SANTO DEL GIORNO/ Il 15 dicembre si celebra Santa Virginia Centurione Bracelli

- La Redazione

Santa Virginia, rimasta vedova a 20 anni, spese la sua vita a favore dei bisognosi. Giovanni Paolo II l’ha proclamata beata a Genova il 22 settembre 1985 e canonizzata 18 maggio 2003 a Roma

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Santa Virginia Centurione Bracelli

Il 15 dicembre ricorrono le celebrazioni in onore di Santa Virginia Centurione Bracelli, fondatrice di una congregazione femminile con sede a Genova e a Roma: le religiose di Nostra Signora del Rifugio in Monte Calvario. Virginia Centurione nacque a Genova nel 1587 da una ricca famiglia nobile e suo padre, Giorgio, fu anche doge della Repubblica. La madre, Lelia Spinola, apparteneva alla più antica nobiltà ligure e crebbe la figlia, per quei pochi anni che le visse accanto, in modo inusuale per quei tempi. Alla bambina, fin dalla più tenera età, non venne impartita solo un’istruzione religiosa esemplare, ma le venne insegnato anche il latino e ricevette un’ottima preparazione letteraria. Nonostante Lelia morì quando la bimba aveva solo sei anni, il padre fece in modo che la figlia ricevesse un’educazione completa, ma nello stesso tempo la promise in sposa al rampollo di un’altra nobile famiglia genovese: i Bracelli. Virginia aveva espresso più volte la sua volontà di darsi alla vita religiosa, ma obbedì al padre e sposò in giovanissima età Gaspare Bracelli a cui diede due figlie, Lelia e Isabella. Il suo matrimonio fu infelice: il marito infedele trascorreva le sue giornate in feste, giochi e gozzoviglie e a soli 24 si ammalò di tubercolosi mentre si trovava ospite dei suoi parenti, i marchesi Trotti di Alessandria. Virginia, non appena saputo della malattia del marito, si trasferì nella città piemontese per assistere il marito fino alla sua morte che avvenne nel 1607. Aveva solo 20 anni quando rimase vedova e il padre e la suocera insistettero perché si risposasse, ma Virginia non volle sentire ragioni perché il giorno stesso della morte di Gaspare aveva consacrato la sua vita a Dio facendo voto di castità.Da subito iniziò una vita di penitenza e di preghiera a cui affiancava moltissime opere di carità. All’Opera delle Chiese Rurali forniva denaro e suppellettili sacre, così come all’Opera della Redenzione degli Schiavi, mentre aiutava i degenti poveri dell’ospedale degli Incurabili e del Pommatone. Mise metà delle sue rendite a disposizione delle opere di carità e fondò anche quattro scuole dove veniva impartita un’educazione agli orfani.

Nel 1626, a causa della guerra tra la Repubblica di Genova e il Ducato di Savoia, la situazione in Liguria era catastrofica: miseria e i primi sentori della epidemia di peste che flagellò l’Italia avevano moltiplicato il numero dei poveri e Virginia, dopo aver messo a disposizione delle opere di carità il suo intero patrimonio, si dedicò instancabilmente all’assistenza dei più sfortunati. Trascorreva le sue giornate tra i vicoli per dare loro conforto, poi decise di fondare all’interno del suo palazzo l’Opera del Rifugio dove accoglieva le giovani rimaste sole e che vivevano in situazioni di moralità precaria. Quando poi la sua casa divenne insufficiente a ospitarle tutte affittò un ex convento nella località di Monte Calvario (1631) e qui nacque l’ordine delle terziarie francescane, da lei patrocinato, a cui trovò sede anche a Roma. Continuava intanto anche la carità nei confronti dei bisognosi coinvolgendo anche la nobiltà genovese e molte gentildonne aderirono alla sua associazione delle Cento Signore che visitava i poveri, provvedeva ai loro bisogni, trovava loro un lavoro e predisponeva ricoveri in ospedale.

Virginia fu chiamata anche come paciere per una lite tra il cardinale cittadino e il patriziato, e nel 1632 le fu affidata la direzione del lazzaretto a cui si dedicò con grande passione, senza dimenticare le sue visite presso le case più povere di Genova, nonostante la sua salute le provocasse febbri periodiche. Il 15 dicembre 1651 morì in seguito a una polmonite e la fama di santità che la circondava portò alla sua sepoltura provvisoria nella chiesa annessa al convento di Santa Chiara. Nel 1801, in seguito a un’ispezione, la sua salma fu trovata incorrotta. Il processo canonico per la sua beatificazione ebbe inizio a Genova nel 1931 e nel 1985 papa Giovanni Paolo II la proclamò beata; in seguito nel 2003, sempre lo stesso pontefice la dichiarò santa e stabilì che venisse ricordata il 15 dicembre, giorno della sua morte.

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