IL CASO/ Napoli, chi spara agli immigrati non ha gli “alibi” della camorra

- Alfonso Ruffo

A Napoli, tra Forcella e il Duomo, un gruppo di giovani ha sparato a gente di colore senza alcun motivo apparente. È già la seconda volta. ALFONSO RUFFO, direttore de Il Denaro

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Napoli (Infophoto)

Seria, la questione è seria. Gambizzare una persona di colore e sparare a un’altra, mancandola, nel pieno centro di Napoli e nel giro di pochi giorni non è certo una notizia incoraggiante. Ma neanche da incoraggiare dandole più notorietà di quello che merita fino al punto da farla diventare degna di emulazione.

Se di teste calde si tratta, di giovinastri annoiati che giocano nel buio della notte al tiro all’immigrato senza altra ragione che procurarsi un divertimento estremo, allora qualche farabutto della stessa risma, ingolosito dal fragore mediatico, può decidere di fare lo stesso per togliersi lo sfizio o dimostrare di non essere da meno.

La madre degli imbecilli, come si sa, è sempre incinta. E d’imbecilli patentati deve trattarsi a prescindere che si sia di fronte a un fenomeno seriale o a casi isolati anche se accostabili. La camorra non aggredisce per il gusto di farlo. Di norma ha una ragione ben precisa e non ama certo richiamare l’attenzione con bravate come queste.

A meno che, ma saranno le indagini a dirlo, dietro i colpi fumanti non ci sia qualcos’altro rispetto a quanto finora emerso. Allora il gesto oggi attribuito alla noia di qualche bravo potrebbe avere il significato di un avvertimento. Ma a chi? E per cosa? I bersagli umani non danno per il momento alcuna informazione.

Certo, tutta la storia assume un colore speciale perché ambientata a Napoli: nell’immaginario collettivo il set ideale per azioni violente e, perché no?, anche stravaganti. Quello che in altri contesti è raccontato in un trafiletto sotto un titolo spento, nella città di Eduardo e Totò diventa commedia o tragedia da dipingere a tinte forti.

Eppure le più recenti indagini dimostrano che per volume di reati la palma spetta a Milano seguita da Roma. Milano, Roma e Bologna primeggiano anche nella classifica dei crimini per popolazione. Genova, è una curiosità, vince per quantità di scippi e Bologna per i furti negli esercizi commerciali.

E Napoli? È imbattibile nelle truffe, nelle frodi e nelle estorsioni – cattiveria e fantasia – tutte nobili attività che minano alla radice il mondo degli affari contribuendo a fiaccare la fiducia negli operatori, a indebolire il sistema delle imprese, a deprimere il tenore dell’economia che infatti è tra le più malmesse del Paese.

I morti ammazzati sono sempre troppi, circa sessanta l’anno nell’ultimo periodo sugli oltre cento riguardanti la Campania. Qui l’invadenza criminale spiega quasi tutto. Regolamenti di conti, guerre per bande e volontà di controllo su uomini e risorse sfociano spesso nella distruzione fisica dell’avversario o presunto tale.

C’è chi sostiene che anche la demografia abbia il suo ruolo. Napoli è di gran lunga la città più densamente popolata d’Italia e così anche la sua provincia, la più piccola della regione ma con i tre quinti degli abitanti che si pestano i piedi anche quando non vorrebbero a causa di uno sviluppo urbanistico caotico e asfittico.

Insomma, come i topi di laboratorio che da pacifici diventano aggressivi all’aumentare degli esemplari nello stesso spazio vitale, anche i napoletani resterebbero negativamente influenzati dalla poca aria che riescono a respirare individuando nel prossimo sempre e comunque un possibile nemico.

Il riassetto del territorio diventa una priorità non rinviabile e chissà che dopo tanti tentativi andati falliti la prossima riforma amministrativa che impone l’adozione della città metropolitana non sia l’occasione per fare un po’ di quella pulizia che dalle cose avrebbe tanto bisogno di trasferirsi agli uomini.

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