EUTANASIA/ Benvenuti in Belgio, dove la vita di un bambino vale quanto un caffè

- Monica Mondo

In Belgio, dove vige l’eutanasia dal 2002, il Senato ha approvato una proposta di legge per permettere la morte assistita anche ai minorenni, senza limiti d’età. MONICA MONDO

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In Belgio, dove vige l’eutanasia dal 2002, il Senato a larga maggioranza ha approvato una proposta di legge per permettere la morte assistita anche ai minorenni, senza limiti d’età: basta che un medico attesti la loro capacità di intendere e di volere, e che le condizioni di vita siano ritenute insopportabili. Anche uno psicologo può aiutare a capire, e convincere i genitori eventualmente indecisi. In Belgio, è l’altra notizia di giornata, si riscopre la bella tradizione napoletana del caffè sospeso, cioè offerto a chi non può permetterselo. Un rito solidale, che ha preso piede nel cuore d’Europa, al punto che una catena di ristoratori l’ha esteso alle patatine fritte e alla zuppa del giorno. Consumi il tuo pasto e ne regali uno a chi è povero, e ti alzi dal bar leggero, convinto di essere un po’ più buono, almeno a Natale.

Non conosco chi sia più bisognoso di un bambino malato gravemente: nulla mi fa tanto rabbrividire e tumultuare il cuore. Non conosco altra morte assistita che andarsene da questo mondo con qualcuno che ti tiene per mano, ti sostiene, ti addolcisce gli ultimi istanti, pregando per te. E’ incredibile che un paese, un popolo possano essere anestetizzati al punto da non comprendere il paradosso di queste due notizie, nello stesso giorno, quasi si trattasse di due forme similari di carità. E’ incredibile come l’egoismo e l’ideologia mascherino volgarmente perfino le parole. La dolce morte, la morte assistita non passano per una siringa di veleno, o una spina staccata alle macchine che ti nutrono, ma solo attraverso un abbraccio, straziato e muto davanti al mistero.

La scorsa settimana è mancata una ragazzina del mio quartiere, tredici anni, bella e soave e diafana, figlia di medici che hanno combattuto con lei per anni, perchè la sua vita brillasse ancora, non importa quanto, ma ancora. Perchè fosse piena e circondata di affetto e amicizia, e il dolore non schiacciasse ogni possibile attimo di spensieratezza, di gioia. La festa per la sua Cresima, la festa per il suo compleanno, i compagni a casa, i sapori, i colori, i profumi di una famiglia. Una bambina che sapeva di essere ammalata, ne ha reso partecipi i professori, gli amici, ma mai una sola volta ha pensato o detto di non poter guarire. E anche quando ha chiesto che un sacerdote ne benedisse gli ultimi ansimanti respiri, ha sorriso, e ringraziato per tutte le cose belle che aveva. Non è una favola: è una tentazione da orchi, invece, credere he spegnere quella vita anzitempo avrebbe alleviato la sua pena e quella de suoi cari.

E’ una menzogna credere che un bambino possa scientemente chiedere di morire. I nostri bambini, che rendiamo sordi e muti al dolore altrui, cui nascondiamo le domande più scomode, che isoliamo da ogni bruttura, che riteniamo incapaci di scegliere, di muoversi, se non sotto tutela, i nostri bambini, che non sono come i tanti piccoli eroi in Iraq, in Afghanistan, in India, che lottano ogni giorno per resistere un giorno di più, alla fame, alle malattie, alla violenza, e non chiedono mai, di andarsene per sempre. Menzogne. Nascono da bieche ragioni di stato, perché la dolce morte costa ben di meno che assistere per davvero chi ha bisogno di cure palliative, di un letto d’ospedale? Nascono da un’idea di uomo che è degno solo se efficiente e attivo? Di una vita che vale solo per chi è forte, bello e capace? Si chiama eugenetica, superfluo ricordare che le peggiori dittature della storia l’hanno praticata senza confonderla almeno sotto nobili principi, la pietà, la solidarietà, la libertà di scelta. La frontiera belga non è così lontana. La pretesa di regolare secondo il nostro criterio la vita umana, dal concepimento ala sua morte, di impadronirci con mani adunche del suo destino, trasformando la persona in cosa, è la costante maledetta di questo inferno che chiamiamo modernità, della sua sentinella che chiamiamo Occidente.

Possiamo passare i giorni che precedono il Natale passando sopra a notizie così, rassegnandoci con un sospiro, limitandoci clandestinamente ad affermare il nostro disaccordo? Che uomini siamo, che popolo siamo, che cristiani siamo, se non fremiamo per i poveri, e gli indifesi, gli innocenti che sono i più poveri? Che senso ha esaltarsi davanti alle foto di un papa, se temiamo l’irrisione, l’esclusione per essere controcorrente? In Belgio, tanti e tanti anni fa, un re ebbe il coraggio di dimettersi, per non firmare una legge sull’aborto che riteneva odiosa e disumana. Il Belgio è ancora una monarchia. Che senso ha ancora un re, se non per muovere la coscienza tiepida della sua gente?

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