NOZZE GAY/ Perché gratti via il politically correct e trovi i giacobini?

- Raffaele Iannuzzi

Secondo RAFFAELE IANNUZZI, la battaglia in difesa dei matrimoni omosessuali è frutto del politically correct; al fondo, non vi è alcuna reale convinzioni, né profondi ragionamenti

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Immagine di archivio

Ci siamo. Siamo alla resa dei conti. Ma, per favore, via quell’elmetto dalla testa, cristiani di parrocchia, figli perbene della Santa Madre Chiesa. Papa Francesco l’ha detto e ripetuto: non cristiani perbene, ma uomini come si direbbe a Napoli e dintorni, “scostumati”, che sanno di essere nel mondo, ma non del mondo, comunque simili a quelli descritti nella Lettera a Diogneto, aureo e stracitato testo del II secolo d.C., cioè l’anima del corpo, il centro pulsante che però non intende fare a meno della periferia. Delle periferie esistenziali, copyright Papa Francesco.

Ecco, la storia dei matrimoni omosex viene proprio dalle periferie, ma stavolta non esistenziali. Periferie non volute e non cercate da chi le vive, oggi; gente che non vuole stare all’angolo e allora si fa megafono di battaglie di retroguardia come questa, credendo di stare di fronte al santo graal della laicità. Ognuno ha il sacrosanto diritto di coltivare le sue illusioni, io non mi scompongo più di tanto. Anzi, dico che, se non ci fossero questi volenterosi e zelanti politici, bisognerebbe inventarli.

I loro argomenti sono francamente risibili, a cominciare dalle premesse. Infatti, ci troviamo nel dominio dei diritti soggettivi dei singoli, appunto, i cittadini che si autodefiniscono “omosessuali”, ma che potrebbero tranquillamente non farlo, perché, in uno Stato di diritto, sono comunque eguali di fronte alla legge. A me non interessa niente delle loro preferenze sessuali. Non voglio un mondo omologato e, come Robi Ronza, non ho paura delle differenze, dunque dov’è il problema?

Questi volenterosi sgobboni del Parlamento propongono, dunque, unioni fra persone con gli stessi gusti sessuali e vogliono elevare questa categoria – la preferenza, teatro della singolarità – a categoria metafisica, un bel po’ fondamentalistica come questione, non trovate? Alla fine, se leggiamo l’articolo di Bondi e Manconi sul Foglio, sembra che in ballo, in questa bizzarra competizione per progetti di legge non meglio definiti, siano nientemeno che “le idee e gli obiettivi della maggioranza degli italiani”.

La “maggioranza degli italiani”? Piuttosto giacobina come posizione: tagliare la testa al re fu operazione certamente efficace, resta da vedere se fosse quello che la maggioranza dei francesi voleva esattamente. Molta storiografia di livello l’ha messo in discussione e, del resto, è sempre saggio non inserire, in contesti di questa natura, il principio di maggioranza, vero o presunto che sia. Si ricordi sempre il 1933: Hitler andò al potere con il sostegno della maggioranza dei tedeschi. Il resto lo conosciamo. Nessun paragone diretto, trattasi di mera analogia, con tanto di ermeneutica storiografica. Ma non basta. 

I nostri fautori del matrimonio omosex faticano a mettere la testa fuori dalla finestra ideologica: la Francia iper-laica ha fatto una battaglia furibonda contro la legge Taubira e con una “manifestazione per tutti”, non con lo stendardo di San Michele Arcangelo in testa ad una processione guidata da una pattuglia di esorcisti, ma attraversando le strade di Parigi tranquillamente, cristiani, musulmani, ebrei, agnostici, perfino omosessuali politicamente non corretti e dunque omologati alla subcultura dominante, tutti cittadini laici e contenti di usare la ragione nel modo più adeguato. 

La ragione dice una cosa semplice: se il matrimonio è meramente un’unione, anche i gatti possono “sposarsi” e, se non è un patto o contratto naturale (che, nella fede cristiana, il Signore eleva a Sacramento), allora chi allarga la cerchia indebitamente ha l’onere della prova: di che si tratta? Certamente non di matrimonio e, così, siamo al punto di partenza: il nulla. [A latere: ci sarebbe anche la “più bella del mondo”, secondo i sostenitori delle unioni omosex, la nostra Costituzione, a sancirlo, con puntuale rigore logico-formale: art. 29: la famiglia è “società naturale fondata sul matrimonio”. O si procede a cambiare l’“intralcio” o non si dà quaestio]. Tutto qua, niente clava clericale: è logica applicata. Il rogo non è previsto, quello lo utilizziamo per pericolosi attentatori dell’ordine costituito, ci vuole almeno un profilo di grandeur del male e qui non c’è neanche questo, siamo al di sotto del livello della sufficienza.

Non ho, dunque, bisogno del catechismo della Chiesa cattolica e neanche dell’Aquinate, basta il laicissimo principio di non contraddizione (per i patiti della materia: pnc), i cui risvolti affascinanti e imprevisti mi insegnò il grande maestro del dipartimento di filosofia, prof. Vittorio Sainati, a logica I, i rudimenti.

Concludo. Il Papa, di fronte a una nutrita delegazione di parlamentari francesi non le ha mandate a dire e si è espresso nei seguenti termini: “Il vostro compito è certamente tecnico e giuridico, e consiste nel proporre leggi, nell’emendarle o anche nell’abrogarle. Ma è anche necessario infondere in esse un supplemento, uno spirito, direi un’anima, che non rifletta solamente le modalità e le idee del momento, ma che conferisca ad esse l’indispensabile qualità che eleva e nobilita la persona umana”. Non so se mi spiego: vi piace ancora il Papa Francesco, o laiconi di belle speranze? Abrogare, stop. Fine telegramma. Si può, assevera il Pontefice, e – anzi – spesso si deve. La storia non è il processo che, dal male, va a finire in peggio, se no Dio va in vacanza e noi siamo soli e disperati.  

Non funziona così e anche il Card. Scola qualche giorno fa ha ribadito – in un contesto diverso e con diverse finalità, ma in linea con quanto sostenuto dal Papa – che la secolarizzazione non è il destino ultimo dell’Europa e dell’Occidente; dunque rimbocchiamoci le maniche e “damose da fà”, per citare l’ultimo, meraviglioso, Giovanni Paolo II.

Semplice, no? No, lo so, ho detto semplice, non facile, e sono due cose diverse; perché i processi sono prodotti concreti scaturenti dalle teste e dai cuori degli uomini, sempre coinvolti nelle fatiche quotidiane, quelle che spezzano le gambe e il fiato; e per giunta si tratta di gente con il peccato originale, come tutti noi, e di buona grana di peccato, certamente; ma, sia come sia, la scure è posta alla radice: perché? Ma perché i fautori dei matrimoni omosex dell’ultima o penultima ora hanno, in fondo, dato la stura a ciò che giaceva da tempo sotto i tappeti delle case di non credenti e perfino di qualche sedicente “credente”. Ergo: ringraziare lorsignori, prego. Mille giorni di questa gloria, che nasce il lunedì e scompare la domenica.

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