IL CASO/ Gaeta: la Sindone? E’ una “fotografia” della Resurrezione, ecco le prove

- int. Saverio Gaeta

SAVERIO GAETA ha dedicato il suo nuovo libro, “Il mistero della Sindone”, agli studi del team coordinato dal professor Giulio Fanti, che ha “smentito” il C14 e ridardato la reliquia

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La Sindone

L’argomento Sindone, nonostante sia oggetto di dibattito ormai da decenni, non passa mai di moda. Tanto che Saverio Gaeta, vaticanista di Famiglia Cristiana, ha deciso di dedicare proprio alla Sindone (e per la terza volta nella sua carriera) un volume di ben 240 pagine, Il mistero della Sindone, nel quale illustra le ultime novità in materia, le ricerche scientifiche effettuate dal professor Giulio Fanti, docente di misure meccaniche e termiche nella Facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova, e dal suo team, e che hanno definitivamente confutato la datazione in età medievale stabilita dall’esame del carbonio 14 risalente al 1988.

In che modo il team scientifico ha dimostrato l’inesattezza degli studi che stabilivano che la Sindone fosse un manufatto tardomedievale?
Attraverso un’analisi statistica “robusta” si è visto che i calcoli proposti nel 1988 dagli scienziati che utilizzarono il carbonio 14 non sono esatti: le cifre vennero forzate per farle corrispondere al risultato che si voleva ottenere. Inoltre, il tessuto prelevato per fare questi esami, essendo solo di un paio di centimetri, non era così rappresentativo dell’insieme della Sindone.

Ci sono altri aspetti che non tornano nell’indagine del 1988?
Sì, ad esempio il fatto che il laboratorio in Arizona che ebbe due frammenti sindonici da analizzare ne usò uno solo. Perché mai?

Che campioni sono stati invece usati in questa nuova ricerca?
Il professore non ha fatto nuovi prelievi sulla Sindone ma ha usato fibre sindoniche trovate all’interno dei filtri (la cui tracciabilità è documentata) con cui erano state prelevate le polveri nel ’78 e nell’88.

E in che modo ha concretamente analizato questi reperti?
Con due metodiche nuove di tipo chimico basate sulla spettroscopia e su un procedimento meccanico, che ha paragonato tra loro una ventina di tessuti dal 3000 a.C. ai giorni nostri, verificando poi come la media delle datazioni delle tre indagini, condotte separatamente, portava a datare la Sindone alla prima metà del primo secolo d.C., verso il 30-35, cioè quando è morto Cristo.

In che modo si è formata l’immagine sul lenzuolo?
Fanti ha ipotizzato (e in una certa misura anche dimostrato) che l’immagine dell’uomo si è formata con il cosiddetto “effetto corona”, cioè attraverso lo sprigionarsi di una grande energia scaturita dal corpo di Cristo nel momento della resurrezione.

E come sarebbe stata verificata questa teoria?
Fanti lo ha fatto in due modi: sia al computer che empiricamente, tramite un manichino in scala in laboratorio, benché sia impossibile riprodurre del tutto la Sindone su un lenzolo dato che l’energia necessaria a far comparire l’intera immagine è immensa. 

Come si fa a dire che quello che si vede è Cristo e non un condannato a morte qualunque

Perché tutta la storia dell’arte, dal III-IV secolo in poi, fin dai primi affreschi e mosaici, mostra il volto di Gesù esattamente come lo vediamo sulla Sindone: con il naso rotto, la barba divisa in due, esattamente con quella scriminatura nei capelli lunghi. E questo ci permette di dire che quel volto era già noto anche a Roma fin dal III secolo, nonostante allora la Sindone si trovasse a Edessa.

 

La posizione delle ferite del corpo dell’uomo della Sindone cosa attesta?
Le ferite corrispondono alla descrizione che la narrazione evangelica ci offre, la quale però è molto scarna. I Vangeli spiegano semplicemente che Cristo fu flagellato, mentre Fanti, analizzando la Sindone, ha contato circa 370 colpi di flagello. La corona di spine nei Vangeli non è descritta, e l’iconografia ce l’ha sempre presentata come una sorta di cerchio attorno alla testa, mentre la Sindone ci mostra che era invece a forma di casco impiantato a forza nel cranio. Le piaghe sui polsi ci documentano inoltre che non fu il palmo a essere trapassato dai chiodi ma il polso.

 

Il sangue presente sul lenzuolo riesce a provare anche altri passi dei Sinottici?
Sì, perché si trovano diversi tipi di sangue a seconda del fatto che la ferita fosse stata provocata prima (reperimento di sangue arterioso) o dopo la morte (sangue venoso, ad esempio in prossimità della ferita sul costato, secondo i Vangeli inflitta quando Gesù era già morto).

 

Il Dna del sangue di quell’uomo è mai stato mappato?
No, perché il tessuto del lenzuolo è stato spesso manipolato negli secoli – lo si ostendeva con le mani almeno fino al Seicento – e ha visto l’accumulo di diversi tipi genetici, per cui è difficile stabilire quale sia quello di Cristo. Certo è che il sangue è del gruppo AB.

 

Par di capire che chi svolse le ricerche nel 1988 si mosse in modo decisamente pregiudizioso nei confronti della Sindone…
La ricerca dell’88 fu forse viziata da un pregiudizio di partenza che portò a postdatare la Sindone in epoca medievale. Sta di fatto che i risultati di quell’indagine sono matematicamente sbagliati, a causa della sostituzione ingiustificata di alcune cifre che hanno portato la datazione a periodo compreso tra il 1260 e il 1390.

 

Come si è mosso invece il team di Fanti?
Chi ha fatto materialmente il lavoro principale per la datazione meccanica ha scoperto solo alla fine che la fibra che stava analizzando proveniva dalla Sindone. Non poteva evidentemente essere mosso da alcun preconcetto.

 

Qual è la posizione ufficiale della Chiesa sulla Sindone?
La Chiesa su questa e su qualsiasi altra reliquia si è sempre mossa con cautela, perché credere nelle reliquie o nelle apparizioni non è un dogma. La libertà del popolo di Dio in questo caso è totale. Non c’è posizione ufficiale. I papi hanno avuto, ognuno per conto proprio, la loro idea: Giovanni Paolo II disse che a suo parere la Sindone era una reliquia, anche se non lo ha mai affermato da un punto di vista magisteriale.

 

Cosa indica il fatto che l’ultimo lascito spirituale di papa Ratzinger sia l’ostenzione sindonica prevista per oggi, 30 marzo, sabato santo?
Il fatto che Ratzinger abbia preso questa decisione – che il suo successore avrebbe anche potuto non condividere – dopo l’annuncio della sua rinuncia, lascia intendere che egli abbia voluto una nuova ostensione per ricodare al mondo la passione, la morte e la resurrezione di Cristo non solo in quanto evento cardine del cristianesimo, ma della vita della Chiesa oggi. 

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