TRE SUICIDI/ “Chi avrebbe detto che uccide più la solitudine dei debiti”

- Paola Caronni

Due coniugi di Civitanova Marche si sono uccisi. Romeo Dionisi, 62 anni, e Annamaria Sopranzi, 68. Li ha seguiti il fratello della donna, Giuseppe, 72. Il dramma visto da PAOLA CARONNI

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foto Infophoto

Mai più avrebbe pensato di ridursi in quello stanzino con la porta arrugginita, buio e orribile; ma aveva capito dallo sguardo della moglie che ancora avrebbero dovuto nascondersi, come già facevano da giorni, da settimane. 

Si nascondevano dal padrone di casa cambiando strada e orari; si nascondevano dal fruttivendolo e dal panettiere quando si avvicinava la fine del mese; si allontanavano lentamente anche dai conoscenti e dai parenti  per non dover ricambiare il caffè offerto o l’invito a cena. Aveva scoperto il valore dei soldi proprio quando avevano cominciato a mancare, lui che non era mai stato capace di farsi dare i suoi da quelli che gliene dovevano, né dal suo datore di lavoro (quante volte si era fatto prendere in giro  rinvii, appuntamenti mancati, fino al licenziamento e basta) né da quelli a cui per una miseria aveva sistemato piastrelle o aggiustato gradini, con la speranza di prendere subito anche il poco, che invece gli facevano sudare. 

Come spiegare che era indispensabile che lo pagassero subito? non era l’abitudine, bisognava aspettare almeno qualche giorno, che poi diventava qualche settimana, qualche mese, finché sarebbe stata una tale goccia nel mare quella cifra maledetta che non voleva neanche più chiederla. La fretta, la necessità sembravano ispirare al contrario ai suoi interlocutori una flemma stupita; così la signorina della banca, che aveva raccolto i fogli della pratica per l’allargamento del mutuo e con noncuranza gli aveva preannunciato un’attesa di almeno due mesi per l’approvazione (“sa, inviamo la richiesta in direzione centrale, ora che rispondono…”). Ma lei non avrebbe potuto fare qualcosa per… accelerare…?

Intanto pensava tra sé che neanche riusciva a pagare le rate del mutuo in corso, come sarebbe arrivato a pagarne di più? Un nodo alla gola, la voglia di andarsene in fretta da quegli uffici in cui tutti sembrano indaffarati, loro sì perfettamente utili, ripagati a fine mese per tutta quell’agitazione che non portava mai niente di buono; anche in comune, dove lo aveva mandato il vicino, così gentile quando si salutavano e subito sospettoso invece quando aveva cercato di fargli qualche semplice domanda. 

Ufficio degli assistenti sociali; peccato che per arrivarci aveva incontrato due amici, aveva intravisto anche il cognato, e anche la signora dietro la scrivania la conosceva, la incontrava all’edicola. Ancora una volta meglio tornare indietro, meglio andare a casa. Ma davvero l’unico coraggio che gli era rimasto era quello di consumare i 500 euro della moglie, anche se mai lei aveva avuto una parola, uno sguardo di rimprovero? 

Quindi basta, anche lei non poteva più confidarsi con le amiche, cosa avrebbero dovuto capire; tante volte aveva visto cambiare l’espressione delle persone solo al pensiero di sentirsi chiedere soldi, la smorfia orribile dell’imbarazzo e dell’indifferenza non le avrebbero potute sopportare. 

Una tale voglia di fuggire insieme che era andato bene anche quello stanzino, la corda cercata silenziosamente, i biglietti con spiegazioni semplici, precise; quello che mai si sarebbe potuto dire a voce. 

E non avevano saputo prevedere che invece qualcuno avrebbe potuto non voler restare da solo, senza di loro; forse per non aver capito, per non aver ascoltato, per non aver sopportato lo spavento di vederli così, così legati siamo che neanche buttarsi a morire in mare ci scioglie gli uni dagli altri.

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