OMICIDIO MEREDITH/ Dal memoriale di Guede: non l’ho uccisa io

- La Redazione

In carcere da 5 anni dove sta scontando la pena per il concorso in omicidio di Meredith Kercher, Rudy Guede durante la sua fuga aveva scritto un memoriale che oggi viene pubblicato 

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Dopo l’uscita del libro di Amanda Knox negli Stati Uniti, il settimanale “Giallo” pubblica in esclusiva gli stralci più significativi del famoso memoriale di 23 pagine scritto da Rudy Hermann Guede durante la sua fuga in Germania, subito dopo l’omicidio di Meredith Kercher. Il racconto dettagliato di quella notte è scritto nero su bianco in pochi fogli. L’ivoriano, che oggi ha 27 anni, è ancora in carcere scontando la sua pena, accusato di concorso in omicidio della studentessa inglese assassinata a Perugia la notte del primo novembre 2007. La parola “concorso” lascia spazio a pochi dubbi: significa che Rudy non avrebbe agito da solo. Gli altri due imputati, Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono al momento liberi, l’uno negli Stati Uniti, l’altro vive tra l’Italia e la Svizzera in attesa del nuovo processo che verrà celebrato a Firenze tra qualche mese. Tornando al memoriale, alcuni passaggi sono davvero scioccanti, come quello in cui trapela il rapporto tutt’altro che amichevole tra le due coinquiline di via Della Pergola. Rudy scrive:”Non so che problemi avesse con Amanda ma sentii che si lamentava e allora mi alzai e andai verso camera sua, la vidi furiosa e disse, testuali parole: “Quella tro…di una drogata”. Erano parole pesanti per due che erano amiche, poi chiesi che era successo e mi disse che non vedeva più i suoi soldi e mi fece vedere il cassetto accanto a letto dove teneva anche le biancheria intima“. Ed è sempre stato il punto fermo della linea difensiva degli avvocati dell’ivoriano che hanno sempre parlato di un furto dei soldi alla base dell’omicidio. E poi c’è un’altra parte dello scritto in cui lui stesso spiega che il killer sarebbero entrati in azione quando lui era in bagno:”Il kebab mi aveva dato allo stomaco. Mentre ero nel bagno sentii il suono del campanello. Sono sicuro perchè ha suonato più di una volta, poi mi sono messo la cuffia e ho ascoltato la musica del mio Ipod e ho ascoltato tre canzoni. Poi ho sentito un urlo. Un urlo straziante. Sono uscito dal bagno, ma in salotto non c’era nessuno. In cucina neanche“.

Dal racconto del ragazzo sembra che abbia visto l’assassino:”C’era questa figura girato di spalle, era dentro la stanza e ho detto: “Ehi che succede?”. Poi ho visto il corpo di Meredith in un lago di sangue. “Che cazzo hai combinato?”: ho urlato. Lui si è girato, era un maschio, italiano, mi ha insultato, aveva ancora il coltello, è venuto contro di me, mi ha ferito la mano. Mi sono protetto con una sedia ma lui se né andato dicendomi “Trovato un negro, trovato il colpevole”. E poi il momento più terribile per Rudy quando si sarebbe inginocchiato davanti a Meredith:”Mi sono inginocchiato accanto a lei e ho preso un asciugamano, ho cercato di tamponare la ferita, era tutto zuppo, ne ho preso un altro ma niente. Le ho chiesto che è successo e lei ripeteva quel suono: af…af, cercai di farle scrivere sul muro con il sangue ma non ci sono riuscito. Poi ho ripensato a quelle parole “trovato un negro…” e mi sono spaventato”. Il resto della storia poi è noto: Guede fuggì in Germania dove poi fu preso ed estradato e ora da 5 anni è richiuso in carcere per concorso in omicidio.



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