COMUNITA’ VIRTUALI/ Da Grillo a Facebook: chi decide che si può trasformare il Papa in un “tronista”?

- Monica Mondo

MONICA MONDO risponde con le parole del Papa:”Combattete lo stile di vita superficiale, incoerente e illusorio che spesso ci trascina e ci rende schiavi del male e della mediocrità morale”

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Infophoto

Quante volte ci hanno detto di stare in guardia davanti a Facebook, pattumiera digitale di sentimenti in piazza, di perversioni e ammiccamenti, di insulti e linciaggi ad personam.

Lo sappiamo che ogni strumento mediatico non è buono o cattivo in sè, dipende da come lo usi. Ce lo spiegano perfino i preti, sempre più certi che l’evangelizzazione attraverso i new media sia la frontiera della modernità. Sappiamo anche che i cretini e gli spostati abbondano, e che una bacheca alla portata di un pubblico ne sollecita vanità e manie di protagonismo.

Lo sappiamo che ogni censura è odiosa e che nessun filtro imposto dall’alto sarebbe risolutivo. Sappiamo anche che prendersela con Facebook per sberleffi e ingiurie al Papa attira accuse di bigottismo, moralismo e chi più ha -ismi più ne metta.

I soloni della libertà di pensiero la vogliono solo per sè e solo contro la Chiesa cattolica. Provate a criticare un qualsiasi imam o guru di qualche nuova setta spirituale e siete morti.

Dunque, tra le vignette e fotomontaggi che girano in rete c’è pure Benedetto XVI che lecitamente siede sul trono che è il suo, però nelle veci di tronista, nella palestra-salotto- stadio di Uomini e Donne. Guarda compiaciuto, povero lui, non fedeli plaudenti o bimbi che sventolano manine in piazza, in braccio ai loro papà e mamme, ma una fanciulla scosciata pronta ad irretirlo, sotto gli occhi vigili di Maria De Filippi. L’autore dello spiritoso montaggio si affretta a sottoscrivere che purtroppo i tronisti non sono più machi come un volta, non solo per l’età, perchè si sa che preti e berrette rosse hanno conclamati vizietti.

Immaginate che un utente si sia arrabbiato, anche per il numero di “mi piace” e i commenti divertiti degli amici degli amici. Immaginate che abbia usufruito di un servizio offerto a tutti i naviganti di Fb, ovvero segnalateci le immagini da rimuovere.

Il sistema, che è intelligente e rispettoso, le blocca. Solo che tra le motivazioni non esiste “offende le mie idee, la mia fede”, e il nostro utente defensor fidei s’è accontentato dell’opzione “suscita rabbia, odio ecc”. In effetti lui, e anche noi, ci siamo arrabbiati parecchio.

Ma soprattutto per la risposta di Facebook: “Grazie per la segnalazione. Abbiamo controllato attentamente la foto che ci hai segnalato, che non risulta violare i nostri standard della comunità sui contenuti che incitano all’odio e/o alla violenza, quindi non l’abbiamo rimossa”.

Standard della comunità. Quale comunità? Chi stabilisce gli standard? Domande oziose. Nessun incitamento alla violenza, e pazienza se vi vien voglia di sfondare il pc, il danno a voi, i cattolici sono tutti fanatici, e via con la morte di Ipazia, le Crociate, l’Inquisizione, eccetera. i cattolici non hanno il senso dell’umorismo, non capiscono l’innocenza della satira.

E francamente anche a me sembra una battaglia persa. Avremo in Parlamento neoeletti che come tiolo di merito, presentandosi, dichiarano di essersi “sbattezzati”. Un Parlamento che avrà i numeri, se regge, per regolamentare matrimoni gay, uso e abuso degli embrioni, dolce morte. In tv durante il Conclave trasmetteranno una fiction sui Borgia.

I giornali sono zeppi di trame cardinalizie e i parroci bruciano la foto del Papa in chiesa. Toccherebbe parlare sempre e ancora di educazione, anzitutto tra cristiani. Toccherebbe ricordare a chi scrive la Storia che la libertà della persona nasce col Cristianesimo.

Ma ormai, ne vale la pena? Vivere in battaglia, rovinarsi i rapporti con tutti, è più accomodante e pacifico guardare, pazientare, pregare in silenzio, se proprio si vuole.

Se non fosse che qualcuno, consegnandoci le sue penultime parole pubbliche, all’inizio della Quaresima, ci ha invitato ad “andare controcorrente, dove la corrente è lo stile di vita superficiale, incoerente e illusorio, che spesso ci trascina, ci domina e ci rende schiavi del male o comunque della mediocrità morale”. Si chiama Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI.

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