PILLOLA DEL GIORNO DOPO/ Negri: il compito dei vescovi è comunicare il senso della vita

La Conferenza episcopale tedesca ha detto sì all’utilizzo della pillola del giorno dopo negli ospedali cattolici, solo in caso di stupro e senza possibilità di aborto. Mons. LUIGI NEGRI

22.02.2013 - Luigi Negri
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Immagine di archivio

C’è una distinzione importante che la Conferenza episcopale tedesca  ha fatto nel formulare la decisione di permettere la somministrazione della pillola del giorno dopo, e cioè che la vita umana comincia quando l’ovulo è fecondato e quindi si tratterebbe di intervenire prima della fecondazione stessa, non sopprimendo così una vita umana.

Non saprei dire quanto questa affermazione sia verificabile dal punto di vista scientifico, ma è una distinzione importante perché le connotazioni che sono contenute nella decisione della Conferenza episcopale tedesca sono molto meno devastanti di altre decisioni che avrebbero potuto essere prese. A mio giudizio, però, l’obbiettivo non è sbagliato, bensì sproporzionato.

Mi sembra che di fronte al dilagare dello stupro come possibilità che ormai caratterizza la “civiltà” a livello mondiale, la questione sia: che cosa significa questa assoluta perdita di senso della dignità della persona e il modo di rapportarsi ad essa? E’ questa, innanzitutto, la domanda che sorge in me, come teologo e come pastore.

Si tratta di una violenza che è segno di una profonda diseducazione. Mi chiedo: ai pastori della Chiesa è chiesta una disamina di carattere scientifico, con tutte le approssimazioni che la scienza oggi contiene e ammette, avendo dimostrato l’evoluzione stessa della scienza che vi erano certezze incontrovertibili che poi sono invece state problematizzate, se non revocate?

Mi chiedo inoltre: dobbiamo metterci a prendere decisioni supportate esclusivamente dalla scienza, o non dobbiamo piuttosto andare al vero fondamento del nostro compito, che è essenzialmente educativo?

Non credo tocchi a noi pastori fare questo tipo di interventi specifici e analitici. Credo che tocchi a noi interrogarci sui degradi di carattere morale e sociale che sono la conseguenza della crisi del pensare, dell’agire e del vivere. E’ su quello che noi pastori dobbiamo dare un contributo fondamentale, recuperando così la nostra dimensione educativa.

Una Conferenza episcopale, come è il caso di quella italiana, non è poi un soggetto di magistero. Benché i diritti delle conferenze episcopali siano ancora fortemente in discussione, l’allora cardinale Josef Ratzinger aveva una posizione molto decisa nel riconoscere che nessuna Conferenza poteva espropriare due punti precisi: il magistero del vescovo di Roma e il magistero del vescovo locale. Una Conferenza episcopale può dare indicazione, offrire documenti di lettura della situazione, ma non può, dal punto di vista normativo, disporre nulla.

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