SANTO DEL GIORNO/ Il 14 giugno si celebra Sant’Eliseo, discepolo del profeta Elia

- La Redazione

Il 14 giugno la Chiesa celebra la memoria di sant’Eliseo, discepolo di Elia, fu profeta in Israele dal tempo del re Ioram fino ai giorni di Ioas

santeliseo
Sant'Eliseo

Il 14 giugno la memoria liturgica commemora Sant’Eliseo, profeta taumaturgo. In ebraico il nome Eliseo significa “Dio è la mia salvezza”. Non ci sono notizie certe sull’anno della sua nascita mentre sappiamo che morì nel 790 a.C. circa. Sant’Eliseo è stato un profeta ebraico e gli avvenimenti della sua vita sono narrati nel libro della Bibbia, precisamente nel primo e nel secondo libro dei Re del Vecchio Testamento. Figlio di un ricco agricoltore di nome Safàt, residente nella valle del Giordano, Eliseo divenne seguace del Profeta Elia. Dio si manifestò al Profeta Elia sul Monte Sinai per comunicargli di aver scelto Eliseo come suo successore spirituale.

Nella Bibbia viene narrato l’incontro trai i due profeti: Eliseo stava arando la sua terra con l’aiuto di 12 paia di buoi, Eliseo era alla guida della dodicesima coppia di buoi, Elia lo raggiunse e gli mise sulle spalle il suo mantello, Eliseo comprese da subito il significato di questo gesto simbolico e chiese a Elia di concedergli solo il tempo di salutare i propri genitori dopodiché lo avrebbe seguito. Eliseo scelse due buoi da uccidere, cucinarne la carne con gli stessi suoi attrezzi da lavoro e offrirla in pasto al popolo ebraico. Il gesto di Eliseo voleva dimostrare a Elia che era pronto a rinunciare a ogni suo bene per adempiere al disegno divino. Elia lo designò come suo erede profeta. Eliseo fu suo discepolo principale fino a quando il suo maestro venne rapito in Cielo, nei pressi del Giordano, da un carro di fuoco trainato da cavalli anch’essi di fuoco. Prima di essere rapito in Cielo Elia diede in dono a Eliseo due terzi del suo spirito su richiesta dello stesso Eliseo. Eliseo fu un uomo carismatico per il suo popolo e fu degno successore dell’opera profetica del suo maestro. Nella Bibbia viene narrata una lunga sequenza di fenomeni prodigiosi per mano di questo profeta. 

Eliseo assistette di persona alla scomparsa di Elia nel turbine di fuoco creato dal carro. Addolorato raccolse il mantello che era caduto a Elia e con questo percosse le acque del Giordano chiedendo a Dio dove fosse mai Elia. Le acque del Giordano si divisero in due parti permettendo a Eliseo di attraversarlo. I figli dei profeti di Gerico assistettero all’evento ed esclamarono che lo spirito di Elia si era posato su Eliseo. La terra circostante, dove dimoravano i figli dei profeti di Gerico, era sterile a causa delle acque amare (piene di zolfo e sale) che ingerite causavano morte. Eliseo chiese loro di portargli un piatto nuovo con dentro del sale. Eliseo si recò alla sorgente d’acqua, gettò il sale e rese l’acqua potabile per volere di Dio. 

Da qui Eliseo fece ritorno in Samaria. Qui venne interpellato dal Re di Israele, dal Re di Giuda e dal Re di Edom per conoscere il responso di Dio sull’esito della guerra contro il Re di Moab. Eliseo chiese loro di portargli un suonatore di cetra. Appena il suonatore toccò le corde dello strumento Eliseo pronunciò la sua profezia. Tramite Eliseo, Dio disse loro di scavare molti fossi a scopo di raccogliere l’abbondante acqua che sarebbe caduta dal cielo il mattino dopo. Il mattino dopo ci fu un uragano. Dio predisse anche la strabiliante vittoria del mattino seguente sul Re di Moab con la distruzione di ogni sua città fortificata, l’abbattimento di ogni suo albero da frutto, il prosciugamento di ogni sua sorgente d’acqua e il danneggiamento di ogni suo campo fertile con i sassi gettati dai vincitori. 

Una delle donne dei figli dei profeti rimase vedova e accorse in cerca d’aiuto da Eliseo perché il creditore aveva detto lei che sarebbe passato a prendere i suoi due figli per farne degli schiavi. Eliseo le chiese cosa avesse in casa e la donna gli rispose che era in possesso solo di un’ampolla piena d’olio. Eliseo le ordinò di farsi dare dai vicini quante più ampolle vuote poteva trovare, di chiudersi in casa con i figli e di riempirle d’olio. La donna eseguì le indicazioni del profeta e riempì d’olio tutte le ampolle vuote. Con la vendita dell’olio poté pagare il debito. Una donna ricca Shunamana offrì spesso cibo e ristoro al profeta. Per ringraziarla, Eliseo le profetizzò la nascita di un figlio. Il fanciullo nacque nella data predetta. Un giorno il fanciullo venne portato dalla madre perché soffriva di forti mal di testa e morì. La donna andò di tutta fretta in cerca di Eliseo sul Monte Carmelo. Eliseo andò nella stanza dove giaceva il fanciullo e con l’aiuto di Dio lo riportò in vita. 

Nella valle del Gangala ci fu la carestia. Eliseo disse ad un giovane di andare a raccogliere delle verdure per cuocere un brodo in una grande pentola a scopo di sfamare i figli dei profeti. Il giovane raccolse una moltitudine di cucurbite selvatiche (piante con piccole foglie e frutti gialli simili a meloni con polpa amarissima, se cotte in grande quantità provocano dissenteria, vomito e possono risultare letali). I figli dei profeti non poterono sfamarsi con il brodo in quanto cattivo. Eliseo lo rese commestibile buttando dentro la pentola della farina.

Un uomo portò in dono a Eliseo delle primizie, 20 pani d’orzo e del farro. Eliseo gli chiese di sfamare anche il popolo presente. L’uomo rispose che quelle primizie non erano sufficienti a sfamare 100 persone! Eliseo gli disse di distribuirlo perché Dio vuole che ne mangeranno e ne avanzeranno. Così avvenne la moltiplicazione delle primizie.

Naaman, capo dell’esercito del Re di Aram, era affetto da lebbra. Naaman venne mandato da Eliseo per chiederne la guarigione. Eliseo gli disse che per guarire avrebbe dovuto lavarsi sette volte nel Giordano. Avvenne così la guarigione.

Eliseo morì nel 790 a.C. circa e il suo corpo venne sepolto nelle vicinanze di Samaria. Un altro miracolo avvenne sul sepolcro del profeta: un becchino, spaventato dall’arrivo di alcuni predoni, gettò di tutta fretta il cadavere di un uomo sulla tomba di Eliseo. L’uomo resuscitò. Le sue reliquie sono conservate nel Monastero di San Macario Il Grande in Egitto.

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