SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 23 febbraio, si celebra San Giovanni Theristis, il monaco che salvò il grano da un nubifragio

- La Redazione

Il 23 febbraio si festeggia San Giovanni Theristis, il monaco che attraversò lo stretto di Messina su una barca senza remi e senza vela, e che salvò il raccolto dei contadini

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San Giovanni Theristis

Il giorno 23 febbraio cade la ricorrenza, secondo il calendario della Santa Romana Chiesa, di San Giovanni Theristis, un monaco dall’incrollabile fede, che nutriva quotidianamente dedicando molte ore alla preghiera e all’ascesi per cercare di raggiungere, quanto più possibile nel corso della propria vita, la purezza dello spirito a scapito del corpo, con continue mortificazioni. Giovanni Therestis è un santo di origini greche, ma che visse tra la Sicilia e la Calabria. La data della sua nascita è stata ricostruita dagli storici intorno al 995, anche se in merito non ci sono documenti che lo accertino in maniera assoluta. Giovanni nacque nella città di Palermo. La sua fu un’infanzia molto difficile. Sua madre, quando lo portava in grembo, fu fatta prigioniera nel piccolo centro abitato di Stilo in Calabria da alcuni soldati saraceni, che in quel periodo attaccavano molto spesso le coste calabre per fare bottini, razzie e schiavi. La madre fu fatta schiava e portata a Palermo, mentre il padre fu ucciso mentre tentava di proteggere la moglie. Dunque, Giovanni nacque come schiavo dei saraceni e, soprattutto, in un ambiente in cui la religione professata era quella musulmana.

Nonostante ciò, sua madre riuscì a educare Giovanni secondo i dogmi cristiani e questo lo aiutò a capire quale fosse il suo percorso spirituale. Da quanto si apprende da alcuni racconti dell’epoca, la madre gli raccontò di quanto accaduto a Stilo e inoltre lo invogliò continuamente affinché sfruttasse ogni minima possibilità per poter scappare dalla Sicilia e far ritorno nella sua vera terra di origine, la Calabria. All’età di 14 anni Giovanni riuscì a compiere il volere della madre. Si racconta che fu in grado di attraversare lo Stretto di Messina a bordo di una piccola barca priva di remi e vela. A questo episodio è legato anche un fatto miracoloso: Giovanni, che con sé aveva soltanto una piccola croce, si trovò a un certo punto dell’attraversata nelle vicinanze di una pericolosa Galea saracena. In maniera miracolosa la barca di Giovanni si inabissò per poi riemergere lontano dallo sguardo dei saraceni, riuscendo così ad attraccare nel suolo calabrese. Una volta arrivato nel proprio paese, Stilo, per via dei suoi vestiti tipicamente saraceni, fu scambiato per uno di loro. Fu portato dal Vescovo che guidava la diocesi di cui faceva parte Stilo, e dinnanzi a lui raccontò la propria storia e il proprio desiderio di essere battezzato. Il vescovo non diede credito alle sue parole e prima di battezzarlo lo sottopose a una serie di prove che lui con l’aiuto del Signore riuscì a superare in maniera piuttosto brillante.

Nel corso degli anni, si fece sempre più forte in lui la volontà di consacrare la propria vita al Signore e nello specifico di entrare a far parte della comunità di monaci asceti che era presente a Monasterace. A Stilo riuscì a ritrovare quelli che erano gli averi di suo padre che era Arconte di Cursano. Questo però non lo distolse dal proprio intendimento e anzi si mostrò molto caritatevole donando tutti i suoi beni ai poveri della zona. Questo fu un segno tangibile di quanto grande fosse grande la sua bontà d’animo e contribuì a farlo eleggere abate.

Secondo i racconti dell’epoca, Giovanni soleva recarsi a pregare durante i mesi invernali, all’interno di una grotta dove c’era una sorgente di acqua. In pratica Giovanni pregava immergendosi dentro delle acque ghiacciate mettendo a rischio la propria salute. Giovanni venne detto Theristis, mietitore, in quanto con le sue preghiere riuscì a salvare il raccolto di alcuni contadini che lo stavano perdendo interamente per via di un violento nubifragio che incredibilmente non portò danni al loro campo.

Giovanni morì il 23 febbraio 1054 all’età di 59 anni. Sono tantissimi i miracoli che gli vengono addebitati dopo la sua morte, in particolare quello accaduto a Re Ruggero che sarebbe guarito passandosi per la faccia la tunica appartenuta a San Giovanni. San Giovanni è il patrono di Stilo, dove visse una buona parte della propria esistenza, e ovviamente vien festeggiato ogni anno con una grande festa civile e religiosa con tanto di processione durante la quale le sue reliquie (conservate nella chiesa a lui dedicata) vengono portate per le strade del paese.

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