BEPPE GRILLO/ La gogna per i giornalisti “nemici” e i pericoli del Minculpop a 5 Stelle

- Gianluigi Da Rold

Beppe Grillo e i ‘5 Stelle’ sono al centro delle polemiche per la gogna mediatica preparata per i giornalisti ‘nemici’. Ma cosa c’è dietro questo atteggiamento? Ne parla GIANLUIGI DA ROLD

grillo_giornalisti_profiloR439
Beppe Grillo (Infophoto)

Il clima politico si sta ingarbugliando (eufemismo) sempre di più, ma l’aspetto più preoccupante di questo fine autunno 2013 è il disagio sociale che, sotto forme discutibili e anche meno discutibili, sta dilagando nel Paese. Si vive una stagione di grande confusione, che non è arrivata per caso e che il vecchio Carlo Marx descriverebbe come la “talpa” che continua a scavare, da anni. Emergono diversi fatti di instabilità, nonostante una continua ricerca di stabilità. C’è un dissenso palpabile nel Paese che attraversa tutti gli strati sociali e che si riversa genericamente contro l’intera classe dirigente italiana. Principalmente contro quella politica, ma in generale contro tutti quelli che hanno una visibilità, quelli che possono parlare, che possono scrivere, indirizzare in qualche modo l’opinione pubblica. Vista in termini politici e sociologici, si potrebbe dire che si è arrivati a una sfiducia generalizzata e radicata, con un “tutto contro tutti” dove è difficile trovare il bandolo della matassa.
Non c’è dubbio che questo sia il modo peggiore per affrontare una crisi economica, politica, di rappresentanza di tali dimensioni come quella che stiamo vivendo. In questo momento si dovrebbe trovare, a tutti i costi, l’accordo minimo per riuscire a rialzare la testa e non affidarsi al gioco perverso del continuo ricordo della colpe altrui, oppure del rimbalzarsi l’uno l’altro le responsabilità.
Tutto questo serve a inquadrare un problema che sta diventando quasi inquietante: l’attacco sistematico, programmato, mattiniero contro alcuni giornalisti da parte del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Lo ha ricordato ieri, giustamente, anche nel suo discorso alla Camera il Presidente del Consiglio, Gianni Letta.
Ma non sembra che tutto questo abbia fatto un grande effetto sui grillini. Gira ormai una autentica lista di proscrizione che il cosiddetto moVimento sta stilando quotidianamente. Quello che è stato riservato alla collega Maria Novella Oppo dell’Unità è un esempio vergognoso di “linciaggio mediatico”, così come quello che si sta facendo contro Francesco Merlo di Repubblica. Oltre a questo non possono passare sotto silenzio nemmeno le aggressioni subiti dai cronisti di Sky a Torino nel corso della cosiddetta protesta dei Forconi.
Si può essere in profondo disaccordo con la linea di un organo di informazione e con quello che scrive un giornalista o chi fa un reportage televisivo. Ma da qui a sentirsi autorizzati a stilare una lista di proscrizione dei “disinformatori” c’è un salto di intolleranza, di giustizialismo becero e e di non conoscenza della democrazia che rivela profonda incultura politica e civile. Nella sua essenza la democrazia è uno scontro di idee e di opinioni in modo non violento. E la lezione della grandi democrazie è sempre stata quella di smascherare anche i cosiddetti “disinformatori” attraverso ragionamenti calzanti, risposte puntuali, argomenti convincenti, da parte di uomini politici e giornalisti scomodi. La “lista di proscrizione” che viene emessa al mattino, o oggi in qualsiasi ora della giornata grazie alla nuova società mediatica, è solo la risposta dell’intolleranza e dell’ignoranza democratica. 

Ma non è solo questo. In una società mediatica come quella di oggi, dove l’informazione è stata definita prima “quarto potere” e poi “quinto potere” (quando è arrivata la televisione), il meccanismo dell’intolleranza diventa un gioco al massacro, in grado di travolgere qualsiasi assetto democratico. Oggi l’informazione è più ramificata e più pervasiva, ma dell’informazione e della disinformazione si è sempre fatto un grande uso. Il problema è come affrontare, come metabolizzare democraticamente anche questo meccanismo. E’ questo il confine tra l’intolleranza violenta e la democrazia.
La “lista di proscrizione” ricorda il Minculpop fascista, quando, oltre al “mattiniere” del maresciallo di Questura si faceva anche la lista di chi era più in linea con il Duce o contro il Duce. Il poveretto che cadeva magari in periodo ambiguo, non chiaro, si poteva trovare come il “bersaglio” di una delegittimazione generale e spesso rischiava anche il suo lavoro. Ma per non dimenticare i pericoli delle liste di proscrizione, basterebbe ricordare quello che si scriveva in alcuni comunicati dei sedicenti rivoluzionari degli anni Settanta italiana, quando si parlava dei “servi dello Stato” nei confronti di alcuni giornalisti.
Ci si può almeno chiedere se sia utile, in questo confuso clima politico e sociale, mettersi a fare l’elenco dei giornalisti sgraditi e caricarli di insulti? Non c’è il concreto rischio di indicarli come un bersaglio per qualcuno che agisce con modi sbrigativi?
In sostanza, si può essere d’accordo o in profondo disaccordo con quello che si scrive su un giornale. Si può replicare con grande durezza oppure, se si è capaci, con grande ironia. Ma quando la risposta è la “lista di proscrizione” per indicare l’avversario al pubblico ludibrio si passa solo all’intimidazione, il contrario esatto della democrazia.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori