VITTADINI-DI VICO/ Per una cultura dell’incontro

- Giorgio Vittadini

Per GIORGIO VITTADINI, invece di perseguire progetti di egemonia politica, la stagione del Meeting ci suggerisce di andare incontro a tutti senza aspettare che siano gli altri a cercarci

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Il Meeting di Rimini

Pubblichiamo l’intervento di Giorgio Vittadini pubblicato sul Corriere della Sera di oggi in risposta all’editoriale di Dario Di Vico del 18 agosto scorso.

Dario Di Vico nel suo editoriale di domenica 18 agosto (Domande aperte di un Meeting) ha lanciato una sfida al Meeting di Rimini, invitando i lettori a seguire ciò che sarebbe successo durante la settimana riminese, per capire più a fondo dove sta andando il movimento di CL. Portare avanti un progetto egemonico, la ricerca del potere o testimoniare la novità di vita che nasce dalla fede? La risposta non può che essere personale e mai scontata. Per non ridurre il nostro compito all’egemonia, come ci richiamava don Giussani prima e don Carrón adesso, dobbiamo chiederci cosa è davvero capace di soddisfare il nostro cuore. Cosa urge di più nella vita? La passione per ciò che è bello, giusto, buono o la capacità di avere controllo sulle vicende umane, cioè per il potere? Girando tra i padiglioni della fiera e seguendo i dibattiti sui diversi temi – scienza, società, economia, fede, politica, arte -, una cosa è certa: le persone che hanno affollato il Meeting sono parse particolarmente attente e desiderose di comprendere i temi proposti, anche quelli più impegnativi. La gente è stanca di semplificazioni eccessive che hanno come unico scopo quello di “schierarle” da una parte o dell’altra della barricata.

A Meeting chiuso possiamo dire che l’“emergenza uomo” è reale e interessa tutti. John Waters, editorialista dell’Irish Times, ha mostrato come ognuno di noi può vivere limitando la sua spinta esistenziale in spazi angusti di desideri non all’altezza della sua statura o lasciare aperto il suo “cuore urgente”. Come hanno testimoniato tanti, dagli scienziati che studiano l’origine dell’universo nel progetto Planck, ai volontari, impegnati nelle attività più umili. “Ricordati che Dio si è fatto servo” si è sentito dire da un amico uno studente universitario che si chiedeva il senso di prestare servizio sotto il sole ai parcheggi perdendosi molti degli incontri. Un richiamo che ha sentito corrispondente e gli ha fatto capire il significato della testimonianza: il gusto di una vita piena anche laddove sembrerebbe improbabile. In questo spirito avvengono scampoli di unità e amicizia impossibile come l’incontro tra due egiziani divisi dalla politica ma uniti dall’amicizia con il Meeting; la preghiera e la lettura della Bibbia fatta da cattolici ed ebrei; il rinnovato dialogo con gli ortodossi russi come il rettore dell’Università San Tichon. Ma può una testimonianza personale uscire dallo spazio del privato e avere una valenza pubblica?

Antonio Polito, commentando l’intervento di Giorgio Napolitano, ha detto: “Credo che il concetto cristiano della centralità dell’uomo sia comune a molti umanesimi; è al centro dell’impegno e del lavoro di Comunione e liberazione, ed è senz’altro una convinzione che una persona laica come Napolitano, che ha come mestiere quello di unire la nazione e di spingerla al cambiamento, condivide pienamente”. Come ha ricordato la mostra sull’Europa, l’esperienza personale di questa centralità dell’uomo vissuta dai suoi fondatori ha assunto una tale imponenza pubblica da diventare una strada per costruire quella realtà che chiamiamo “Europa”, una strada seguita dai tanti che, anche oggi, vivendo con passione il loro impegno di studio, ricerca e lavoro segnano quella ripresa della coscienza senza cui tale progetto diviene lettera morta. E oggi può essere il motore di una nuova fase segnata non dai professionisti dello sfascio, ma dalla cultura dell’incontro tra persone diverse che possono collaborare non per il gusto dell’inciucio, ma per il desiderio di servire il bene comune in un momento drammatico della nazione, come ha ricordato il premier Letta. Quindi, potere o testimonianza? Invece di perseguire propri improbabili progetti di egemonia politica, la nuova stagione che il Meeting ci suggerisce è quella di seguire l’invito di papa Francesco: andare incontro a tutti senza aspettare che siano gli altri a cercarci.

 

Giorgio Vittadini, Presidente Fondazione per la Sussidiarietà

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