, insomma c’è quella cosa là. Dunque, dare la fascia di età che va dai 16 anni ai 40, che ne so, perché poi la time-line cambia di continuo, è una contraddizione in termini, anzi in re.

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Questi studiano quell’oggetto misterioso e inafferrabile che si chiama “società”, questi sono individui messi come sono messi e che ci raccontano cose che francamente non vorremmo sentire da gente cosiddetta “evoluta” – sì, perché questi fanno parte della “razza evoluta”, quella che usa i genitori per poi proletarizzarli nella percezione familiare – leggiamo di dentisti non più ricchi, che devono pagare le fatture ai tecnici: ma dai, non mi dire! E io che pensavo che questo accadesse soltanto ai piccoli e medi imprenditori: dipenderà mica dal drastico calo dei consumi, quello che, secondo Napolitano, finirà nel 2014 o giù di lì? -, per poi scaricarli, quando si tratti di regole, doveri, perché no?, morale, nel senso meno bacchettone del termine, come corrispondenza di un criterio ragionevole di vivere al comune e oggettivo con-vivere: ma di cosa stiamo parlando? La crisi? Gente che va in bicicletta e si lamenta, non ha i soldi per i mezzi pubblici, ma si ingozza di birre e fuma, magari, anche roba pesante, ma quando finirà questo mindfucking permanente?

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Lo so: serve ai giornaloni di sinistra, soprattutto a quello oggi incensato anche perché il vecchio guru Scalfari dialoga a tu per tu con il Papa, per riempire quelle quarantotto pagine di fuffa che ogni volta propalano al depresso e atterrito elettore “ de sinistra”, sfiancato da se stesso e dalla sua povera storia degli ultimi vent’anni a caccia della razza più ambita di animale da cucinare, vestiti inclusi, in salamoia: Silvio Berlusconi; lo so, ma a me, che ho smazzato laureandomi a Pisa nel 1990, lasciando la camera un anno prima, pagando tutto e studiando per chiudere la partita con i fighetti comunisti con “L’Unità” sottobraccio che pontificavano così: “Questo non è il luogo deputato per l’assemblea!” (Normalisti, of course, gente che studiava con le tasse di mio padre), francamente dei “ggiovani”…mi spiego? Non me ne può fregare di meno: piagnucolano a vent’anni, figuriamoci alla mia età (48 a gennaio); non reggono neanche il semolino, sanno un decimo di quello che sapevamo noi alla loro età, non parlano una lingua che sia una, e sputano sentenze del seguente tenore: “L’Italia ci sta rubando il futuro!”. Anzi: “Questo Paese…”, suona meglio.

Quante battute sono? Già troppe, secondo me: per tematizzare il Nulla al cubo, troppe, quindi stop. Grazie dell’attenzione e al prossimo giovane regalate la “Storia degli Italiani” di Procacci o “Le piramidi del sacrificio” di Berger: una bella carrellata di veri sacrifici, nel senso anche cruentamente fisico, del termine; usassero i termini per quello che denotano e significano: sacrum-facere: ma qui, “fare-sacro”… che?

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