PAPA/ C’è un Avvocato che non chiede la parcella e vuole che ci riscopriamo figli

- Cristiana Caricato

Come confessa CRISTIANA CARICATO, a Gesù come avvocato non ci avevo pensato. E sì che un avvocato di fiducia serve sempre, soprattutto al momento di pagare le parcelle delle cause

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Papa Francesco (Infophoto)

Confesso: a Gesù come avvocato non ci avevo pensato. E sì che mi servirebbe, un avvocato di fiducia serve sempre. Soprattutto al momento di pagare le parcelle di quelle cause condominiali messe su perché c’è sempre chi ritiene che, abitando al primo piano, non si debba avere l’obbligo di pagare il tetto. A me Francesco sta aprendo un mondo: che il Signore oltre a salvarmi la vita possa anche mettere al sicuro il conto in banca dalle onerose fatture giudiziarie, è una gran consolazione.

Pensate sin dall’infanzia: litighi con il compagno di banco perché ha preso in prestito senza chiederlo il tuo pennarello preferito, gli sferri un pugno, gli stacchi la pelle a morsi oppure gli strappi i capelli (un cliché) e quando la maestra viene lì per scatenare i tuoi sensi di colpa dicendoti che sei una cattiva bambina e che non vuoi bene a Gesù, gli piazzi davanti il citato come primo difensore. Oppure qualche anno più tardi, hai disertato scuola, ti sei fatta un giro per negozi e centri commerciali con la tua migliore amica, usando la carta di credito di mamma, falsifichi la giustificazione e ti beccano. Che fai? Davanti a preside, genitori imbufaliti e tutor (quasi sempre un professore di religione) che iniziano a sciorinare la lista di disgrazie del mondo per costringerti ad un sussulto etico o sottolineano la tua ingraditudine rinfacciandoti anche i regali di Natale o più temibilmente ti prospettano un anno di arresti familiari, senza tv, computer e relazioni umane che non comprendano parenti dal primo al terzo grado? Ebbene, gli piazzi il Gesù della parabola del Figlio Prodigo ora, guarda caso, nella squadra di legali che perora la tua causa di adolescente inquieta. E poi in piena esplosione ormonale quando t’innamori contemporaneamente di tre ragazzi e incasinando il planning affettivo dai appuntamento a tutti e tre nello stesso pub? E’ ovvio che ti appelli al Signore del “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, sebbene più che alla Maddalena sei vicina a Santa Maria Goretti. Devo andare avanti? 

Il concetto è chiaro. Ne abbiamo fatte talmente tante nella nostra vita che sapere di poter contare su un simile avvocato è come girare con un assegno di 1 miliardo (di euro) in tasca. Puoi accaderti di tutto, ne vieni fuori.

Nell’udienza oggi il Papa ha spiegato l’Ascensione del Signore in un modo a cui io non avevo mai pensato. Quando leggevo il brano evangelico da bambina, mi figuravo Gesù su una nuvoletta, in levitazione, che saliva, saliva, saliva, mentre gli apostoli gli facevano ciaociao con la manina. E’ ovvio con la maturità ho irrobustito il mio immaginario ma devo dire che Francesco mi batte. Non solo ha parlato di Gesù come di un avvocato (per la verità la primigenia dell’idea è dell’evangelista Giovanni) ma ha anche trovato un’analogia da sballo. 

Un capocordata che scala una montagna, che giunto alla cima, tira su gli altri, pesi morti, con la fune e li conduce a Dio. Insomma il bello sarebbe che davanti al Giudice supremo lui ci difende sempre. “In Cristo vero Dio e vero uomo, la nostra umanità è stata portata presso Dio”. E non solo. Sarebbe una specie di supereroe perché ci difende dalle insidie del diavolo e persino da noi stessi. Che cosa dobbiamo fare in cambio? Neanche pagare la parcella. Solo chiedere, chiedere e chiedere. Domandare perdono, invocare benedizioni, cercare la sua infinita misericordia.

Che il cristianesimo sia un bell’affare l’ho sempre sostenuto, che in tempi di crisi si possa contare senza remore su Gesù e la Chiesa è una gran bella cosa come dice Papa Francesco. Mi piacerebbe anche commentare l’altra frase pronunciata ieri da Bergoglio. Al suo magistero di Santa Marta ha aggiunto un altro capitolo interessante: ha parlato della fedeltà al Signore, frutto della forza ricevuta dai sacramenti.

Anche qui non ha lesinato in metafore. Battesimo, cresima, prima comunione, ha detto, non sono elementi di una carta d’identità che una volta timbrata è a posto. Occorre riscoprire la propria figliolanza, testimoniare il Padre con la vita, le opere, le parole. La chiesa è madre, ma troppo spesso diventa baby-sitter. Non so come gli vengono, ma è geniale. Niente di meglio per spiegare quel cattolicesimo immaturo e sopito che a volte scegliamo, quell’abdicare alle proprie responsabilità di cristiani, quel correre in parrocchia come al supermercato, quella fede tiepida di cui parlava anche il suo predecessore. Niente di meglio per riscoprire la necessità di agire. La forza di un laicato che prima della maturità deve trovare la consapevolezza della propria libertà. Certo si potrà anche sbagliare. Ma non abbiamo l’Avvocato?

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