MALALA ALL’ONU/ La scuola che apre al vero non è solo penne, libri e tablet

- Gianni Mereghetti

Malala è la sedicenne pakistana ferita per essere andata a scuola. Ora è guarita, e ha parlato all’Onu di come combattere i talebani con l’istruzione. Ne parla GIANNI MEREGHETTI

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Immagine di archivio

Un discorso di grande forza morale quello pronunciato all’Onu dalla giovane pakistana sedicenne, Malala, la ragazza che i talebani hanno tentato di zittire sparandole il 9 ottobre 2012, un discorso che documenta come possa venire dal cuore l’impeto per combattere ogni violenza, per superare gli ostacoli che i pregiudizi mettono sul percorso dell’umano.

E in questo discorso, che testimonia come una ragazzina possa essere più forte della barbarie perché ascolta il cuore, lo segue e lo asseconda nel suo impulso, Malala arriva a mostrare l’importanza decisiva dell’istruzione. “Prendiamo in mano le nostre penne e i nostri libri, sono molto più potenti delle armi” ha detto in modo vibrante Malala, urgendo affinché alla violenza talebana si opponga il potere dell’istruzione. Penne e libri contro le armi, una richiesta più che giusta, cui si deve rispondere in modo deciso e immediato, e giustamente Malala ha fatto questa richiesta all’Onu, che deve essere in prima linea nel compito dell’istruzione. Il 2 giugno 1980, in un memorabile intervento all’Unesco, Giovanni Paolo II affrontò questa grave problematica, è importante oggi ritornarvi per dare all’appello di Malala la giusta forza.

Si afferma in fondo – disse il Papa in quel frangente – che l’uomo è se stesso mediante la verità, e diventa sempre più se stesso mediante la conoscenza sempre più perfetta della verità. Vorrei qui rendere omaggio, signore e signori, a tutti i meriti della vostra organizzazione e nello stesso tempo all’impegno e a tutti gli sforzi degli Stati e delle istituzioni che voi rappresentate, sulla via della popolarizzazione della istruzione a tutti i gradi e a tutti i livelli, sulla via dell’eliminazione dell’analfabetismo che significa la mancanza di ogni istruzione anche la più elementare, mancanza dolorosa non solo dal punto di vista della cultura elementare degli individui e degli ambienti, ma anche dal punto di vista del progresso socio-economico. Ci sono degli indici inquietanti di ritardo in questo ambito, legati ad una distribuzione dei beni spesso radicalmente ineguale e ingiusta: pensiamo alle situazioni nelle quali esistono, accanto ad una oligarchia plutocratica poco numerosa, moltitudini di cittadini affamati che vivono nella miseria. Questo ritardo può essere eliminato non per la via di lotte sanguinarie per il potere, ma soprattutto per la via dell’alfabetizzazione sistematica attraverso la diffusione e la popolarizzazione dell’istruzione. Uno sforzo così orientato è necessario se si desidera operare per i cambiamenti che s’impongono nell’ambito socio-economico. L’uomo che «è più» grazie anche a ciò che «ha» e a ciò che «possiede», deve saper possedere, vale e dire disporre e amministrare i mezzi che possiede, per il suo bene proprio e per il bene comune. Per questo fine l’istruzione è indispensabile“. 

Con questa sottolineatura Giovanni Paolo II aveva già allora indicato la centralità e la decisività di quello che Malala ha chiesto venerdì 12 luglio all’Onu e di cui si è sentita immediatamente eco in tutto il mondo. L’istruzione è un bene di cui tutti hanno diritto, penne e libri devono essere dati a tutti, oggi tra l’altro oltre a penne e libri sono i tablet che dovranno essere dati a tutti. Per quale ragione penne e libri? Per quale ragione i tablet? 

Queste sono le domande che urgono dalla richiesta di istruzione, perché non basta avere penne, libri e tablet, essi sono strumenti di quell’urgenza che ogni cuore sente dentro di sé e che è l’urgenza della verità. Come Giovanni Paolo II ebbe a dire nel suo intervento all’Unesco: “La cultura è ciò per cui l’uomo in quanto uomo diventa più uomo, «è» di più, accede di più all’«essere». E’ qui anche che si fonda la distinzione capitale fra ciò che l’uomo è e ciò che egli ha, fra l’essere e l’avere“. Penne, libri e tablet sono strumenti perché l’uomo divenga ancor più uomo, possa esprimere ciò che cerca, ciò per cui diventa dignitosa la sua esistenza, sono per il cuore, che è l’arma più potente di cui l’uomo dispone.

Per questo con Malala chiediamo che l’Onu si impegni nel campo dell’istruzione, certi della necessità di questo passo, certi che si debba diffondere dovunque la scuola, ma nello stesso tempo certi che l’istruzione è uno strumento del cuore. Così quello che ha detto con grande coraggio e in modo esemplare Malala all’Onu trova giusta collocazione in quello che Vaclav Havel nel suo testo Il potere dei senza potere ha indicato come il vero terreno sul quale vincere la menzogna della violenza, qualsiasi sia la forma con cui si esprime: il “vivere nella verità”, e per questo ogni uomo ha in se stesso lo strumento, è il suo cuore.

Decisivo è oggi poter leggere l’intervento di Malala nella sua vera accezione, perché tutti sappiamo che come da una parte l’istruzione è un bene per tutti, così dall’altra tante società hanno usato la scuola per rendere più forte il potere. L’urgenza che Malala ha posto all’Onu dentro la sua richiesta di penne e libri è che si viva nella verità, è questo il segno distintivo della cultura, è così che l’uomo diventa sempre più uomo, è in questo modo che l’istruzione si fa educazione, ossia rapporto autentico con la realtà. La domanda di Malala ha un terminale più grande dell’avere tutti penne, libri, tablet, ed è il cuore!

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