CONCLAVE 2013/ Paci (Sky Tg24): le 4 sfide che attendono il nuovo Papa

Il Conclave che dovrà eleggere il nuovo Papa è entrato nella fase preparatoria, con il cardinal Sodano che ha dichiarato aperta le Congregazioni generali. Il commento di STEFANO MARIA PACI

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Il Conclave che dovrà eleggere il nuovo Papa è entrato ieri nella sua fase preparatoria. Il decano del collegio cardinalizio, Angelo Sodano, ha dichiarato aperta la prima delle Congregazioni generali. A essere presenti erano in tutto 103 cardinali elettori e 39 non elettori, su un totale di 207 porporati. Ilsussidiario.net ha intervistato Stefano Maria Paci, vaticanista di Sky Tg24.

Come è andata la prima giornata delle Congregazioni generali?

I cardinali come prima cosa devono cercare di incontrarsi e di conoscersi. In molti si sono visti una o due volte in vita loro, e quindi hanno incominciato a predisporre una tabella di marcia, tra l’altro inviando un messaggio a Benedetto XVI. La prima giornata è trascorsa quindi con la messa a punto degli aspetti organizzativi e una meditazione da parte del predicatore generale. I porporati incominceranno ora a sondarsi, poi richiederanno di comprendere meglio i diversi settori della Chiesa, in particolare di alcuni continenti e nazioni, e il funzionamento della Curia.

Quindi che cosa accadrà?

I tre cardinali che, sotto l’indicazione di Benedetto XVI, hanno curato il rapporto sui documenti trafugati di Vatileaks, forniranno indicazioni di carattere generale su quanto è emerso. Il potere decisionale è ora nelle mani del consiglio dei cardinali, che ne approfitteranno per comprendere su chi orientare i voti e soprattutto per parlarsi tra di loro. Queste dimissioni sono state molto improvvise per quasi tutti i cardinali, e quindi non c’è stato il tempo abituale di una malattia del Papa in cui si possono tirare le fila per preparare l’elezione di uno nuovo. Il tempo decisivo sarà quindi la settimana appena iniziata.

Quali sono le aspettative della Chiesa e del mondo nei confronti di questo conclave?

Più che indicazioni geopolitiche sull’origine del futuro Papa, a contare sarà soprattutto la sua personalità. Si sta cercando di comprendere quali sono le priorità per la Chiesa. Quando è stato eletto Giovanni Paolo II, si è scelto un Papa che potesse confrontarsi con il comunismo, la grande minaccia di questo regime ateo che si estendeva su gran parte del pianeta, cercando qualcuno che potesse sfidarlo a tutti i livelli. Benedetto XVI è stato un Papa che rispondeva alle sfide del mondo contemporaneo, come il relativismo e la perdita di incidenza della fede. Ora i cardinali dovranno decidere quali sono le sfide che la Chiesa dovrà affrontare negli anni a venire e qual è il candidato più attrezzato, in termini intellettuali, spirituali, di energie e di capacità di governo della Curia e della Chiesa.

Secondo lei quali sono queste sfide che attendono il nuovo Papa?

In primo luogo una perdita clamorosa di incidenza della fede nel mondo moderno e una difficoltà a parlare al cuore degli uomini e a chi non è cristiano. Ma soprattutto, il Santo Padre dovrà mettere la barra della Chiesa puntata su Cristo, senza perdere di vista il dolore e le fatiche degli uomini. Occorrerà una grande capacità di governo centrale della Chiesa, e in particolare della Curia e degli organismi che aiutano il Papa. Il nuovo Papa dovrà infine riuscire a comprendere che oggi il messaggio cristiano naviga su vie anche informatiche.

 

Quanto peserà durante il Conclave il dossier sulla Curia romana?

I cardinali chiederanno di avere, quantomeno a grandi linee, delle indicazioni per cercare di capire perché e come sia successo. Il dossier integrale, pari a più di 1.700 pagine, sarà consegnato solo al futuro Pontefice. I tre cardinali della commissione voluta da Benedetto XVI, i quali hanno condotto le indagini a 360 gradi, verranno certamente interrogati per spiegare almeno in termini generali qual è la situazione all’interno della Curia.

 

Qual è lo stato d’animo dei cardinali?

Quanto è accaduto ha creato una grande preoccupazione tra i cardinali di tutto il mondo. In Italia si dà talora grande spazio, magari con ricostruzioni non corrette, a tutto quanto avviene in Vaticano e nella Chiesa. In tanto altri Paesi del mondo questa conoscenza è molto vaga, e quindi i cardinali hanno voglia di sapere direttamente le cose che hanno letto sui giornali o di cui sono venuti a conoscenza per sentito dire.

 

(Pietro Vernizzi)

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